VIRTUALE Crescere nell’era digitale
VIRTUALE
Crescere nell’era digitale
Barbara Cardarelli
Con Mondo Virtuale si intende fare riferimento a tutti i videogiochi, alle piattaforme social, ai canali online attraverso i quali bambini e adolescenti trascorrono gran parte del loro tempo.
Spesso si osservano bambini piccoli (uno, due anni di età) che in momenti di maggiore intensità delle loro giornate, per esempio come quello del pasto, richiedano lo smartphone dei genitori per vedere uno dei cartoni animati preferiti e mangiare con maggiore serenità. Tutto ciò sembrerebbe in linea con quella che è stata l’abitudine di molti bambini delle generazioni passate in cui il momento del pasto veniva “alleviato” dalla televisione accesa, ma la differenza rispetto a questa precedente abitudine è che il bambino di oggi, il nativo digitale, è in grado di scegliere da solo il proprio filmato su una piattaforma online (ad es. YouTube kids): in fatti bambini non ancora verbali riconoscono l’immagine di Cappuccetto Rosso o dei Tre Porcellini o di uno dei loro personaggi preferiti e, semplicemente, sfiorando lo schermo danno avvio alla visione del filmato. I bambini accedono così, autonomamente, ad un “luogo fantastico”.
Per gli adolescenti l’accesso nelle varie applicazioni social quali Instagram, TikTok o ai canali comunicativi di YouTube assume caratteristiche diverse poiché, nella maggioranza dei casi, serve a soddisfare il bisogno primario dell’adolescenza: la ricerca e la costituzione della propria identità attraverso il gruppo dei pari. I genitori possono modificare le impostazioni delle app direttamente sul telefono per stabilire il tempo di connessione che i figli hanno nelle loro giornate. Sulle impostazioni dei telefoni Android c’è la voce “Benessere digitale e controllo genitori” una dicitura che sembra esplicitare chiaramente l’importanza di utilizzare il mondo virtuale come una piattaforma alternativa e di integrazione alla realtà, monitorati, però, dal controllo dei genitori, ovvero da adulti di riferimento che possano svolgere la funzione genitoriale di limite, controllo e sicurezza. Nel caso dei bambini più piccoli questa stessa funzione può essere esplicitata dall'uso del telecomando, elemento esterno che pone una giusta distanza tra il bambino e il mondo virtuale, mantenendo confini stabili e definti dal genitore.
I bambini o gli adolescenti che non si sentono visti, considerati o accettati dai genitori o dai gruppi dei pari possono trovare rifugio nel mondo virtuale quasi a farlo diventare la loro casa. Il luogo creato nel e dal mondo virtuale in cui bambini e ragazzi hanno accesso diviene nella loro mente una bolla sicura, stabile e protettiva. La frustrazione di non avere amici o adulti di riferimento che li sostengano nella realtà è tollerabile solo in funzione di un luogo quale può essere un videogioco online, un canale YouTube o un profilo social in cui i bambini e i ragazzi sentono di esistere attraverso la personificazione nei personaggi dei videogiochi o di essere visti e ammirati attraverso il numero di like che ottengono ai loro post. In taluni casi il mondo virtuale può diventare una difesa scelta dalla mente per non cedere a un dolore che, per qualità e intensità, potrebbe risultare inaccessibile anestetizzando vissuti di tristezza e solitudine profondi. In Giappone è ormai noto da decenni il fenomeno degli Hikikomori (si può visionare la voce “HIKIKOMORI: Il mondo chiuso in una stanza” presente alla lettera H del dizionario a cura di Elisabetta Bellagamba) e può essere utile ricordare un film dei primissimi anni 2000 “Thomas in love” dove si narra la vicenda di un ragazzo che non esce da casa da otto anni. Egli stesso si definisce agorafobico, ma attraverso il suo PC è in costante contatto con le persone del mondo esterno. Una particolarità del film è che Thomas non è mai visibile agli spettatori, lo si può ascoltare dal tono della voce e immaginarlo nella propria fantasia, ma concretamente non sarà mai possibile vederne il corpo. Nel film si possono osservare quelle che sono le caratteristiche del rifugio in un luogo virtuale poiché Thomas sente di avere tutto a portata di click, sente di essere nel suo mondo in cui tutto è definito e controllato da lui. Nelle vicende narrate nel film, Thomas si innamora di una donna che conosce online e questo nuovo stato d’innamoramento lo porta a combattere contro le sue angosce profonde per uscire ed incontrare la donna della realtà.
