Cari genitori, smettetela di avere paura....

Corriere della Sera. 17 marzo 2015

 

Cari genitori, smettetela di avere paura
Pensare «non ce la faccio» è un errore

 

 Maria Luisa Agnese Intervista Silvia Vegetti Finzi








 

Padri e madri fragili che lamentano di non avere più punti di riferimento, nelle ultime settimane il nostro Blog La27ora ha pubblicato più pezzi sull’argomento, tutti molto seguiti. Che fare, cosa suggerire? Ne parliamo con la psicologa Silvia Vegetti Finzi, che è anche mamma e nonna e che prima di tutto invita a non drammatizzare, e mette la sua scienza e la sua esperienza al servizio del buonsenso. Comincia raccontando l’episodio del ragazzino Filippo che batte la mano sulla spalla dei genitori, angosciati del suo futuro e della sua educazione, dicendo: «Coraggio, vedrete che ce la faremo!». E allora seguiamo Filippo, e prima di tutto, dunque, mettiamo a tacere l’ansia anche perché dice Vegetti Finizi «proprio il fatto di non avere tanti punti di riferimento e tante regole può essere un’occasione per inventarsi, per essere creativi, perché troviate voi la strada da seguire per crescere vostro figlio». Mettere a tacere la paura e avere il coraggio di accettare qualche rischio per insegnare ai figli l’autonomia.

 

Qualche suggerimento di autonomia «sicura»? «Per esempio provare a farli andare a scuola da soli o con i compagni, lasciarli anche in casa da soli (molte famiglie non osano neppure a 12-13 anni), lasciare che si preparino il pranzo, che vadano a mangiare il gelato con gli amici: la metropoli non è solo una giungla, in certe ore si può lasciare che i ragazzini facciano le loro scoperte, trovino la loro mappa della città: che diventino piccoli esploratori di uno spazio che sarà il loro. Magari anticipando, dare anche le chiavi, prima che le chiedano, che arrivi la lotta furibonda per la libertà. Queste piccole cose fanno crescere; la fiducia e la speranza che vengono proiettate su questi ragazzi servono come un viatico per procedere nella vita, che è la loro, non stanchiamoci di ripeterlo: non dobbiamo gestirla completamente noi, ma man mano lasciare il testimone nelle loro mani».

 

Grandi alleati di queste esplorazioni possono essere i nonni, che si permettono trasgressioni non consentite ai genitori come fare bolle di sapone, sguazzare con le scarpe nelle pozzanghere, fare la pasta magari pasticciando: tutte cose sperimentate dalla psicologa con i nipoti.

 

E i genitori? «I ragazzi cercano testimonianze, non valgono le regole e i principi, e non sempre le trovano nei genitori che a volte predicano bene e razzolano male. Quanti di loro si lamentano che il figlio non studia e poi in casa non hanno neanche un libro e non leggono i giornali!». Quindi, conclude Vegetti Finzi, bisogna essere coerenti: «dite quello che fate e fate quello che dite, senza però giocare alla famiglia ideale. Inseguire la perfezione è un atteggiamento persecutorio che regala a tutti un senso di inadeguatezza. Una volta si diceva “Non devi” oggi quello che risuona nella testa di genitori e figli è “Non ce la faccio”. Non è vero, ce la si fa, fra errori e conquiste. «Un ragazzo che ha letto un mio libro mi ha detto: “Mi è piaciuta tanto una cosa, quando lei dice che i genitori devono bussare prima di entrare nella camera dei figli”».

01/06/2015

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