Psicologo per bambini, bambinaia per i genitori. Le Monde, 05/03/2012

PSICOLOGO PER BAMBINI,  BAMBINAIA DEI GENITORI.


Le Monde, 5 marzo 2012

Christine Angiolini

 

Gli specialisti vengono spesso consultati per questioni riguardo la vita quotidiana e l’educazione

Oggi, non si porta il proprio bambino da uno Psicologo o un Neuropsichiatra alla chetichella. Scomparsa la terribile sentenza: “Gli psicologi, sono per i matti!”, la questione non rappresenta un tabù. I reportage televisivi e le opere per il grande pubblico sulla psicologia dell’infanzia funzionano. Si è meglio informati e senza dubbio più in grado di cogliere alcuni sintomi.

Secondo un rapporto dell’Alto Consiglio della Sanità pubblica dell’ottobre 2011, il numero delle consultazioni psichiatriche infanto-giovanile pubbliche è aumentato oltre il 15% tra il 2007 ed il 2009.

Perché i genitori bussano alla porta di uno Psicologo?. Anzitutto, perché i loro bambini soffrono di un ripetuto disturbo psichico: angoscia di separazione, disturbo ossessivo compulsivo (TOC) ecc., ma anche perché sono in cerca di consigli riguardanti a volte più il buon senso e la pedagogia…che la psicologia. La dottoressa Agnès Pargade, pedo-psichiatra e autrice del libro “ Perché consultare un pedo-psichiatra?” (De Boeck, 2011), è spesso interpellata su questioni della vita quotidiana: alimentazione, acquisizione della pulizia, sonno…

Altre famiglie hanno problemi con l’esercizio dell’autorità . Come devono comportarsi perché il loro bambino accetti di andare a scuola senza mostrarsi riluttante? Perchè smetta di litigare con la sua sorellina? Si preoccupano anche di vederlo trasformarsi in un piccolo geek: non rischia di diventare dipendente da Internet?

“L’educazione è diventata una vera sfida” spiega il dottor Alain Braconnier, pedopsichiatra e autore di Essere genitori oggi. Amore, buon senso, logica (Odile Jacob). “I bambini sono più svegli, più curiosi di quelli delle generazioni precedenti, e i genitori hanno più difficoltà a porre loro dei limiti”. A volte fino a radiare dal loro vocabolario la parola “punizione”. “Questi genitori non sopportano l’idea che il loro bambino possa detestarli se lo puniscono”, aggiunge Caroline Thompson, psicologa, psicoanalista e autrice di La violenza dell’amore ( Hachette Littèratures, 2007).

Ma è giusto chiedere allo psicologo di giocare il ruolo dell’educatore? “Ogni domanda è legittima perché, quando una famiglia bussa alla nostra porta, non si sa mai di cosa si tratta-rincara il dottor Braconnier.- Non ho mai incontrato genitori inquietarsi per niente”. Tra i motivi di richiesta di consultazione figurano gli accessi ripetuti di collera che inquietano i genitori più di quanto li sfiniscono. Sono l’effetto di un’autorità che viene meno? Di una angoscia che attanaglia il bambino? Un interprete per il minore difficile, che può richiedere il parere di un professionista.

Molto provati dalle violente collere del loro figlio di 16 mesi, Amanda ( il nome è stato cambiato) e suo marito hanno deciso di consultare uno psicologo. “Eravamo in un profondo smarrimento, non sapendo più come comportarci con nostro figlio. Avevamo anche paura di creare in lui dei traumi” confessano. Sin dalle prime consultazioni, il piccolo si è calmato ed infine ha fatto delle notti complete. Il bambino sarà seguito dalla psicologa per sette mesi. Il senso nascosto di queste terribili collere affiora: “ Il nostro incontro è mancato al momento della nascita, che era stata difficile e traumatica” racconta questa giovane madre.

Questa esperienza è giudicata “salvatrice” dai genitori. “Ci ha consentito di prendere tempo per capire nostro figlio, di metterci in discussione e di rimarginare le ferite che avrebbero potuto farci soffrire per lunghi anni” spiegano.

E’ lo stesso per i genitori che consultano uno psicologo a titolo preventivo, per esempio prima di un divorzio. Con tutte le migliori intenzioni del mondo visto che si tratta di proteggere al meglio il bambino dalle conseguenze della disgregazione familiare. “Temono di accostarsi ad un turbamento che solo uno psicologo saprebbe riparare, sottolinea Caroline Thompson. Ma è difficile fare prevenzione in questo campo, perché i divorzi sono visti  in modo molto differente da un bambino all’altro”.

In più, se un bambino non esprime disagio in rapporto a questo avvenimento familiare, è difficile intervenire. “ Spesso è in un secondo tempo che il bambino proverà un malessere o presenterà un turbamento- precisa la psicologa. Salvo, sicuramente, in caso di divorzio conflittuale, per esempio qualora il bambino dovesse essere  strumentalizzato da uno dei due genitori”.

In una società che valorizza la performance, sempre più i genitori  chiedono una consulenza motivandola con il fatto che il loro bambino manifesterebbe segni di precocità.

I bambini superdotati ( o precoci) sono oggetto di  grande attenzione, da parte della famiglia sicuramente, ma anche dagli insegnanti. Mostrano grande curiosità intellettuale, molte capacità di concentrazione ed una buona memoria. Cosa del tutto normale con un QI superiore a 130!

Malgrado l’insistenza di sua madre, Vittoria ( il nome è stato cambiato) ha esitato molto prima di consultare uno psicologo per suo figlio, quando aveva 4 anni d’età. “Temevo che questa consultazione lo turbasse più che fargli bene. Poi, abbiamo ceduto perché abbiamo avuto paura di          trascurare qualche cosa che sembrava così evidente agli occhi di sua nonna. Dopo un esame psicometrico, abbiamo appreso che era superdotato. Questo ci ha aperto gli occhi sul fatto che le cose stavano così” confida questa giovane madre.

E’ sicuramente importante individuare la precocità di un bambino, a rischio di vederlo annoiarsi in classe, e sfiorare l’insuccesso scolastico.

“Attenzione, se questi bambini sono precoci sul piano intellettuale, essi sono in compenso molto immaturi sul piano affettivo” rammenta il dottor Braconnier.

Il marchio “bambino superdotato” tuttavia fa sognare numerosi genitori. Gli psicologi si specializzano nei tests destinati ai bambini precoci. Così, delle famiglie bussano alla loro porta perchè individuino un’intelligenza oltre la norma nel loro piccolo Einstein. A volte sono gli insegnanti che li segnalano. “ Ho visto numerose famiglie passare un test di QI perché il loro bambino era stato diagnosticato superdotato”, aggiunge il dottor Pargade. Questi genitori desiderano sapere chi ha trasmesso questa eredità genetica. E’ però pericoloso ridurre il bambino alla sua precocità”.

Senza nascondere che la spinta a consultare uno psicologo è motivata dal fatto che il loro figlio è intelligente e si annoia in classe. A volte c’è una delusione alla fine del percorso: noia a scuola non sempre fa rima con precocità.

(Traduzione di Giulia Miceli)

25/02/2013

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