La saga cinematografica di Harry Potter. Commento di Valentina Giammaria (06/02/2016)

La saga cinematografica di Harry Potter


Commento di Valentina Giammaria

Sulla saga letteraria di Harry Potter, scaturita dalla fervida immaginazione della scrittrice inglese J.K. Rowling, è stato detto molto. Si tratta di un fenomeno letterario senza paragoni, che grazie alla trasposizione cinematografica ha raggiunto livelli di notorietà incredibili. Sette libri trasformati in ben otto film fantasy che hanno catturato l’attenzione di intere generazioni (Harry Potter e la Pietra filosofale (2001); Harry Potter e la Camera dei Segreti (2002); Harry Potter ed il prigioniero di Azkaban (2004); Harry Potter e il Calice di Fuoco (2005); Harry Potter e l’Ordine della Fenice (2007); Harry Potter e il Principe Mezzosangue (2009); Harry Potter e i Doni della morte I (2010) e II (2011).

 

Il racconto, ambientato nell’Inghilterra degli anni ’90, narra la storia del ragazzino Harry che dopo undici anni di angherie subìte a casa degli zii scopre di essere un mago. I suoi genitori non sono morti in un incidente stradale come gli è stato raccontato, ma hanno dato la vita per proteggerlo dall’attacco del Signore Oscuro, il Mago Voldermort. Harry è sopravvissuto alla maledizione mortale scagliata dal Signore Oscuro che si è ritorta contro lo stesso privandolo dei suoi poteri. Sulla fronte del bambino, invece, rimane una traccia indelebile del terribile attacco: una cicatrice a forma di saetta. A seguito dell’accaduto, il piccolo è affidato agli zii Dursley, nati “babbani” (nel mondo magico: coloro senza poteri): una non-famiglia costretta ad accogliere il figlio degli strambi Lily e James Potter.

 

Nel giorno del suo undicesimo compleanno, una lettera rivela che a breve avrà inizio la sua istruzione alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Così Harry piomba di colpo in un mondo a lui sconosciuto, ma in cui tutti sanno chi è: il bambino sopravvissuto. Una fama che ben presto peserà sulle sue spalle come un fardello legato a dolore e perdita.

 

A scuola incontra amici fedeli: i coetanei Hermione Granger e Ron Weasley. Riscopre un mondo adulto di cui si può aver fiducia: figura emblematica è il saggio preside Albus Silente. Non mancano grandi antagonisti come Draco Malfoy, discendente di uno dei più famosi Mangiamorte (discepoli di Voldemort) e il professore di Pozioni Severus Piton, figura ambigua che ricoprirà un ruolo essenziale nel corso della storia.

 

