Françoise Dolto, Il caso Dominique. Commento di Camilla Del Pezzo (17.09.2013)

Il caso Dominique.

 

In un’analisi esemplare il passaggio di un quattordicenne dall’assenza alla realtà. (1972) Françoise Dolto


Commento di Camilla Del Pezzo

Francoise Dolto (1908-1988) è una delle prime psicoanaliste che si sono occupate dell’infanzia. Francese, allieva di Lacan e Sophie Morgenstern, inizia la sua professione come pediatra a 31 anni poco prima dello scoppio della 2° guerra mondiale. Il suo lavoro è collocato principalmente nel contesto istituzionale, all’interno del quale lavora con diversi ruoli (medico, pedagoga, psicoterapeuta) mantenendo sempre viva una riflessione critica orientata al metodo psicoanalitico. Dal 1940 al 1970 lavora come medico generico, pediatra, psichiatra e psicoanalista infantile ed è dopo 30 anni di lavoro che pubblica i suoi primi scritti: “il caso Dominique” (1972) e “Psicoanalisi e Pediatria” (1971). L’aspetto sociale, politico e divulgativo è molto presente in tutto il suo lavoro.

 

“Il caso Dominique” (1971), è uno dei suoi primi scritti clinici, attualmente non disponibile e scarsamente conosciuto. È tuttavia uno scritto molto interessante, uno dei rari esempi nella letteratura psicoanalitica di resoconti clinici di una psicoterapia dell’età evolutiva in cui sono trascritte integralmente tutte le sedute effettuate e rappresenta pertanto un utile strumento di ricerca e riflessione sulla clinica. Credo che a questo lavoro si possano forse un po’ accostare per similitudine riguardo tale scelta espositiva e metodologica solo i seguenti testi: Il piccolo Hans (1908) di S. Freud; Analisi di un bambino (1961) di M. Klein; Una bambina di nome Piggle. (1977) di D. Winnicott;  Dialogo con Sammy. Un caso di psicosi infantile (1969) di S.Lebovici, J. McDougall.

 

Il testo, pubblicato nel 1972, si riferisce ad un caso clinico (di un ragazzo pubere di 14 anni) trattato dall’autrice negli anni 60 a Parigi presso l’ambulatorio di un centro medico pedagogico.

 

Nonostante il trattamento sia molto limitato nella frequenza delle sedute, in tutto 12 nel corso di un anno e 4 mesi (da giugno a ottobre dell’anno successivo), e la sintomatologia di Dominique sia particolarmente invalidante sul piano cognitivo e comportamentale, il ragazzo sembra progressivamente riuscire a compiere un’evoluzione abbastanza significativa, come se fosse riuscito a passare “dall’assenza alla realtà”.

 

Dominique viene descritto dal medico che lo segue come un “debole mentale semplice”. Il ragazzo si presenta disorientato,  distratto e come  assente: “Un sorriso enigmatico, a occhi socchiusi, erra sulla sua maschera fissa.” (cit. pag 17-18) Ha da sempre avuto una vita scolastica difficile; si isola, non riesce ad essere socievole e soffre inoltre di diverse fobie (biciclette e giostre), ha dei tic, delle manie, e diversi comportamenti bizzarri, ha sofferto di enuresi ed encopresi.

 

Sembra che i suoi problemi siano coincisi con la nascita della sorella di 3 anni più piccola: è da allora che D. sembra aver perso molte delle competenze acquisite, inizia a soffrire di enuresi ed encopresi, diventa instabile ed aggressivo. Nel corso del tempo la situazione non sembra migliorare. Nel periodo che va dai 6 agli 8 anni il suo comportamento nei confronti della sorellina muta radicalmente, egli diventa molto gentile, ma contemporaneamente le sue competenze cognitive sembrano bloccarsi in maniera più sostanziale.

 

L’autrice, anche se segue principalmente Dominique, sembra avere molto in mente il gruppo familiare nel suo insieme, tiene in attenta considerazione gli aspetti inter-psichici accanto a quelli intra-psichici, si occupa di promuovere una riflessione sulla storia familiare, e formula delle ipotesi sulla trasmissione trans-generazionale di quelle che appaiono come delle lacune di pensabilità associate a degli eventi traumatici nella storia familiare che cercano voce esprimendosi nei sintomi del bambino.

