SEMI DI PACE - il conflitto israelo-palestinese raccontato da operatori di pace - Roma 2 marzo 2010

Il 02/03/2010 dalle ore 21:00 alle 21:00

ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA INFANTILE SEDE LOCALE DI ROMA Via Alessandria 130 – 00198 ROMA TEL/FAX 06.4404001 – E mail info@aippiweb.it – www.aippiweb.it Componente E.F.P.P. - European Federation of Psychoanalytic Psychotherapy Componente A.G.I.P.Ps.A - Associazione dei Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell'Adolescenza L’A.I.P.P.I.-S.L. Roma, la rivista Confronti e la Tavola valdese invitano all’iniziativa «SEMI DI PACE - il conflitto israelo-palestinese raccontato da operatori di pace» Martedì 2 marzo 2010 alle ore 21 si terrà l’incontro (ingresso libero) presso l’A.I.P.P.I., in Via Alessandria 130 - Roma, nel quale si potrà incontrare la delegazione ed ascoltarne la testimonianza. Modera l’incontro Lucia Cuocci, del mensile Confronti. La delegazione è composta da due giornalisti (il palestinese Nasser Laham e l’israeliano Meron Rapoport), due ragazzi (l’israeliana Anat Sageev e il palestinese Bashar Asir) e due rappresentanti di Combatants for Peace: Bassam Aramin e Yaniv Reshef. «Semi di pace» dal Medio Oriente di Gian Mario Gillio* «Semi di pace» è un programma di incontro tra testimoni di pace giovani e adulti, israeliani e palestinesi, che raggiungono il nostro paese sia per conoscersi meglio tra di loro che per condividere con il pubblico italiano le loro esperienze e le loro analisi. La caratteristica di questa iniziativa è che, dopo un breve periodo di orientamento rispetto alla realtà italiana, i “testimoni” si dividono in coppie – un israeliano e un palestinese – e si mettono al servizio dei gruppi, delle associazioni e delle istituzioni che li hanno invitati. Confronti porta avanti questo progetto da circa dieci anni. «Semi di pace» è un’iniziativa della rivista Confronti resa possibile grazie al sostegno dell’8 per mille della Tavola valdese e con l’adesione di Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Articolo 21, Tavola della Pace e Gruppo Martin Buber - ebrei per la pace. Nasser Laham, giornalista palestinese, è il direttore dell’agenzia di stampa palestinese Ma’an che, con il suo sito Web, aggiorna sugli eventi locali in arabo, inglese ed ebraico. Con 150 milioni di contatti ogni mese, Ma’an è una delle principali fonti di informazione per i palestinesi. Finanziata anche da fondi stranieri (olandesi, danesi, statunitensi), Ma’an – che gestisce anche diverse stazioni radio e tv – è fiera della propria indipendenza. Da poco intervistato sulle pagine de La Stampa, Nasser Laham ha dichiarato: «Hamas non ha altra scelta, deve cominciare a parlare una nuova lingua». Laham lavora per la Nbc (Libano), Qatar Radio (Qatar), Inra Press Agency (Iran). Meron Rapoport, giornalista israeliano, scrive per il quotidiano Haaretz, dove racconta il conflitto israelo-palestinese, con particolare attenzione alle ingiustizie dell’occupazione. Nell’estate del 2006 fu tra i pochi, nella stampa del suo paese, a denunciare l’uso, da parte dell’esercito israeliano, di cluster bomb nel sud del Libano: «Questi quarant’anni hanno finito col paralizzare la società al punto che i suoi dirigenti non hanno più il coraggio di lavorare a una soluzione reale del conflitto. L’occupazione ha finito con l’invadere Israele». Bashar Asir, giovane palestinese e Anat Sageev, giovane israeliana, hanno partecipato, in tempi diversi, al progetto «Fiori di pace» di Confronti e oggi hanno espresso il desiderio di poter tornare in Italia. Anat, di fronte a cinquecento studenti italiani del Liceo Maffei di Verona, lo scorso novembre ha detto: «Credevo difficile poter diventare così tanto amica di una ragazza palestinese, come è successo con Lilia: con lei ho parlato di tutto, dal conflitto alle questioni personali, con lei ho condiviso la stessa camera, la gioia di sorridere e di raccontarsi anche le confidenze più intime. Lilia, seppur palestinese, è d’accordo con me su molte cose rispetto alla situazione israelo-palestinese, anche lei spera in un futuro di pace, ma sappiamo tutte e due che sarà impossibile se qualcuno non interverrà dall’alto». Bassam Aramin, palestinese, e Yaniv Reshef, israeliano, appartengono all’organizzazione Combatants for Peace, movimento israelo-palestinese che riunisce insieme ex soldati israeliani ed ex prigionieri palestinesi. È un movimento che, tramite la non violenza, punta alla riconciliazione dei due popoli, con l’obiettivo e la consapevolezza che si possa raggiungere la pace solo attraverso l’incontro e il dialogo. L’organizzazione è stata vincitrice dell’Euromed Award 2009, consegnato il 21 settembre 2009 a Stoccolma, in occasione del Forum «Restore Trust, Rebuild Bridges» organizzato dalla Fondazione Anna Lindh e dalla Fondazione Mediterraneo. Spesso ci domandiamo che cosa possiamo fare, noi italiani, per questo conflitto. Un conflitto che, dall’inizio della seconda Intifada (settembre 2000) ha causato la morte di circa 7000 palestinesi e 1100 israeliani. Che cosa possiamo fare di fronte all’occupazione militare che distrugge la speranza e la qualità della vita di milioni di palestinesi? Che cosa possiamo fare di fronte alla violenza degli attentati suicidi, al lancio di missili Qassam e ad una strategia di terrore che punta al cuore della società israeliana? Domande che ciascuno di noi si è posto, spesso senza trovare risposte soddisfacenti. La risposta che si è data il mensile Confronti è stata quella di guardare al futuro e di pensare proprio all’incontro e al confronto tra israeliani e palestinesi. «Semi di pace» nasce da questa idea: favorire l’incontro tra operatori di pace che si spendono in prima persona per un futuro di riconciliazione.

17/02/2010

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