Per Harry sembra finalmente essere arrivato un periodo di serenità, ma ben presto scopre che il Signore Oscuro sta cercando un modo per tornare in forze ed ucciderlo. Il quarto anno segna il ritorno di Voldemort e si scopre la ragione dell’ossessione del mago per Harry: una profezia indica il ragazzo come suo unico potenziale distruttore. Molti i caduti, nel corso degli scontri con i Mangiamorte; Harry si trova di nuovo a dover far fronte a grandi perdite. Silente gli rivela il modo usato dal Signore Oscuro per raggiungere l’immortalità: attraverso una azione malvagia e un complesso incantesimo di magia oscura ha diviso la sua anima in sette parti e posto i frammenti in oggetti di uso comune (Horcrux), in modo da poterne recuperare uno se una sua parte muore. Gli oggetti vanno trovati e distrutti, ma la situazione precipita rapidamente: Hogwarts è attaccata dai Mangiamorte, Severus Piton uccide Silente e si autoproclama preside, ancora un’altra immensa perdita,. Ma Silente ha lasciato ad Harry il compito di finire quello che lui ha ha iniziato: distruggere gli Horcrux. Sei di essi vengono distrutti, ma l’ultimo rimasto è il serpente Nagini, fedele compagno del Signore Oscuro. Il ragazzo raggiunge il nascondiglio del mago e lo spia mentre uccide il fidato servitore Severus Piton, certo di diventare in tal modo possessore della potentissima Bacchetta di Sambuco, appartenuta a Silente e conquistata da Piton alla sua morte. Prima di morire Silente consegna a Harry i ricordi della sua vita tramite una lacrima. Harry scopre così l’amore dell’insegnante per sua madre Lily e la promessa fattale di difenderlo come pegno del suo amore per lei, fingendo di essere ancora alleato di Voldemort, il Signore Oscuro. In quella terribile notte, Lily protesse con il suo corpo Harry facendo rimbalzare la maledizione contro il mago; in quel momento, un frammento dell'anima di Voldemort si staccò e si agganciò alla sola cosa vivente in quella stanza, Harry. Giacché una parte di Voldemort vive dentro di lui, Harry stesso è un Horcrux e quindi, per poterlo sconfiggere, lui stesso deve morire. A questo punto Harry, sicuro di dover morire, si consegna a Voldermort che gli scaglia contro l’Avada Kedavra (maledizione mortale), ma il ragazzo si risveglia in un limbo dove viene accolto da Silente. Il Preside gli spiega che lui era l'Horcrux creatosi senza il volere di Voldemort, per cui il debole legame con l’anima del Mago Oscuro si è spezzato separando l'anima di Harry da quella dello stregone: l'Avada Kedavra ha distrutto solo il frammento di anima che legava entrambi. Harry decide di tornare nel mondo dei vivi e uccidere Voldemort, ormai debolissimo, che tuttavia avanza verso Hogwarts. Fra i combattenti Neville, studente della scuola, riesce ad uccidere il serpente Nagini rendendo il Signore Oscuro definitivamente mortale. I due rivali arrivano così al duello finale. Nel cortile in pezzi del castello, Harry scaglia il suo incantesimo. Privo di tutti i suoi Horcrux, il Mago Oscuro rimane inerme quando la Bacchetta di Sambuco si rivolta nuovamente nelle sue mani, lasciandosi sopraffare dall'incantesimo di Harry. La maledizione gli si ritorce contro, proprio come diciassette anni prima, e lo annienta definitivamente.

 

La saga si chiude con un epilogo ambientato diciannove anni dopo la vicenda narrata: i figli di Harry e Ginny (sorella di Ron) e i figli di Ron e Hermione prendono posto nell’express per Hogwarts. Quando il secondo dei suoi figli rivela a Harry il timore di finire nella casata di Serpeverde (culla dei maghi oscuri), lui gli risponde così: "Albus Severus Potter, tu porti il nome di due presidi di Hogwarts. Uno di loro era un Serpeverde (Piton) e probabilmente l'uomo più coraggioso che io abbia mai conosciuto".

 

 

 

Ci si può domandare perché questa saga abbia catalizzato l’attenzione di così tanti ragazzini in 10 anni dalla sua prima apparizione. B. Bettelheim nell’introduzione al suo libro “Il mondo incantato” (1975) afferma:

 

“Affinchè una storia riesca realmente a catturare l’attenzione del bambino deve divertirlo e suscitare la sua curiosità. Ma per poter arricchire la sua vita, deve stimolare la sua immaginazione ed il suo intelletto. Deve chiarire le sue emozioni, armonizzarsi con le sue ansie ed aspirazioni, riconoscere appieno le sue difficoltà senza sminuirle, nel contempo suggerire soluzioni ai problemi che lo turbano e promuovere la fiducia in sé stesso e nel futuro”.

 

La trama messa appunto dalla Rowling sembra toccare tutti i punti sottolineati da Bettelheim. Nel tempo narrato dalla saga, i protagonisti diventano grandi e si rivolgono al mondo dei coetanei. Harry è un ragazzino normale che si ritrova coinvolto, suo malgrado, in una serie di circostanze che prenderanno più volte una piega non piacevole. Un ragazzino di undici anni che, alle soglie della pubertà, scopre in sé poteri magici che all’inizio lo turbano e lo fanno sentire estraneo a se stesso ed al mondo circostante. I poteri magici rappresentano i sentimenti relativi al senso di estraneità e le difficoltà a gestire affetti e spinte pulsionali, vissuti tipici di un ragazzo all’inizio della pubertà. In questo periodo della vita tali impulsi, silenti in latenza, riaffiorano dal profondo con rinnovata forza e si accompagnano alla sensazione di essere portatore di qualcosa di diverso e perturbante.

