FOBIA SCOLARE

in Dizionario AIPPI per Genitori

Fobia scolare

Francesca De Marino

 

Si parla di fobia scolare, quando bambini/e o adolescenti, per motivi irrazionali, si rifiutano di andare a scuola, opponendosi ai tentativi che i genitori, e spesso gli insegnanti, fanno per convincerli a ritornare. Il rifiuto ostinato segue un periodo di assenze ripetute, fino all’interruzione della frequenza scolastica. La fobia scolare può avere un impatto significativo, con gravi ripercussioni non solo per l’apprendimento, ma anche per lo sviluppo sociale e psichico. Quando compare la fobia scolare infatti, lo sviluppo subisce un collasso, minando il senso di continuità dell’esistenza a causa dell’enigmaticità dell’insorgenza e l’impossibilità di una rappresentazione psichica.

È una fobia concentrata sulla situazione scolastica, sul luogo o sul gruppo di coetanei che evoca angosce intollerabili, stati di terrore, ansia e paura incontrollate che possono manifestarsi con una complessa sintomatologia: pianto o resistenza al momento di andare a scuola, comportamenti opprimenti, come aggressività o rifiuto di comunicare, agiti autolesivi; disturbi del sonno, lamentele di mal di testa o di stomaco al mattino, sudorazione, tremore, difficoltà di concentrazione, mancanza di fiducia in se stessi e, nei casi più gravi, attacchi di panico.

Tali sintomi, molto difformi per intensità e caratteristiche fenomeniche, comportano una repulsione nei confronti della scuola, un bisogno di evitamento e un’inibizione ansiosa.

Ogni fobia scolastica rappresenta una caso a sé per insorgenza, durata, esito, ambiente familiare e personalità.

Può presentarsi in qualunque momento della carriera scolastica: nella prima infanzia, nel momento dell’ingresso a scuola, e nei momenti di passaggio da un ordine di scuola all’altro, durante la pubertà e in adolescenza.

Se l'ansia da separazione, la paura dell’ignoto e il bisogno di attenzione da parte dei genitori sembrano comunemente accettati per spiegare il rifiuto ansioso della scuola nella prima infanzia ( bambini tra i 5 e i 7 anni spesso preda di fantasie abbandoniche e catastrofiche), questo modello sembra insufficiente quando si manifesta in un’età compresa tra 11 e 15 anni. La fobia scolare con esordio in adolescenza infatti, può essere più complessa e difficile da trattare.

L’età dunque sembra essere un fattore di prognosi determinante: mentre le fobie scolari infantili quasi sempre si risolvono nel corso della scolarizzazione, quelle con esordio improvviso nell’adolescenza possono preludere all’entrata nel preoccupante fenomeno dei NEET (Not engaged in Education, Employ or Training), giovani inattivi tra i 15 e i 34 anni.

Negli ultimi anni la fobia scolare si è sempre più diffusa, è motivo frequente di consultazione tra gli adolescenti e rientra tra le cause di abbandono scolastico. Può anticipare un più ampio ritiro sociale in cui può svilupparsi una dipendenza dalla rete, una difesa che consente di rapportarsi al mondo, nascondendo il corpo e la propria immagine reale, in modo da ridurre i rischi di fallimento. Infatti, l’esigenza di utilizzare confini rigidi che escludono il mondo emotivo e sospendono la capacità di attribuire un significato all’esperienza, può rappresentare anche una forma rudimentale di relazione.

Se in alcuni casi si mantengono le attività extra scolastiche e il rapporto con i pari, i ragazzi più a rischio di un blocco evolutivo non stabiliscono nemmeno un contatto con la dimensione virtuale.

Il malessere incide profondamente sugli equilibri familiari. Alcuni ragazzi, inibiti nel mondo esterno, possono dimostrarsi oppositivi, esigenti e tirannici nel contesto familiare. Oppure possono essere dominati da una sintomatologia depressiva, manifestare sentimenti di profonda tristezza, autosvalutazione, vergogna, pensieri suicidari, disturbi del sonno, alterazioni delle abitudini alimentari.