 

La storia di questa famiglia è infatti molto particolare e ricca di eventi che appaiono significativi rispetto al disagio di D., in quanto sembra che non sia stato possibile sviluppare un pensiero intorno a questi. Sembra infatti che in reazione a degli eventi familiari traumatici, o in relazione a delle tappe evolutive importanti, si siano susseguiti tutta una serie di agiti con la funzione di allontanare l’angoscia e che non sia stato possibile elaborare dei lutti.

 

La crescita psichica sembra essere attivamente evitata mediante agiti tesi al distanziamento ed all’isolamento affettivo, e questa modalità di gestione dell’angoscia risulta particolarmente evidente anche nella storia familiare di entrambi i genitori. La madre definisce il suo rapporto con il marito descrivendosi come fossero “gemelli di miseria”: sono entrambi impegnati in rapporti conflittuali con i rispettivi genitori (in particolare la madre con sua madre ed il padre con suo padre) e sembrano avere sempre avuto entrambi un rapporto emotivo piuttosto distante dalle proprie famiglie di origine. Il padre ha perso due fratelli in maniera molto traumatica e la morte del secondo fratello coincide con la nascita di D. Quello stesso anno il padre cambia lavoro e inizia ad assentarsi molto da casa, diventando così una figura emotivamente periferica per tutta la famiglia. Alla nascita di Dominique cambia dunque radicalmente l’assetto familiare; questo grande cambiamento non sembra essere stato accompagnato da un adeguato spazio di pensiero ma, invece, sembra aver innescato una serie di agiti consolatori che sembrano aver ulteriormente bloccato il processo evolutivo di tutto il gruppo familiare.

 

Un aspetto interessante di questo caso riguarda il modo in cui l’autrice concepisce la patologia e la presa in carico dell’utenza. La richiesta che viene rivolta all’istituzione non è una richiesta di psicoterapia, ma di orientamento scolastico; ella accoglie tale richiesta offrendo uno spazio di riflessione rispetto alle possibilità ed alle difficoltà scolastiche di D., ma allo stesso tempo, cerca di inquadrare tali problematiche in un contesto di pensiero più ampio e di promuovere nel nucleo familiare una pensabilità meno scissa riguardo a queste. Nonostante D. presenti una sintomatologia marcatamente cognitiva, la Dolto lo diagnostica come psicotico e il trattamento psicoanalitico che effettua con lui, seppur estremamente limitato, sembra iniziare a ridare vita al mondo cognitivo del ragazzo.

 

Ci troviamo in una situazione di presa in carico istituzionale, in cui le risorse e le possibilità di lavoro sono molto limitate, per questioni anche pratiche; le scelte metodologiche che la Dolto effettua nella gestione del lavoro, sono guidate anche dall’esigenza di pensare a delle modalità per adattare lo strumento psicoanalitico in funzione del particolare contesto istituzionale e della particolare situazione sociale. Infatti la Dolto sembra utilizzare con creatività ed umiltà, tutti i mezzi a sua disposizione: nel corso del trattamento effettua due colloqui con la madre, con la quale mantiene anche una corrispondenza postale ed ha diversi scambi prima e dopo le sedute di D., vede una volta il padre e una volta il fratello maggiore di D.

 

Il breve trattamento, sembra mettere in moto le difese di tutto il sistema familiare ed è evidente che la reazione del gruppo famiglia è quella di agire, in parte, contro il cambiamento evolutivo perché questo comporterebbe l’elaborazione di penosi sentimenti depressivi. Nel lavoro con la Dolto il padre sembra agire nel gruppo come l’elemento meno collaborativo e più problematico rappresentando un aspetto fortemente anti-evolutivo. È lui infatti che decide l’interruzione del trattamento psicoterapeutico di Dominique, esprimendo la sua sfiducia verso tale tipo di approccio e riguardo alla possibilità di miglioramento del figlio, nonostante i grandi progressi che il ragazzo andava facendo in poco tempo.

 

La Dolto sembra avere presente l’importanza del lavoro con i genitori ed in questo esempio clinico ci presenta la complessità di tale compito. Le esigue possibilità di lavoro non permettono ovviamente di prendere in considerazione e trattare la maggior parte degli aspetti problematici presenti. Tuttavia si ha la sensazione che l’autrice sia riuscita almeno in parte a promuovere nel nucleo familiare la possibilità di collegare le specifiche difficoltà di Dominique ad alcune delle dinamiche psichiche e relazionali proprie del nucleo familiare nel suo insieme; e che i diversi contatti con i diversi membri della famiglia siano andati come a creare un “campo” di azione contribuendo allo stabilirsi di una specie di transfert di gruppo, complesso e abbastanza ricco.

 

 

17/09/2013

Centri Clinici AIPPI

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