Rifugiarsi nella realtà virtuale puo’ avere vari significati, come la possibilità di trovare un'illusoria via di uscita dai conflitti psichici legati alle tappe dello sviluppo mentali appartenenti all'età evolutiva o all'adolescenza, oppure non avere relazioni con il mondo reale eludendone così gli aspetti di frustrazione legati alla conoscenza dell'altro e di sé ed evitando il confronto con i limiti della realtà. La mente umana può trovare rifugio in un luogo dove tutto può succedere, accadere, ma sotto il proprio controllo! Lo stato emotivo che sia i bambini sia i ragazzi sembrano vivere è di quasi “paradiso di felicità” nel quale si viene nutriti senza limiti (si possono avere informazioni a tutte le ore del giorno e della notte, si abbattono le distanze fisiche, il tempo si comprime nell'eterno presente dell'essere online) all'insegna dell'abbondanza e della ricchezza, scevro da ogni frustrazione. In una realtà come quella virtuale i bambini e i ragazzi sentono di potersi immergere nel tentativo, illusorio, di controllare la realtà esterna ed emotiva che, come espresso in precedenza, sentono intollerabile, tuttavia, il prezzo che si rischia di pagare per evitare emozioni dolorose è l'arresto del loro sviluppo psichico e spesso la mortificazione della loro crescita creativa sacrificando al contempo la loro vita sociale.
Nel mondo virtuale è, tuttavia, possibile creare delle relazioni che, nonostante siano prive di un corpo concreto, permettono ai bambini e ai ragazzi di navigare in un mondo di gioco e divertimento. La condivisione del tempo trascorso online e dello spazio virtuale fa sentire gli adolescenti vicini e amici. Molti di loro si conoscono online, ma tanti altri ragazzi che condividono nella realtà la frequentazione della scuola o di svariate attività si organizzano per “incontrarsi” online, giocare e condividere interessi e passioni. I bambini e gli adolescenti che utilizzano il mondo virtuale come una “casa” online nella quale poter accedere nei loro momenti di bisogno, sentono di poter sperimentare la propria identità (compito evolutivo del periodo adolescenziale), si sentono liberi di esprimere le proprie idee o opinioni attraverso la creazione di propri account o di avatar nei quali identificarsi per i giochi online.
Per gli adulti di riferimento è importante non demonizzare la realtà virtuale. Nelle situazioni di grave ritiro sociale è opportuno che i genitori si facciano supportare da professionisti psicoterapeuti a tollerare l'impotenza e la frustrazione di non riuscire a tirare fuori dal mondo virtuale i loro ragazzi e soprattutto ad essere aiutati a capire e a dare un significato specifico a ciò che il figlio sta “comunicando” con questo ritiro. Spesso gli adolescenti ritirati si creano tale rifugio poiché questo ha per loro una valenza protettiva. La rete non è la causa del ritiro dalla realtà, ma un estremo tentativo di rimanervi agganciati. Conoscere il significato che assume il ritiro sociale per un bambino o un adolescente è fondamentale affinchè i genitori si avvicinino al proprio figlio e ai sentimenti che sono alla base di questa difesa della sua mente.
I cambiamenti ai quali la società ci sottopone sono sempre più frenetici e repentini e, spesso, è difficile per noi adulti abbandonare gli ancoraggi che ci siamo faticosamente costruiti nel corso degli anni, ma i bambini e gli adolescenti ci chiedono sempre di più di seguirli, stargli accanto camminando al loro fianco e supportandoli in quei passaggi evolutivi ed umani che anche noi abbiamo vissuto, seppur in epoche diverse e con strumenti diversi.
Riferimento Cinematografico:
- Film “Thomas in Love” (2000) diretto da Pierre Paul Renders.
25/05/2026