Dal punto di vista evolutivo, la fobia scolare e il rifugio nella rete consentono di non cedere a un enigmatico dolore psichico che potrebbe essere inelaborabile. Si anestetizzano pensieri e sentimenti, si indebolisce il desiderio e la progettualità in una sorta di stand-by, di incubatrice psichica e/o virtuale fuori della mente del soggetto.

Se la sintomatologia non si risolve spontaneamente è necessario approfondire la dinamica per evitare che si cronicizzi e diventi irrisolvibile. Spesso bisogna affrontare un lungo percorso per acquisire consapevolezza delle proprie carenze e poter crescere emotivamente. Purtroppo in Italia non ci sono ancora disposizioni legislative che tutelino sufficientemente studenti con fobia scolare, se non qualche accenno all’interno della L.170/2010 per studenti con DSA.

Il disturbo può aver origine sia in un ambiente poco armonioso ed equilibrato, sia nella fragilità emotiva e nei conflitti inconsapevoli del singolo.

Il lavoro clinico con i pazienti rivela spesso la presenza di relazioni che inducono vergogna e imbarazzo.

Spesso si manifestano nel corso della terapia vissuti di rabbia e ostilità verso gli altri, che interferiscono con la capacità di imparare; oppure vissuti di noia e indifferenza verso il mondo che perde di interesse; altre volte si può essere bloccati in una logica competitiva, in cui il conflitto tra il sé ideale e il sé percepito non lascia spazio alla possibilità di condividere con altri l’avventura dell’esplorazione e della conoscenza. Caratteristica comune a questi pazienti è la difficoltà ad esprimere ed elaborare le proprie emozioni.

La fobia scolare non è ancora stata inserita in una precisa classificazione diagnostica. Alcuni autori preferiscono parlare di rifiuto ansioso o di paura della scuola. Può corrispondere al disturbo d’ansia generalizzato, quando, l’affronto della competitività e della valutazione, espone a esperienze di frustrazione per l’ideale perfezionistico; oppure al disturbo d’ansia di separazione, qualora prevalgano ansie abbandoniche e vissuti catastrofici nell’allontanamento da casa.

É un quadro clinico complesso, facile da descrivere ma difficile da definire, perché il ritiro scolare è solo un sintomo, una spia comportamentale che può entrare a far parte di differenti diagnosi. Tale dato sembrerebbe avallare l'ipotesi che non sia la scuola in sé, con tutte le conseguenti richieste prestazionali in ambito cognitivo ad essere fobigena, ma le implicazioni relazionali di cui la scuola è il vettore primario.

La complessità di fondo di questo sintomo, solo apparentemente banale, spiega dunque il suo incerto status nosografico. La stessa definizione di “fobia scolare” è stata oggetto di molte controversie, mai arrivate a un accordo diagnostico sull’organizzazione patologica sottostante. L’unica costante nell’eterogeneità delle situazioni di rifiuto è la gravità prognostica di un’assenza scolastica prolungata.

Se le fobie rappresentano una difesa psicologica contro la percezione di pericolo, che viene spostata in modo distorto su oggetti o situazioni apparentemente innocue, la fobia della scuola è in modo evidente una realizzazione inadeguata di questo meccanismo. L’oggetto che veicola la minaccia è chiaramente indicato, ma la natura stessa dell'oggetto designato non permette la soppressione dell'angoscia provata. Per essere evitabile, l'oggetto fobico deve essere circoscritto ma, in questo caso, nominare l'oggetto non basta, come evitare la scuola.

Soprattuto in adolescenza quando la fobia scolare si manifesta in modo più insidioso, protegge solo parzialmente da angosce invasive e costringe al perdurare della reclusione, favorendo una serie di relazioni immaginarie a scapito di quelle reali. In questi casi non considerare le ragioni della fobia rischia di liberare pericolosi processi mentali trattenuti proprio dall’immaginario e aumenta la possibilità di agiti autolesivi.

Le teorie psicoanalitiche, concordano oggi sul fatto che le fobie scolari possano scaturire da conflitti legati a precoci fasi dello sviluppo psicoaffettivo. Spesso sono associate a esperienze infantili di perdita delle figure di riferimento e di difficoltà di separazione, vissute come un crollo del Sé e delle proprie sicurezze, o a relazioni con genitori particolarmente esigenti.

