REGOLE E LIMITI Come aiutare i nostri figli ad apprendere le regole ed i limiti della vita reale

in Dizionario AIPPI per Genitori

Regole e limiti.

Come aiutare i nostri figli ad apprendere le regole ed i limiti della vita reale

Claudio Paluzzi

 

È parere unanime nel campo psicoanalitico che una “madre sufficientemente buona” (madre intesa come ambiente materno accudente) soddisfa e gratifica le aspettative del bambino favorendo in lui il costituirsi di un Sé autentico, di una fiducia nella realtà esterna con la capacità di formare ed usare il simbolo, che è alla base della funzione mentale del pensare.

Metterei in evidenza che il termine “sufficientemente” sta a significare che la madre è comunque una madre che assicura al neonato una certa quantità di frustrazione necessaria alla sua crescita psichica.

Da un altro punto di vista si afferma che la frustrazione, nel momento in cui viene dal bambino tollerata, garantisce un funzionamento mentale atto ad effettuare quelle operazioni mentali che sono alla base del pensare.

Da queste premesse si deduce che fornire una certa quantità di frustrazioni al bambino sia tanto importante quanto fornirgli gratificazioni nel percorso di formazione di una solida personalità.

E’ indispensabile, quindi, che i genitori che sono, in linea di massima, “l’ambiente” della vita quotidiana del bambino dispensino gratificazioni e frustrazioni ai loro figli allo scopo di favorire un percorso di crescita adeguato.

Quando parliamo di frustrazioni non parliamo, naturalmente, di punizioni o rifiuti gratuiti ma di quelle che sono le naturali frustrazioni della vita quotidiana come l’aspettare per ricevere la pappa, un dolcetto o un giocattolo. Dal sapere aspettare il bambino impara l’importanza del tempo, di un tempo che scorre e di un tempo che termina così come di un necessario tempo dell’attesa; cioè, di un tempo che è fortemente implicato nella capacità di strutturare una funzione pensante, dal momento che il pensiero è formato da una serie di concetti mentali messi in sequenza temporale.

Non sempre la situazione si prospetta semplice e lineare dal momento che i genitori sono essi stessi portatori di una loro storia e di una propria organizzazione psichica. Non è sempre così semplice per il genitore consentire al figlio di poter vivere il dolore e l’odio che nasce dalle frustrazioni, anzi, a volte risulta assolutamente impossibile pronunciare la parola NO.

I genitori che tollerano il No che la vita gli presenta saranno in grado di aiutare i loro figli a tollerare i No che sarà indispensabile pronunciare; saranno in grado di tollerare il dolore e la rabbia dei propri figli di fronte al NO cosa, questa, che gli consente di mantenere il proprio principio educativo.

Negli ultimi anni ho osservato nel mio studio, attraverso il lavoro di psicoterapeuta, un cambiamento della psicopatologia (nei bambini così come negli adolescenti) sempre più caratterizzata da una mancanza di regole e limiti che l’ambiente genitoriale non è in grado di fornire.

I cambiamenti nella gestione della vita quotidiana, i tempi sempre più veloci e le richieste sociali sempre più pressanti ostacolano, spesso, la disponibilità dei genitori a stare in ascolto delle richieste e dei bisogni o ad affrontare le paure e le angosce dei loro bambini soprattutto quando queste richiedano la pazienza di stare ad osservare e, a volte, di non capire. Diviene molto più semplice spianare la strada.

Una delle conseguenze di questo atteggiamento è la revisione delle favole (sulle quali siamo cresciuti) dove non si può più parlare di streghe o di lupi cattivi che, a detta di alcuni, traumatizzano i bambini.

Il risultato è una passivizzazione dei bambino (o anche dell’adolescente) che ha, di conseguenza, costantemente bisogno della presenza del genitore (o chi per esso) che faccia da scudo contro la realtà quotidiana.

Accade sempre più spesso, per fare un esempio, di vedere bambini nei loro passeggini intenti ad auto-confortarsi “smanettando” con un telefono cellulare fra le mani. Il cellulare diviene una sorta di ciuccio di cui il bambino non riesce a fare a meno.

Ma mentre il ciuccio è legato ad aspetti sensoriali pregnanti (le sensazioni legate al ciucciare sono molto più vicine alle sensazioni di calore collegate, ad esempio, ad un abbraccio) il cellulare stimola gli aspetti magici e di fantasia di una mente in fieri, una mente che già di per sé è “programmata” per ricercare soluzioni ricorrendo al pensiero magico tipico dell’età infantile (il rischio è che il bambino immagini la propria vita come un cartone animato dove se si cade non ci si fa male).

Va da sé che messi di fronte ad una qualsiasi frustrazione i bambini non sono in grado di tollerarla generando dentro sé stessi dolore ed odio.

Fallisce, o viene distorto quel processo di formazione di una capacità mentale che rappresenta la prima sfida dell’essere umano: il processo di costruzione di una funzione del pensiero che sia in contatto con la realtà esterna ed interna e, quindi, che sia in grado di orientare il corpo che la contiene e, quindi, il bambino, verso azioni funzionali agli aspetti vitali.

