PROCREAZIONE MEDICO ASSISTITA Diventare genitori con la P.M.A.
PROCREAZIONE MEDICO ASSISTITA (P.M.A.)
DIVENTARE GENITORI CON LA P.M.A.
Enrica Fondi
E quando un figlio non arriva?
Come è noto l’infertilità è un fenomeno in forte aumento per la popolazione mondiale che in occidente vive condizioni di sviluppo e crescita avanzata.
Le ragioni di questo fenomeno sono molte, comprendono radicali cambiamenti di stili di vita e trasformazioni sociali complesse connesse allo sviluppo e al benessere degli ultimi decenni ma anche aspetti più critici di tale sviluppo come l’ inquinamento ambientale al quale è collegato il crescente aumento della sterilità maschile e femminile.
A queste trasformazioni profonde della società contemporanea va pure ricondotta la diffusione capillare e pervasiva delle biotecnologie che nel campo della salute e cura della persona hanno rivoluzionato la medicina tradizionale, fornendo una “soluzione” sempre più efficace quando il desiderio di maternità e paternità non può realizzarsi in modo naturale.
Le tecniche della procreazione medico assistita (PMA) hanno offerto negli ultimi 30 anni la possibilità di crioconservare gli ovuli dilazionando i tempi della gravidanza e dell’età fertile , ottenere gameti maschili e femminili attraverso donazioni anonime, concepire in vitro l’ embrione e dopo accurate indagini genetiche, impiantarlo nell’utero di una donna che può essere anche biologicamente estranea ad esso.
Tutti questi straordinari sviluppi hanno avuto importanti ricadute sociali, ampliando la potenziale platea degli aspiranti genitori agli uomini e alle donne che per orientamento sessuale o scelte di vita erano da sempre esclusi da questa possibilità, come coppie omosessuali e single .
Sembra quindi che le trasformazioni culturali proprie della contemporaneità che hanno investito la famiglia tradizionale siano andate di pari passo con le possibilità offerte dalla tecnica biomedica, contribuendo senz’altro a modificare il desiderio di procreare e l’idea stessa di una famiglia esclusivamente fondata su ruoli e generi definiti e su legami di parentela biologici.
Alla luce di queste considerazioni la domanda iniziale andrebbe riformulata quindi in termini diversi:
Cosa accade quando un figlio non arriva attraverso un concepimento naturale o quando il desiderio di maternità o paternità si fa strada prescindendo dalla scelta del partner che si è compiuta o dalla condizione esistenziale vissuta?
La nostra professione sempre più frequentemente ci confronta con le diverse modalità attraverso le quali si può realizzare questo desiderio , dal momento che i sistemi globalizzati che regolano la medicina riproduttiva in Europa e nel mondo, intercettano richieste e aspettative che fino a poco tempo fa non erano forse neanche pensabili, rendendole facilmente accessibili attraverso il web ad una sempre più ampia utenza, indipendentemente dalle norme giuridiche che regolano la materia in ogni stato.
Senza entrare nel merito della complessa e dibattuta questione della cornice legislativa che regola o dovrebbe regolare in Italia , l’accesso e la scelta delle diverse possibilità di mettere al mondo un figlio, è necessario sottolineare l’importanza che norme giuridiche chiare e tendenzialmente inclusive assumono nel favorire il processo di assimilazione sociale necessario a questi significativi cambiamenti in atto intorno alla genitorialità.
Come psicoterapeuti all’ascolto di coppie o singole donne che ricorrono alle tecniche biomediche di procreazione entriamo in contatto con la sofferenza degli aspiranti genitori prodotta, sia dalla specifica condizione di sterilità o infertilità che dall’interdizione sociale e culturale che può gravare in modi più o meno espliciti sul desiderio di genitorialità.
Pensiamo per esempio al desiderio di maternità che sopraggiunge in una età avanzata della donna, alla scelta di mettere al mondo un figlio senza un partner o nel caso delle coppie lesbiche ricorrendo alla donazione di gamete maschile, alla gravidanza per altri (GPA) che riguarda prevalentemente coppie etero e omosessuali maschili.
Le problematiche psicologiche ed educative che a livello sociale investono queste sempre più diffuse forme di genitorialità richiedono un tempo di elaborazione molto più lungo per integrarsi realmente in un codice culturale condiviso, riducendo così anche il rischio del giudizio e dello stigma sociale che può pesare negativamente su chi ricorre alla PMA e in particolare sui figli nati attraverso queste pratiche.
La PMA inoltre come molte procedure mediche ad alto tasso tecnologico comporta un percorso fatto di passaggi sequenziali obbligati dagli esiti sempre incerti: la ricerca e affidamento ad una Equipe qualificata ,la scelta delle possibili modalità, i tempi delle somministrazioni farmacologiche , il numero dei cicli da affrontare; tutto ciò espone le coppie e le donne a scelte concrete, ritmi serrati che senz’altro tendono a limitare gli spazi riflessivi, esponendo maggiormente a dubbi e possibili contrasti interni.
Ciò implica la necessità di offrire agli aspiranti genitori uno spazio mentale di riflessione ed elaborazione delle problematiche psicoaffettive che si possono delineare quando si incontrano difficoltà nel progetto di filiazione e si ricorre alla procreazione assistita.
Gli aspiranti genitori prima e i genitori dopo, si confrontano con un desiderio aggiuntivo di maternità e paternità collegato agli impedimenti fisici o esistenziali che ostacolano il progetto e le pratiche mediche sembrano concretamente esprimere un eccesso di intenzioni e progettualità che nel concepimento naturale è invece più contenuto e protetto per così dire, da una certa casualità .
