Mio fratello rincorre i dinosauri. Commento di L. Cavicchio

 

Mio fratello rincorre i dinosauri. Regia di Stefano Cipani (2019)

Commento di Luana Cavicchio

 

Mio fratello rincorre i dinosauri è un film del 2019, diretto da Stefano Cipani e tratto dall’omonimo libro autobiografico di Giacomo Mazzariol. Quest’ultimo si pone l’intento non semplice di parlare del tema della disabilità, per la precisione della Sindrome di Down, e lo fa in maniera chiara e autentica attraverso il racconto della propria esperienza di fratello di un bambino “speciale”.

Anche nel film sono la leggerezza e l’ironia che permettono ad un messaggio così delicato di arrivare direttamente e con sensibilità al cuore dello spettatore. Fin da subito, ci si immerge nella storia della famiglia Mazzariol vista attraverso gli occhi di Jack, l’ultimo di tre figli e l’unico maschio. È con lui che condividiamo all’inizio della pellicola l’immensa gioia per l’annuncio dell’arrivo di un fratellino, un maschio proprio come lui. Alla sua nascita, Jack scoprirà che Giò possiede un cromosoma in più che lo renderà, ai suoi occhi, un vero super eroe.

La relazione di Jack e Giò si sviluppa nel corso degli anni attraversando l’infanzia e l’adolescenza. Jack ha cinque anni quando nasce suo fratello, cerca di comprendere in cosa consiste il suo essere “speciale”, è così che lo definiscono i genitori dopo essere venuti a conoscenza della diagnosi; dal giorno del suo arrivo a casa lo scruta, ricerca i poteri che possiede, cerca di interpretare i segnali che manda e presto si rende conto che quel fratello speciale ha il misterioso potere di dar vita alle cose, lo comprende quando il padre utilizza un dinosauro di peluche, da cui Giò non si stacca mai, per interpretare ciò che suo figlio ancora non sa esprimere, come ad esempio il bisogno di andare in bagno. Man mano che crescono, i due fratelli diventano inseparabili, Jack è fiero di Giò, grazie a lui è come se vivesse costantemente all’interno di un’avventura; ogni sua vittoria sembra essere anche la propria, atteggiamento che fa pensare a quello che Kaes (2008) chiama “fratria magica”, ossia quel movimento che porta verso l’unità, il desiderio di costruire un tutt’uno forte e onnipotente, un “essere Uno”. Desiderio che, però, si infrange bruscamente quando l’impatto con la realtà della patologia di Giò rompe l’atmosfera magica che si respira nella prima parte del film per lasciare spazio al sentimento di delusione e rabbia. Jack si sente ingannato, è ferito dalle bugie dei suoi genitori, i quali a questo punto vivono un secondo grande dolore, comprendono che da quel momento in poi non saranno più i soli a soffrire a causa di quel cromosoma in più.

La rabbia di Jack è potente e ha il suono delle bacchette della sua batteria: è così che diventa adolescente e, mentre cerca la sua identità, la presenza di Giò diventa ora intollerabile. Desidera allontanarsi da casa andando a studiare in un liceo di città, fuori dal paesino in cui vive e l’incontro con il primo amore, Arianna, ragazza libera e piena di ideali, gli dà la spinta per farlo. Jack adesso vuole davvero chiudere con quella parte di sé più fragile, rappresentata dal fratello, per il quale adesso prova vergogna, così finge che non esiste più e ai suoi nuovi amici comunica addirittura che è morto. Questo, però, nel liceo giungla, non lo salva dal confronto con gli altri, con quelli fighi di città.

Conosce Scar, prepotente, ignaro delle regole, molto diverso dal suo migliore amico Vitto con il quale è cresciuto. Jack si sente inadeguato ad entrare in quel mondo, ma è la musica a salvarlo ancora una volta. È la batteria, regalatagli dalla zia Dolores in quel difficile momento dell’infanzia, che gli permette di entrare a far parte del gruppo musicale di Scar; ora, però, deve imparare a suonare senza avere una scaletta, ma iniziando a sentire la musica. Jack a casa si allena con Giò, il quale presto si rivelerà essere il miglior maestro che avrebbe potuto desiderare perché lui suona senza spartito da quando è nato, così improvvisamente riesce, di nuovo, a  riscoprire la “musica” di suo fratello che per molto tempo aveva terminato di ascoltare. Giò è fiero della band segreta messa su con il fratello, talmente tanto che desidera mostrare al mondo intero i loro video e per farlo crea, grazie all’aiuto di Vitto, un canale YouTube. Ma Jack nel suo nuovo mondo non ha più un fratello, così cancella tutti i video in rete e incolpa dello spregevole gesto un gruppo di neonazisti. E quando crede di avercela fatta è proprio Arianna, insieme al collettivo scolastico, che lo conducono a manifestare contro quei terribili nazisti. Le note de “La Cura” di Battiato lo accompagnano durante il viaggio verso la lotta a quei demoni interni così spietati che non accettano e non riconoscono la diversità, la vulnerabilità.

Iniziano ad emergere i ricordi, quelli teneri, di condivisione con suo fratello, quelli che aprono la strada al senso di colpa e al desiderio di riparare il danno commesso. Jack, infatti, è a questo punto che si assume la responsabilità del gesto compiuto e riconosce suo fratello davanti agli altri. Ma il prezzo da pagare è alto, viene allontanato da tutti, tranne che da Giò, il quale continua autenticamente a sostenerlo, a stargli vicino nonostante il rifiuto, mentre il fratello si sente cattivo, bugiardo e preda di insopportabili sensi di colpa. Continuano ad essere presenti anche i genitori che, seppur arrabbiati per il gesto commesso da Jack, lo aiuteranno nel complesso compito dell’integrazione dei vari aspetti di sé, lo faranno nel loro posto delle comunicazioni importanti, cioè il parcheggio di un supermercato, proprio lì dove hanno dato l’annuncio dell’arrivo di Giò, e dove loro, ancora adolescenti, si sono incontrati per la prima volta. È un luogo che sta, quindi, a delineare uno spazio fisico ed emozionale in cui si incontra l’altro e se stessi, dove, a questo punto, dopo una pioggia battente, proprio come il suono delle bacchette, Jack riesce a lasciarsi andare ad un pianto liberatorio e a riconoscere e a verbalizzare la paura che da sempre sente per la malattia di Giò, per la morte di suo fratello. Una paura così grande che per non essere ascoltata ha avuto bisogno di mascherarsi di tanta rabbia.

Sicuramente non è un caso che la serenità della riconciliazione si esprima nel finale del film proprio attraverso la celebrazione del carnevale, dove tutti rappresentano qualcun altro e ci si trova, da spettatori, a riflettere su chi siamo noi davanti alla diversità di Giò. Le risposte probabilmente non saranno chiare, sicuramente mai sempre uguali perché colorate dai più disparati vissuti; questo il Jack bambino e adolescente ce lo mostrano bene ed è grazie a loro che il Mazzariol, ormai adulto, con le sue parole ci offre non solo un importante insegnamento, ma ci fa anche un grande augurio, carico di speranza: “Dentro ogni persona c’è un mondo unico. Non guardate gli altri soltanto con i vostri occhi. Siate autentici, siate spontanei. Restate semplici, restate veri.”.

27/04/2020

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