L'attimo fuggente. Commento di Anna Vantaggio (16.06.2016)

 

L’attimo fuggente.

Commento di Anna Vantaggio

 

Neal, Todd, Charlie, Knox, Richard, Steven, Gerard, il professor Keating: un gruppo di giovani studenti ed il loro insegnante sono i protagonisti del film L’attimo fuggente (tit. orig. Dead Poets Society), ormai un classico del cinema diretto da Peter Weir nel 1989. Un film poeticamente drammatico che racconta le difficoltà degli allievi, ma anche dei maestri, di ricercare la propria “voce”, come lo spettatore sentirà dire dallo stesso Mr Keating durante una sua lezione. Un film sul coraggio di “pensare i propri pensieri”, parafrasando Bion.

 

Siamo nel 1959 presso la prestigiosa Welton Academy, rinomato collegio maschile che forma la futura classe dirigente degli Stati Uniti d’America. All’inizio del film, i ragazzi sono alle prese con i preparativi della cerimonia di avvio del nuovo anno scolastico: tra i rituali e i pianti non accolti degli studenti più piccoli, fanno la conoscenza del nuovo insegnante di letteratura, il professor Keating, ex studente di quella stessa scuola.

 

L’incontro è da subito contrassegnato da un modo diverso di concepire lo studio. Durante la prima lezione, il professore invita gli allievi ad uscire dalla classe. Con la lettura di alcuni celebri versi di Orazio insinua in loro un dubbio carico di inquietudine e vitalità: “Oh vergine, cogli l’attimo che fugge. Cogli la rosa quand’è il momento, che il tempo, lo sai, vola. E lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà”; come un frizzante vento che soffia da Nord, questi versi sembrano “trafiggere” il mondo interno dei ragazzi, creando una sorta di fessura, metaforicamente un passaggio dal quale loro stessi possono cominciare ad intravvedere esperienze e pensieri nuovi.

 

Gli animi sembrano accendersi e le lezioni di letteratura, fino a quel momento svilite da sterili teorie, sono all’insegna del dialogo, del confronto, dell’appassionato racconto dei poeti e delle loro opere. Il professor Keating è fortemente intenzionato a tirar fuori dagli studenti il loro personale yawp: “E risuona il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo”. Il professore usa i versi di Walt Whitman per aiutare i suoi studenti ad entrare in contatto con il proprio “urlo barbarico”, con la propria voce interiore, rendendoli sempre più partecipi e vitali nel pensare di poter orientare la propria vita, di poter scegliere per se stessi attraverso le proprie idee. “Ecco, quando leggete, dice il professore ai suoi ragazzi, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto!”.

 

Pieni di entusiasmo, Neal, Todd, Charlie, Knox, Richard, Steven, Gerard decidono di ricostituire la Setta dei Poeti Estinti, fondata molti anni prima proprio dal professor Keating, all’epoca giovane e promettente studente. I ragazzi scappano ogni notte dal dormitorio e si incontrano in una grotta: ascoltano musica, leggono poesie, si fanno coraggio nella ricerca della “propria voce” in sintonia con le loro autentiche passioni.

 

Nel frattempo, l’inusuale stile di insegnamento del docente non passa inosservato nell’austera e grigia Welton Academy. Il professor Keating ha un veloce confronto con il collega Mc Allister, il quale mostra un certo disappunto verso l’idea di rendere gli allievi dei liberi pensatori, declamando: “Mostratemi un cuore non contaminato da folli sogni e io vi mostrerò un uomo felice!”. Keating controbatte: “Ma solo nei sogni gli uomini sono davvero felici. È da sempre così e così sarà per sempre!”. Gli amari sorrisi dei due insegnanti accompagnano questa scena carica di un velato sarcasmo che sembra preannunciare un imminente cambio di registro: nonostante l’apparente vitalità della risposta di Mr Keating, il punto di vista del professor Mc Allister sembra insinuare il dubbio nello spettatore, un dubbio che offusca la forza evocativa del messaggio del professor Keating. È proprio vero che si può essere felici solo nei sogni?!

 

Tra i ragazzi, l’entusiasmo è galoppante. Neal, prendendo il coraggio a due mani, decide di voler realizzare il suo sogno di fare l’attore, ottenendo la parte di Puck nella commedia di Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”. Neal può finalmente recitare, ma un doloroso conflitto sembra dilaniarlo: per realizzare il suo sogno dovrà andare contro il volere del padre, il quale ha già deciso per il suo futuro. Quel figlio devoto che ha sempre fatto ciò che il padre si aspettava da lui, ora sente dentro di sé un impellente desiderio, che lo induce ad interrompere il “giuramento di fedeltà” che ha fatto nei riguardi della sua famiglia. Neal sa che dovrebbe affrontare il padre e dirgli la verità, fargli sentire la “propria voce”, ma sente di non riuscire a contrastare l’irremovibile decisione paterna di trasferirlo in un’accademia militare, all’interno della quale studierà per diventare medico. Sovrastato da un profondo senso d’impotenza, quella stessa notte Neal si toglie la vita con la pistola del padre.

