CIUCCIO O POLLICE: funzioni della suzione non nutritiva
CIUCCIO O POLLICE:
funzioni della suzione non nutritiva
Piera Ricciardi
I bambini nascono con l’istinto della suzione e l’azione del succhiare rappresenta, fin dall’inizio della vita, il mezzo per soddisfare il bisogno primario della nutrizione raggiungendo o ripristinando, al tempo stesso, uno stato di benessere. La suzione non nutritiva, realizzata per lo più attraverso il ciuccio o il pollice della mano del bambino, assolve questa seconda funzione. In particolare sembrerebbe avere lo scopo di calmare e di tranquillizzare il bambino nei momenti più difficili. Vediamo come: all’inizio della vita il seno materno, che nutre, accoglie e conforta, è il primo rappresentante della madre e quindi è investito della funzione consolatoria e appagatrice dei bisogni del bambino. Questa funzione può essere assunta in seguito anche da oggetti sostitutivi. Succhiando il proprio dito il bambino identifica questa parte del suo corpo con il seno materno, riproducendo il contatto con esso. Il bambino in questo modo riesce ad ottenere una gratificazione in modo indipendente dal seno reale, rivolgendosi, dunque, ad un seno che è stato interiorizzato nella sua mente.
Nella letteratura psicoanalitica questo tema è stato approfondito per la prima volta da Freud nel 1905 quando dedica una riflessione approfondita alla suzione non alimentare facendo riferimento ad uno studio sul ciucciare infantile di Lindner, pediatra ungherese, che già nel 1879 evidenziava il carattere piacevole della suzione non nutritiva. Lindner aveva osservato come l’attività del ciucciare, accompagnata da una forte eccitazione, è a volte di un’intensità tale da assorbire completamente l’attenzione del neonato, mentre l’addormentarsi del bambino, a conclusione del suo ciucciare, può essere considerato come un effetto del soddisfacimento conseguito. L’istinto della suzione non alimentare si appoggia sulla più importante delle funzioni per la sopravvivenza, la nutrizione. Freud evidenzia come il soddisfacimento del bisogno di mangiare e il soddisfacimento dell’area della bocca legata alle sensazioni di piacere non sono separabili l’uno dall’altro. Il bambino, attraverso la suzione del ciuccio o del dito riproduce una situazione piacevole che ha conosciuto in precedenza succhiando il cibo. Ciucciare il dito o il ciuccio rappresenta, quindi, un soddisfacimento sostitutivo a quello derivante dal ciucciare il latte. L’abbandonarsi al succhiare ritmico e l’effetto di soddisfacimento finale di questo processo, mettono in evidenza quale sia la forza dei primi moti pulsionali nel bambino piccolo.
L’uso del ciuccio e della suzione non nutritiva nei primi anni di vita offre, dunque, diversi vantaggi, anche se può essere opportuno farvi ricorso con moderazione ed equilibrio. Il ciuccio rappresenta per il bambino uno strumento da utilizzare nei momenti di difficoltà, per consolarsi, per calmarsi, ma anche per riuscire ad addormentarsi da solo. Esso ha un forte valore simbolico, perché per il bambino rappresenta un oggetto disponibile e in grado di rievocare la presenza della madre anche in sua assenza. Possono però esserci anche degli svantaggi, quando ad esempio l’uso del ciuccio diventa un’abitudine a cui il bambino non riesce assolutamente a rinunciare, con il rischio di creare una sorta di dipendenza che si protrae troppo nel tempo.
Il ciuccio rappresenta un oggetto importante anche per i genitori, quasi uno strumento che li aiuta a gestire i momenti più difficili nella relazione con il proprio bambino, un oggetto di risoluzione dei momenti di tensione, insomma un vero e proprio alleato. Esso svolge soprattutto una funzione consolatoria, ma, pur essendo un oggetto concreto, ad un livello più profondo evoca esperienze intensamente vissute, rappresentando una zona intermedia di esperienza tra realtà interna e realtà esterna del bambino, una zona che lo psicoanalista inglese Donald Winnicott ha definito area transizionale. Da questo punto di vista, la funzione che assolve è proprio quella di consolare e di ridurre l’angoscia di separazione dalla madre, facilitando il passaggio verso una maggiore differenziazione e autonomia del bambino.
A volte il rischio, per i genitori, è quello di “delegare” troppe funzioni al ciuccio, trovando facilmente una soluzione e disimpegnandosi sul piano di una relazione più profonda con il bambino, basata, invece, su una comprensione autentica e pensata dei suoi bisogni e dei suoi desideri. Può capitare allora che il ciuccio venga usato come un “tappo” da infilare nella bocca del bimbo ogni volta che accenna ad un pianto o ad un lamento. Ma non bisogna dimenticare che i momenti di disagio hanno sempre un significato che può essere colto attraverso un ascolto e un’interazione intensa con il proprio bambino. Come ci ricorda lo psicoanalista Wilfred R. Bion il bambino piccolo trasmette sensazioni ed emozioni confuse e caotiche alla madre, che funge da presenza recettiva, contenitore emotivo. La sua funzione è, quindi, di accogliere e trasformare questi contenuti, restituendoli al bambino con una forma e con un significato. Questa modalità comunicativa è all’origine dello sviluppo dell’autoregolazione emotiva del bambino. Affinché il bambino possa crescere ed evolvere verso l’autonomia, il genitore fornisce una inevitabile dose di frustrazione, dando il via a quel processo di separazione fondamentale per la strutturazione della personalità individuale. Per questo motivo, il momento dell’abbandono del cuccio rappresenta una fase evolutiva molto importante, un vero e proprio passo verso la crescita che spesso viene a coincidere con le prime esperienze reali di separazione e con le prime spinte verso l’autonomia, come può essere il momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia. Proprio intorno ai tre anni il bambino abbandona il ciuccio, a volte spontaneamente, altre volte dietro una scelta o un’imposizione dei genitori. È importante in ogni caso un periodo di transizione e una certa gradualità per preparare il bambino a rinunciare all’uso di questo oggetto, evitando sia rimproveri o ricatti, sia di toglierlo improvvisamente e senza offrirgli alcuna spiegazione. Un modo per agevolare l’abbandono del ciuccio potrebbe essere quello di rappresentare questo avvenimento importante come un rito di passaggio. I genitori e il bambino attraverso un gesto consapevole, come quello di mettere via il ciuccio, possono così realizzare una scelta condivisa, che non sia solo di mamma e papà. Così, ad esempio, insieme si può trovare il modo di conservare il ciuccio in una scatola dei ricordi, un posto “speciale” che contiene qualcosa di molto prezioso, rimandando al bambino da una parte il senso di essere cresciuto, dall’altra di essere lui il protagonista di questa scelta così importante. Attraverso un distacco lento e condiviso dal bambino, egli può così vivere l’esperienza dell’abbandono del ciuccio come una propria conquista. Non bisogna dimenticare che in ogni caso l’abbandono del ciuccio ha a che fare con la dimensione della perdita, dunque il bambino vive un sottile senso di lutto per la scomparsa di un oggetto fondamentale, che lo ha accompagnato nei momenti più importanti per tutto questo tempo e al quale ha fatto ricorso ogni volta che si trovava a fronteggiare da solo angosce e altri momenti emotivamente intensi.
Aprile 2026
Allegati
15/05/2026