In quest’ottica il ricorso alle tecniche della medicina riproduttiva si configura come una sorta di lente di ingrandimento sull’insieme di pensieri , aspettative e ansie che accompagnano ogni percorso che porta a diventare genitori.
Le caratteristiche proprie delle tecniche mediche inoltre propongono delle fratture come quelle tra sessualità e procreazione, legami biologici “di sangue” e parentela, gravidanza e funzione materna che obbligano ad una riflessione sulla natura stessa delle relazioni tra genitori e figli e sulla presunta naturalità di questi processi .
Il confronto più immediato è quello con l’ adozione ma anche con tutte le varie forme di filiazione che nella storia e nelle diverse culture caratterizzano da sempre relazioni nelle quali le funzioni di cura ed educative, prescindono dall’esistenza di legami biologici e/o di parentela socialmente codificati.
Tuttavia la procreazione medico-assistita propone degli scenari complessi nei quali ad esempio: uno o entrambi i genitori non condividono legami genetici con il figlio (PMA eterologa), la madre gestazionale non coincide con la madre del bambino, anche se può eventualmente condividerne il patrimonio genetico (GPA Gravidanza per altri), oppure pur facendo parte della costellazione affettiva familiare, non assumerà una specifica funzione materna (come avviene per le coppie omosessuali maschili).
Nella nostra pratica clinica incontriamo genitori e figli che esprimono in varie forme la problematicità di questi percorsi e la sofferenza emotiva che ne può derivare soprattutto quando si tende a minimizzare o addirittura a misconoscere l’importanza delle diverse circostanze in cui è avvenuto il concepimento che costituiscono per il figlio il luogo originario della propria identità.
Nella forma più diffusa di PMA eterologa, coppie etero, lesbiche e donne single ricorrono alla donazione, in genere anonima, di gameti maschili e femminili strutturando sistemi familiari nelle quali la figura del donatore o dei donatori rimane una presenza “muta” ma pregnante di molti significati nella mente di genitori e figli.
Il “vincolo di sangue” è una rappresentazione culturale arcaica ancora molto potente per supportare il legame affettivo parentale, dal momento che sembra favorire la possibilità di un rispecchiamento “naturale “ con il figlio, influenzando positivamente il percorso identitario che porta quel padre o quella madre a sentirsi pienamente riconosciuto nel proprio ruolo.
Mentre nel caso dell’adozione l’ esistenza di un genitore biologico è un dato riconosciuto con il quale si confrontano sia il genitore adottivo che il figlio, nel caso della PMA eterologa, la mancanza di una ascendenza genetica in uno o in entrambi i genitori, può comportare vissuti di esclusione , estraneità o disparità e una conseguente difficoltà ad assumere il ruolo e la funzione di padre o madre.
Per queste implicazioni l’esistenza del donatore e/o donatrice tende ad essere marginalizzato e spesso , analogamente a quanto accadeva fino a non molti anni fa a proposito dell’adozione, le modalità del concepimento sono nascoste sia alla famiglia d’origine che al figlio stesso.
In particolare il segreto intorno alle circostanze della nascita, può contribuire a complicare lo sviluppo identitario e a creare nella mente del figlio dubbi , concezioni parziali o distorte sulla propria origine che costituiscono un fattore di rischio per lo sviluppo psichico.
L’altra faccia del segreto, del “non detto” che può sempre manifestarsi e trapelare nella comunicazione genitori-figli in forme indirette o ambigue , può essere un eccesso di spiegazioni, esponendo così il bambino a contenuti non adeguati alle sue capacità di elaborazione.
Nel caso di genitori single o omosessuali la comunicazione intorno alla nascita è favorita dalle caratteristiche della situazione che prima o poi genera nel figlio domande e comparazioni con il gruppo dei pari nei contesti sociali più allargati; c’è inoltre, la necessità evolutiva del bambino di integrare la propria esperienza mono-genitoriale o con due genitori dello stesso sesso, con l’idea, l’esistenza di legami biologici su cui pure è basata la sua origine.
Come abbiamo visto nascono meno bambini ma sono bambini sempre più desiderati e “cercati” attraverso percorsi medici, emotivamente complessi e faticosi che danno origine a diverse tipologie di nuclei familiari che più che su forme tradizionali di appartenenza biologica e sociale, sono fondate sull’esistenza di legami affettivi, sulla possibilità di assumere e svolgere funzioni materne e paterne a prescindere da ruolo, identità ed orientamento sessuale dei genitori.
In queste realtà così diversificate resta centrale la qualità delle relazioni familiari; relazioni nelle quali ogni genitore indipendentemente dal percorso compiuto, è chiamato a confrontarsi con le affinità e le diversità del proprio figlio che nel corso del suo sviluppo si mostra come individuo dotato di specifiche caratteristiche e personalità.
BIBLIOGRAFIA
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Cusk, R. (2021). Il lavoro di una vita. Torino: Einaudi.
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Nettel, G. (2020). La figlia unica. Roma: La Nuova Frontiera.
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FILMOGRAFIA
I Ragazzi stanno bene, R. Garcia L. Cholodenko, USA 2010
Mother and Child, Usa e Spagna,2009
Surrogacy Underground, R. Antinori, Italia 2023
SERIE TV
A Body that works, Netflix,2023
Our Father, Netflix, 2022
The Man with 1000 Kids, Netflix 2024
Sarò Mamma , Netflix, 2022
13/07/2025