 

Il cammino di Harry Potter è un percorso di crescita fisica e psichica attuata attraverso il riconoscimento e l’accettazione di questo essere diverso, di non essere più un bambino.
Percorso tortuoso fatto di ripensamenti, dubbi e angosce, ma che permette al protagonista di gestire un po’ alla volta queste sue nuove capacità. Un grosso aiuto viene dall’amicizia dei compagni; il gruppo dei coetanei diventa sempre più un mondo indipendente e con valenze diverse rispetto al mondo degli adulti di cui parallelamente viene anche valorizzata l’autorevolezza. Si pensi a Silente, uomo saggio, cui affidarsi nel momento del bisogno, ma anche alla famiglia dell’amico Ron che accoglie Harry come un figlio e permette al ragazzo di sperimentare la sensazione di una famiglia accogliente e contenente. Gli spettatori, insieme ai protagonisti della storia hanno avuto il primo contatto autonomo con il mondo degli adulti, le prime esperienze sentimentali e hanno subìto i primi tradimenti di amicizia. Crescendo, hanno visto gli adulti diventare, in prospettiva, meno grandi e lontani: hanno cominciato a comprendere i loro problemi e hanno potuto aiutarli a risolverli, talvolta in modo decisivo. Ne hanno conosciuto le debolezze, sono venuti a patti con esse e le hanno accettate. Non più figure idealizzate, ma uomini capaci e al tempo stesso visti nella loro realtà umana e in questo senso è emblematica la figura del preside Silente come possibilità di una identificazione realistica. Interessante come nella saga molto ruoti intorno alla scuola; la Rowling, con grande maestria, riesce ad unire le caratteristiche del genere fantasy e la realtà che ogni adolescente vive quotidianamente. Molte delle vicende si svolgono ad Hogwarts: ci sono i bulli e le vittime, i lecchini e quelli perennemente in ultima fila, le liti tra professori, i pupilli di ognuno di loro e ciò che è più perturbante per un adolescente: la mancanza di fiducia, il non essere creduto dagli adulti. Harry a gran voce avverte che Voldemort è tornato, ma pochi lo ascoltano e gli credono. In questo passaggio di crescita, fantasmi anali, uretrali ed orali si fondono con fantasmi fallico-edipici, riattualizzandosi.. Molti dettagli minori nella saga, sembrano richiamare simbolicamente desideri e fantasie regressive sotto forma di giochi e “scherzetti” come la descrizione minuziosa di pasti a base di caramelle ed altri dolciumi, la comparsa di magie puzzolenti e delle caramelle “mille più un gusto” (compreso il gusto vomito): piaceri orali ed anali vissuti liberamente dai protagonisti; un’acuta descrizione metaforica del mondo interno e dei suoi conflitti in preadolescenza e in adolescenza che permette ai giovani spettatori di identificarsi con i maghetti.

 

Merita un approfondimento anche la vicenda degli Horcrux: le azioni malvagie spezzano letteralmente l’anima di chi le compie. Voldemort, che odiava profondamente suo padre e le sue discendenze babbane, ammira la razza purosangue dei maghi mentre detesta quella mezzosangue della quale fa parte; per cercare di raggiungere l’immortalità, mette in atto un escamotage che in realtà lo indebolisce terribilmente: divide la sua anima in parti che deposita in sette oggetti (Horcruz) che poi sarà costretto a controllare in quanto contengono parti scisse de sé di cui comunque non può fare a meno. Harry, a sua volta, dovrà ritrovare tutti gli Horcrux e distruggerli, fino alla stupefacente scoperta finale: uno degli Horcrux è Harry stesso, è una parte di Harry, che per sconfiggere il male (le forze malvage) deve essere disposto anche a morire, ossia, sul piano simbolico, deve essere disposto a sconfiggere il male all’interno di se stesso.

06/02/2016

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