 

Lo sgomento per la morte del ragazzo sembra eclissare la forza vitale del Carpe diem, gettando nella disperazione i compagni di Neal ed il professor Keating, ritenuto responsabile del suicidio di Neal, viene allontanato dalla scuola. Profondamente amareggiato, il professore torna in classe a riprendere i suoi effetti personali, ma proprio in quel momento il barbarico yawp sembra riprendere forza. Todd, il compagno di stanza di Neal, sale sul banco ed urla: “O capitano. Mio capitano![1] , seguito da molti altri compagni. L’incoraggiamento a guardare la vita da diverse prospettive e la spinta a credere nella parte più autentica di se stessi sembra far riecheggiare nelle menti dei ragazzi il monito del professor Keating: “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita!”.

 

Un film appassionato ed appassionante, che racconta il tormentato conflitto tra la fatica di assumersi creativamente la responsabilità delle proprie scelte e la tendenza a rimanere sommersi da un sapere precostituito che, come scrive la Milner nel suo libro Non poter dipingere, “congela lo scorrere della vita, ghiacciando e paralizzando il libero movimento del sentire in uno schema di comportamento esteriormente corretto ed interiormente immobile”. È difficile sostenere le angosce di tale contrapposizione, perché espone al rischio dell’incertezza e dell’inquietudine. Neal non è riuscito a tirare fuori il suo yawp, nonostante l’incoraggiamento del professor Keating a parlare con il padre: un invito ad assumersi il coraggio del proprio desiderio, a tollerare il peso del conflitto e l’angoscia dell’ignoto. Cos’è potuto accadere? L’immagine del suicidio di Neal con la pistola del padre sembra evocare una rabbia trasbordante dell’uno nei confronti dell’altro. Forse Neal non è riuscito a tollerare l’immagine di se stesso, come di un figlio che non corrisponde alle aspettative genitoriali. “Signori non ci rimproverate – recita Neal interpretando la parte di Puck - se ci perdonate rimedieremo. Ascoltate l'onesto Puck, se avremo la grande sorte di sfuggire ai vostri insulti, potremo rimediare signori, che Puck non è un mentitore. Quindi buona notte a tutti voi, datemi la mano e siamo amici e Puck i danni vi rifonderà”. Forse anche il padre non ha potuto dare ascolto alla richiesta del figlio di aiutarlo a tollerare la frustrazione di averlo deluso. Padre e figlio sono immobilizzati da un controllo tirannico, angustamente rappresentato dall’austera Welton Academy, che li polarizza su due posizioni opposte, senza lasciare spazio all’incontro e che sembra tramutare il professor Keating nello spirito ingannatore della tradizione inglese che alimenta false speranze. In realtà, Mr Keating accende le menti dei suoi allievi, predisponendoli ad un sapere nuovo. Nel farlo, però, sembra non tenere conto della considerazione del collega Mc Allister, il quale introduce una riflessione sull’inquietudine legata al desiderare che, alle volte, può diventare insostenibile.

 

Eppure, la capacità di sognare porta con sé l’angoscia del cambiamento, implica la paura dell’incertezza insieme alla possibilità di tollerare una realtà che non è sempre quella desiderata. Alle volte, la paura della trasformazione può avere la meglio: a quel punto, alcune giovani menti possono smettere di desiderare e di apprendere, intrappolandosi dentro uno sterile e noioso copiare l’oggetto, parafrasando nuovamente la Milner, immobilizzando la propria creatività piuttosto che trasformarla in progetti di vita in sintonia con il mondo reale. Anche le menti di alcuni adulti possono, tuttavia, essere attanagliate da simili sentimenti: lo stesso Mr Keating sembra essersi immobilizzato, trincerandosi dietro il suo ruolo di insegnante, senza lasciarsi andare ad un ascolto rispettoso ed autentico della paura di Neal di cambiare la propria esistenza. Come se anche il professore avesse avuto paura di non riuscire a realizzare il suo desiderio di rendere straordinarie le vite dei propri alunni.

 

In realtà, è proprio nel momento in cui tutto sembra perduto, con la morte di Neal e l’espulsione di Mr Keating, che il Carpe Diem torna a far sentire la sua creatività: solo dopo aver preso profondamente contatto con l’angoscia della perdita, accogliendo la paura di non saper come andare avanti, si può realmente cambiare prospettiva; scoprire, come afferma sempre la Milner, “che era possibile eseguire schizzi o disegni in un modo completamente diverso da come mi avevano insegnato, cioè lasciando che l’occhio e la mano facessero esattamente ciò che volevano, senza cercare consciamente di ottenere un risultato prestabilito”.

 

Un film, L’Attimo fuggente, che fa riflettere non solo sulla paura dei ragazzi di farsi carico della propria storia personale, ma anche un film che racconta la difficoltà degli adulti di fare i conti con la responsabilità di essere al fianco dei giovani non per sostituirsi a loro, ma per contenere le loro inquietudini, aiutandoli a sentirle per poterle integrare e, successivamente, trasformarle in potenziale di sviluppo autentico. La possibilità di sentire le angosce, di lasciarsi attraversare dalla paura di non farcela può rendere reale ed umana la scelta di essere nuovi ed originali.


[1] Si tratta di un verso della poesia scritta da Walt Withman nel 1865 in memoria di Abraham Lincoln.

16/06/2016

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