Tuttinsieme. Commento di S. Oliva

 

 

Tuttinsieme. Regia di Marco Simon Puccioni

Commento di Silva Oliva

 

Il film Tuttinsieme del regista Marco Puccioni rappresenta la seconda tappa di un progetto iniziato nel 2012 con il film-documentario Prima di tutto dello stesso regista.

In entrambi questi filmati, Puccioni è il regista, il protagonista e il padre genetico dei bambini che ha avuto con il compagno e produttore del film, Giampiero Preziosa, tramite la pratica, legale e regolamentata da apposite norme, della “gestazione per altri” (Surrogacy, GPA), vigente in California per la quale viene prevista una donatrice di ovuli e una portatrice della gravidanza, Amanda e Cynthia. In Prima di tutto viene descritto il percorso che ha portato alla nascita dei gemelli Denis e David, la formazione della famiglia con i due padri e i bambini, la conoscenza  e l’inizio della relazione di amicizia con  le famiglie di Amanda e Cynthia, entrambe sposate e con figli propri, e infine il ritorno in Italia con le scene quotidiane dei  primi anni di vita dei bambini e della famiglia.

Nel secondo filmato, Tuttinsieme, i bambini sono cresciuti, frequentano la scuola e si confrontano con le domande poste dal contesto sociale. Anche per i due padri qualcosa è cambiato: Marco e Giampietro celebrano la loro unione civile, dopo l’approvazione della legge dell’onorevole Cirinnà, con una grande festa alla quale partecipano, oltre alle rispettive famiglie d’origine e agli amici, anche le famiglie americane di Amanda e Cynthia.

Il filmato si dipana davanti ai nostri occhi come seguendo due filoni che talvolta si intrecciano e si sovrappongono. Da un lato mostra scene della vita quotidiana e intima della famiglia, le festose riunioni con i parenti, i giochi dei bambini con i coetanei, i viaggi, lo stare insieme con le famiglie di Amanda (dona) e Cynthia (dede). L’allegria e l’affetto che circolano nelle situazioni sono molto comunicativi e rispondono all’intento del regista di mostrare una situazione familiare serena e asserire che l’essenza della genitorialità, a prescindere da orientamento sessuale, leggi, fedi politiche o religiose, è l’amore, che l’amore genitoriale è qualitativamente materno e paterno ed è indipendente dal genere di chi lo esercita. Contemporaneamente il regista vuole affrontare e sfatare dei pregiudizi nei confronti di questi nuovi tipi di famiglie, sembra che dica: Guardateci, conosceteci! Non giudicate in astratto!

Tuttinsieme ci parla anche di cosa comporta essere una famiglia omogenitoriale nella società odierna. L’avvicinamento più affettuoso e spontaneo delle famiglie d’origine dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili, la risposta di uno dei bambini alle domande sulla madre, “Mia mamma è morta”, colpiscono il padre Marco e inducono, in lui come in noi, delle riflessioni.

La legge Cirinnà, che legittima a livello sociale le unioni civili omosessuali, sembra anche aver legittimato l’espressione aperta degli affetti genitoriali verso dei figli, Marco e Giampietro, che hanno fatto delle scelte così poco consuete come desiderare e avere dei figli pur essendo una coppia omosessuale. É come se avesse consentito ai genitori dei due padri non solo di accettare, e magari anche difendere, le scelte così anticonvenzionali dei figli, ma anche di sentirsi internamente “nonni” di Denis e David. A questo proposito il regista esprime il rammarico nei confronti di una legge che non consente l’adozione dei bambini da parte del padre non genetico della coppia. La risposta incongrua del bambino alle domande sulla madre, suscita nel padre Marco il dubbio doloroso se sia legittimo confrontare il figlio con la realtà delle sue origini che non potrà capire nella sostanza ancora per vari anni e se sia giusto esporlo ad un contesto che non conosce queste situazioni, forse non le comprende e può essere potenzialmente ostile. A questo proposito, i due padri affrontano la situazione con un dialogo franco e continuo con i figli riguardante le reazioni del contesto sociale nei confronti della loro origine: in effetti può non essere facile rapportarsi a situazioni così nuove e, fino a pochi anni fa, impensabili.

Sebbene gli esseri umani da secoli abbiano iniziato a tagliare i legami con l’ambito naturale della loro specie, gli sviluppi attuali della pratica medica testimoniano tutto ciò, la pratica della “gravidanza per altri” cancella di fatto l’esistenza della figura e del ruolo della madre. La relazione madre-figlio/a è la relazione più antica che conosce l’umanità; sul legame evidente di carne, di sangue e di potenza emozionale che l’accompagna, sull’amore materno-filiale è stata universalmente creata una cultura trasmessa per generazioni attraverso la mitologia, la religione, la letteratura, l’arte, la musica…. che differenzia l’identità del neonato umano dal cucciolo del mammifero animale che pure riconosce la madre. É difficile accettare queste nuove realtà ed è indubbio che la creazione di una famiglia con due padri produce più resistenza emotiva rispetto ad una famiglia con due madri. È possibile quindi che questo film possa suscitare turbamento e malessere in taluni spettatori.

Sempre nell’intento di affrontare eventuali pregiudizi, nel filmato non manca qualche accenno lievemente polemico nei confronti di chi giudica e liquida affrettatamente le motivazioni delle donne che hanno contribuito alla nascita dei bambini solo perché non riesce a comprendere il loro intento: forse davanti a ciò che non comprendiamo dobbiamo sospendere il giudizio. Non ci sono ancora nomi per queste situazioni e relazioni nuove: “Dobbiamo trovare dei nomi per “dede” e “dona”, non possiamo continuare a chiamarle “zie”!, dice il regista al figlio. “No, No, zie va bene!, è  la risposta. “Ma mica sono zie”! “E se non va bene zie, allora le chiamiamo super-zie”, grida il bambino. “Zia” è un nome che indica un legame genetico, ma è anche il termine affettuoso con cui si chiamano le persone care che frequentano la famiglia, che vogliono bene ai bambini e sono contraccambiate. Se cambiano i nomi, sparirà l’affetto? Il bambino a quell’affetto non ci vuole rinunciare, è importante per lui.

Questi accenni al rapporto tra la legge normativa e la realtà degli affetti che circolano nelle relazioni umane sono certamente aderenti allo spirito del regista che da anni lavora in difesa dei diritti civili in genere e, in particolare, di quelli delle Famiglie-Arcobaleno, ma potrebbero apparire a taluni un po’ tediosi. Personalmente ho trovato importante e interessante questo allargamento del discorso filmico che mi ha permesso di godere dei giochi, delle risate, della vitalità dei bambini, della circolazione di affetti, ma anche di volgere lo sguardo e il pensiero verso orizzonti più ampi che si aprono alla realtà della molteplicità, della diversità e anche della novità delle relazioni tra gli esseri umani.

 

04/05/2021

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