In adolescenza, la fobia scolare può essere vista come una forma di difesa psicologica che l’adolescente adotta per gestire i suoi conflitti interni e le sue insicurezze, per proteggersi dall'ansia e dalla confusione che derivano dai cambiamenti fisici, psicologici e sociali che caratterizzano questo periodo di transizione. Di fronte alle trasformazioni del corpo determinate dalla pubertà, spesso accompagnate da un vissuto di stranezza inquietante, la precarietà del funzionamento mentale di alcuni adolescenti, può portare a un auto-sabotaggio della capacità di pensiero che si presenta poi sotto la maschera di una fobia scolastica. A intrecciarsi e complicare la trasformazione dell’immagine corporea, c’è il processo di separazione dalle proprie origini e la profonda revisione degli antichi legami infantili, tutti aspetti intensamente vissuti e carichi di angoscia, che mettono l’adolescente di fronte alle scelte, alla necessità di costruire un’esperienza personale per crescere, nella continua oscillazione tra il bisogno di appartenere e quello di separarsi.

La fobia scolare può essere vista come un sintomo di una pseudo-maturità, perché può nascondere l’ansia e la paura di non farcela, un'illusione di autonomia che nasconde paure e insicurezze. Invece di esprimere apertamente le loro difficoltà e le loro emozioni, questi ragazzi cercano di evitare la scuola o di mascherare la loro ansia, attraverso comportamenti difensivi, come il rifiuto di andare a scuola o le crisi di panico.I meccanismi inconsci che portano l'adolescente a cercare un evitamento della scuola e un isolamento dalla situazione che lo spaventa possono essere:

• La regressione: quando un adolescente si trova in una situazione che lo fa sentire impotente o vulnerabile, può regredire ad uno stadio più infantile, ricreando una situazione familiare e protettiva, dove si sente al sicuro.

• L'identificazione proiettiva: questo meccanismo si verifica quando l'adolescente proietta sui suoi insegnanti, compagni di classe o sull'ambiente scolastico, parti di sé che non accetta o non riesce ad elaborare. Questo può portare ad una percezione distorta dell'ambiente scolastico, che viene visto come minaccioso e ostile.

• La formazione reattiva: questo meccanismo consiste nel cercare di nascondere o negare sentimenti o desideri che l'adolescente non considera accettabili. In questo caso, la fobia scolare può essere una sorta di maschera per nascondere il desiderio di avere successo e di essere apprezzato a scuola.

• L'idealizzazione e svalutazione: questo meccanismo si verifica quando l'adolescente idealizza un oggetto o una persona, per poi svalutarlo o criticarlo. In questo caso, l'adolescente potrebbe idealizzare la scuola e l'istituzione educativa, solo per poi svalutarla e considerarla come inutile o dannosa.

In sintesi, la fobia scolare è una condizione seria che richiede attenzione e cura e può influenzare la salute mentale a lungo termine. È importante rivolgersi a un professionista esperto nella psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza, per avviare un trattamento che aiuti ad elaborare le emozioni e le paure. La comprensione e l'esplorazione del mondo interno del paziente può aiutare a ridurre la gravità delle fobie e a migliorare il funzionamento psicologico generale.

Libri consigliati

Carrère, E. (1995). La settimana bianca. Torino, Italia: Einaudi. 

De Masi F., Moriggia M., Scotti G., (2020). Quando la scuola fa paura. La fobia scolastica spiegata a genitori, docenti, psicologi e psicoterapeuti, Mimesis.

Francesca De Marino

Psicoterapeuta, Socia ordinaria AIPPI, docente di Teoria Psicoanalitica nella Scuola di Specializzazione AIPPI. Svolge attività clinica a Roma e conduce gruppi di formazione, ricerca e intervento centrati sull’uso psicoanalitico di fiabe, miti e linguaggi simbolici. È autrice di saggi pubblicati su riviste scientifiche specializzate.

FOBIA SCOLARE
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05/07/2025

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