Di tutt’altro tenore il processo quando ci troviamo di fronte al pubere o all’adolescente. Qui la funzione mentale deve rincorrere il corpo all’interno del quale vive, un corpo, adesso, in continua trasformazione; l’adolescente si trova costretto a tollerare le potenti spinte pulsionali ed è alle prese con una definizione di genere; deve imparare a tenere conto dei limiti del tempo (un tempo che scorre ma anche un tempo che termina) che si impone ora prepotentemente dal momento che ogni cambiamento avviene in un tempo implicando un prima e un dopo. Non ultimo, l’adolescente deve imparare a confrontarsi con la capacità di procreare.

Il genitore assiste, a volte impotente, a scelte e decisioni dell’adolescente che possono assumere il carattere di una psicopatologia ma che, di converso, sono fortemente strutturanti della personalità dell’adolescente. E’ dal “fare” queste esperienze che l’adolescente riesce a conoscere di sé stesso le proprie capacità ma anche i propri limiti. Possiamo affermare che il “fare” è caratterizzante di quella che definiamo “la seconda sfida” dell’essere umano: il diventare adulto.

Come può porsi il genitore di fronte a queste situazioni? Che fare?

È ovvio che le diverse caratterizzazioni legate alle diverse età impongono atteggiamenti diversificati.

Ad ogni età dei loro figli nei genitori vengono risvegliati i vissuti corrispondenti a quando essi avevano la stessa età. Questa riedizione dei vissuti offre ai genitori una nuova possibilità di affrontare e risolvere i propri eventuali conflitti mettendo in campo quelle capacità psichiche che sono stati in grado di apprendere nelle esperienze di crescita della loro vita.

Questo dipende da quanto dolore e quanto odio alberga ancora nel loro inconscio a causa delle frustrazioni subite. Se questi vissuti sono ancora potenti ostacoleranno un funzionale rapporto con il proprio figlio generando un eccessivo permissivismo o un eccessivo proibizionismo.

Nel caso di bambini piccoli la relazione sarà caratterizzata da una capacità intuitiva disfunzionale che ostacolerà la formazione di una mente in grado di affrontare dolori e frustrazioni e di vivere pienamente le proprie emozioni. Ci troveremo di fronte a bambini che non hanno idea di alcun limite e che non hanno la capacità di affrontare frustrazioni, nel caso in cui il processo educativo sia stato improntato all’eccessivo permissivismo. E’ il caso di quei bambini che hanno difficoltà nel separarsi dai genitori e nel tollerare le regole scolastiche, ad esempio.

Un eccessivo proibizionismo, invece, potrebbe dare luogo, nel bambino, ad un distanziamento dai propri bisogni e, pertanto, da sé stesso, dando origine ad un falso bambino inautentico. Un esempio lo costituiscono sovente quei bambini bravissimi a scuola, molto studiosi, ma assolutamente introversi e distanti dagli aspetti più autentici della loro età (come ad esempio l’intenso rapporto con i loro coetanei).

Di tutt’altro tenore è il rapporto che i genitori hanno con i figli adolescenti. Qui al genitore viene richiesto di essere tollerante nei riguardi del fare dell’adolescente, delle sue sperimentazioni, che servono a comprendere le proprie capacità ed i propri limiti. Al contempo il genitore ha il compito di vigilare affinché l’adolescente non si ritrovi in situazioni irrimediabilmente compromesse. Indispensabile in questo momento della crescita è il mantenere una capacità di attenta osservazione ed un approccio dialogante pur rispettando i momenti di silenzio e di incomunicabilità dei figli.

I genitori che avranno vissuto una “buona” adolescenza lasceranno che i figli facciano esperienza nella sperimentazione di sé stessi; in caso contrario l’atteggiamento più frequente è quello del controllo (oggi tanto più efficacemente messo in atto attraverso i telefoni cellulari).

È importante lasciare l’adolescente libero di sperimentare, di compiere quelle azioni che lo portano a poter operare un confronto tra diverse possibilità con la conseguente capacità auto-osservativa che induce alla responsabilità di scegliere e di decidere quale possa essere l’atteggiamento più funzionale per sé stesso.

La consapevolezza di dovere scegliere evolve nella responsabilità di sé stesso e delle conseguenze delle proprie azioni sugli altri e sul mondo circostante.

I fatti di cronaca degli ultimi tempi ci portano a confrontarci con adolescenti che messi di fronte al fatto compiuto sembrano inebetiti e poco consapevoli di ciò che hanno compiuto a riprova del fatto che manca una responsabilità ed una consapevolezza delle proprie azioni.

Claudio Paluzzi

Socio Ordinario AIPPI. Ho iniziato ad occuparmi dei modelli teorici di I. Matte Blanco e di A.B.Ferrari dagli inizi degli anni ’90 dello scorso secolo approdando, in seguito, al modello di R. Lombardi che dei primi due propone un interessante e fruttuoso connubio. In particolare ho approfondito le dinamiche relative al potere infinitizzante della psicosi e dei processi di dissociazione corpo-mente che sono materia di discussione all’interno del gruppo Trasformazioni in Analisi che coordino dal 2021.

Allegati

REGOLE E LIMITI Come aiutare i nostri figli ad apprendere le regole ed i limiti della vita reale
Dal 07/07/2025
Modulo di iscrizione

07/07/2025

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