Rapunzel. Commento di Silvia Cimino 24-04-2012

Rapunzel- L’intreccio della torre

 

Commento di Silvia Cimino


Un film di animazione della Disney uscito in Italia nel 2010, è tratto dal racconto dei fratelli Grimm del 1815 del quale esistono diverse versioni nella letteratura fiabesca. Elemento comune e nucleo costitutivo delle varie versioni, è la storia di una donna che, in attesa di una figlia, prova un grande desiderio per un ortaggi: un raperonzolo, da cui il titolo della favola dei fratelli Grimm (prezzemolo, in testi più antichi), che ruberà dal giardino di una strega la quale le chiederà in cambio la bambina appena nata. La strega chiuderà la bambina in una torre impedendole di uscire. Sarà l’incursione di un giovane a permettere alla ragazza, ormai adolescente, di allontanarsi dalla strega e di trovare, con i suoi veri genitori, il suo destino di giovane donna. Il cartone animato, ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm, ma dalla quale si distacca in più punti significativi, inizia con il racconto di un fiore luminoso dai poteri magici, trovato da una donna, Madre Gothel, la quale scopre la magica la capacità del fiore di far restare giovani le persone e di curarne le ferite. E’ interessante evidenziare come nel cartone animato Madre Gothel non sia una strega come nelle varie versioni della fiaba, ma una donna senza poteri magici che ha bisogno del fiore per non invecchiare. La storia prosegue narrando come molti anni dopo una regina in attesa di una figlia si ammala gravemente e, solo grazie ai poteri del fiore magico, guarisce e dà alla luce Rapunzel. Madre Gothel, resasi conto che la magia del fiore si era trasferita nei capelli della piccola, la rapisce e la chiude nella sua torre. Rapunzel, nel corso dei diciotto anni che passa nella torre, accudita da Madre Gothel, si accorge che ad ogni suo compleanno migliaia di lanterne, accese dai genitori in suo ricordo, si alzano nel cielo e desidera uscire per poterle vedere da vicino. A questo punto della storia un giovane ladro si intrufola nella torre e Rapunzel, dopo un iniziale spavento, gli chiede aiuto per poter uscire. Nel corso delle varie avventure in cui Rapunzel inizia a scoprire le bellezze del mondo, i giovani stringono un legame sempre più complice e tenero. Madre Gothel, che segue la ragazza aspettando il momento propizio per intervenire, tende una trappola a Rapunzel facendole credere che il ragazzo non la ama. In lacrime, Rapunzel fa ritorno alla torre ed improvvisamente si ricorda delle sue origini e decide di affrontare Madre Gothel che pugnala a morte il giovane. Rapunzel supplica Madre Gothel di permetterle di curare il giovane con i suoi capelli magici, promettendole di restare con lei per sempre. Madre Gothel acconsente; il ragazzo però non vuole accettare che la ragazza perda la libertà ed in un gesto estremo le taglia definitivamente i capelli che perdono la loro magia. Madre Gothel inizia così ad invecchiare e precipita dalla torre disintegrandosi. Addolorata dalla perdita dell’amato, grazie ad una lacrima che scatena la stessa magia che prima era nei suoi capelli, Rapunzel ridarà la vita al ragazzo e potrà fare ritorno dai suoi veri genitori. Questa favola può essere letta come una metafora dei processi di separazione propri della fase evolutiva dell’adolescenza. Il cartone animato affronta questa tematica dal punto di vista della relazione tra una madre e una figlia femmina, anche se la separazione e il distacco da figure genitoriali inglobanti e protettive allo stesso tempo, è un argomento che riguarda gli adolescenti di entrambi i sessi. Bettelheim, nel testo “Il mondo incantato”, parlando di questa fiaba, aveva osservato che un bambino maschio l’aveva trovata così interessante, tanto da immedesimarsi nel personaggio di Rapunzel, proprio perché questa storia anticipa tematiche universali che si collegano all’avvento della pubertà. Il rapporto tra Rapunzel e Madre Gothel rimanda al tema della madre simbiotica che non permette l’acquisizione dell’indipendenza. E’ interessante sottolineare come, nella grafica del film di animazione, la figura di Madre Gothel abbia diversi elementi che fanno pensare alla forma di un ragno, immagine che richiama le sculture di Louise Bourgeois: enormi ragni definiti “Maman” che rimandano ad un legame madre-figlia difficile da risolvere. Madre Gothel è una madre-ragno che tiene la ragazza con sé perché ha bisogno dei suoi capelli magici per non invecchiare e la trattiene spaventandola. Gothel, la madre-strega, descrive a Rapunzel il mondo fuori dalla torre come qualcosa di mostruoso dal quale lei vuole solo proteggerla per evitarle angosce e delusioni, facendo così leva sulle sue paure del diverso, del non-conosciuto: metafora del turbamento che nell’adolescente suscita il suo corpo che cambia e che si apre ad emozioni sconosciute. Possiamo parlare di una madre simbiotica, che cresce la figlia ai fini di tenerla dipendente e perciò la nutre di ciò che serve al mantenimento della reciproca dipendenza. Se Madre Gothel trattiene la figlia con la motivazione di “farlo per il suo bene”, anche Rapunzel teme di allontanarsi per non far dispiacere alla madre. La ragazza è quindi divisa tra il suo desiderio di andare verso l’ignoto e il timore che la madre-strega abbia ragione e che le succederanno proprio le cose tremende di cui le aveva parlato: l’incontro con assassini e rapitori, eco interiore delle paure della ragazza stessa che sono proprie della fase adolescenziale e dell’avvento della sessualità. In questa relazione duale viene negata l’entrata di un terzo, che permette l’accesso ai bisogni di individuazione e di socializzazione della figlia adolescente. Infatti, nel film di animazione, quando il giovane ladro entra nella torre, la ragazza si spaventa e gli domanda “chi sei? cosa sei?”. Il ragazzo svolge una funzione di terzo che rompe la relazione duale tra la ragazza e la madre-strega, e consentirà a Rapunzel di intraprendere un viaggio verso un mondo sconosciuto alla ricerca della sua identità. Nel cartone animato il giovane taglierà i capelli a Rapunzel, liberandola simbolicamente dalla madre-strega. I capelli tagliati, che rimandano al tema della castrazione, si collegano alla necessità di sacrificare qualcosa e recidere il legame con l’infanzia e con la propria madre per poter affrontare il rapporto con la sessualità e l’incontro con l’altro. E’ interessante osservare come, in alcune versioni della favola, Rapunzel darà alla luce due gemelli: questa nascita rimanda nuovamente al tema del doppio e alle difficoltà di separazione. Il cartone animato della Walt Disney sembra illustrare bene le spinte contraddittorie degli adolescenti, che desiderano sentirsi rassicurati e protetti dalla madre dell’infanzia, ma tendono anche a volersene distaccare. E se la madre non permette questa continua oscillazione tra allontanamento e riavvicinamento, che possiamo definire come una seconda fase di separazione-individuazione, si trasforma in una strega che tiene il figlio (sia femmina sia maschio) legato a se presentandogli il mondo come pericoloso e diventando lei stessa l’unico possibile rifugio sicuro che impedisce la crescita e l’acquisizione di un Sé più adulto ed integrato.

24/04/2012

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