AUTISMO Segnali di ritiro autistico nella prima infanzia

in Dizionario AIPPI per Genitori

Autismo

Segnali di ritiro autistico nella prima infanzia

Suzanne Maiello

 

Il termine autismo fu introdotto dallo psichiatra infantile austro-americano Leo Kanner al fine di evidenziare le differenze significative tra la patologia autistica e le psicosi infantili. Uno studio osservativo accurato e prolungato di undici bambini autistici dell’età compresa tra i due e gli otto anni permise all’autore di presentare una descrizione dettagliata dei principali sintomi della patologia che egli raccolse nel termine di childhood autism, autismo infantile precoce (1943): assenza di contatto e di comunicazione con il mondo esterno, comportamenti dettati da un bisogno ossessivo di mantenere immutata qualunque situazione, attività ripetitive stereotipate.

Nei decenni successivi, l’esperienza clinica degli psicoanalisti pionieri del lavoro psicoterapeutico con i bambini autistici ha permesso un approfondimento significativo della comprensione degli stati inconsci e delle dinamiche emotive profonde la cui controparte comportamentale osservabile si manifesta con l’isolamento autistico (Meltzer, 1975; Tustin, 1986, 1990, 1994).

Sul versante psichiatrico viene pubblicata nel 2014 la traduzione italiana del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5) che introduce il termine cumulativo di Disturbo dello Spettro Autistico (DSA), sotto il quale vengono riassunti e sistematizzati i comportamenti che suggeriscono la diagnosi della patologia descritta anche come disturbo generalizzato dello sviluppo. Entrambe le diagnosi raccolgono una molteplicità di manifestazioni di sofferenza infantile. A volte si rivelano come contenitori tanto generici da rendere arduo il tentativo di cogliere in profondità lo stato emotivo e mentale di ogni singolo bambino. Per le famiglie, le “etichette” psichiatriche di disturbo dello spettro autistico o di disturbo generalizzato dello sviluppo sono fonte di profonda angoscia, soprattutto se il bambino è già in età prescolare o scolare. Un genitore impaurito si sentirà inevitabilmente più insicuro rispetto alle proprie funzioni, tenderà ad affidarsi più passivamente alle prescrizioni psichiatriche oppure si metterà alla ricerca di un gran numero di terapie alternative con l’illusione che, più interventi si introducono, più aumentano le possibilità di recuperare il bambino diagnosticato come rientrante nello spettro autistico.

I genitori di ogni bambino sono le figure adulte che lo conoscono meglio, fin dall’inizio della sua vita pre- e poi postnatale. Pertanto essi sono testimoni preziosi del suo sviluppo. E’ vero che la qualità e l’intensità del loro legame affettivo con il piccolo può rendere il loro sguardo meno “vedente”, ma nonostante ciò, chi si prende cura del bimbo è in grado di cogliere nel quotidiano, più precocemente di chiunque altro, alcuni segnali che possono far sorgere il dubbio di un allontanamento del bambino dalle relazioni primarie.

In seguito, si percorreranno alcuni aspetti delle prime tappe evolutive del bambino fin dalla nascita, osservando i suoi comportamenti e rilevando man mano alcuni segnali che potrebbero attirare l’attenzione degli adulti e far sorgere un primo dubbio rispetto al suo sviluppo emotivo. Importante è osservare con attenzione partecipata, ma senza allarmismi eccessivi, perché ogni bambino ha i propri tempi evolutivi. Sarà solo il perdurare di un comportamento particolare, insieme all’eventuale comparsa di altre manifestazioni legate ad una possibile involuzione, che dovrà suscitare un’attenzione più specifica. Nessun comportamento singolo è sufficiente per giustificare dubbi rispetto ad un’eventuale evoluzione verso il manifestarsi di uno stato di isolamento autistico.

Alcuni neonati che successivamente riceveranno una diagnosi di autismo non si sono attaccati al seno e non hanno succhiato attivamente come fanno solitamente i bimbi appena nati, i quali cercano intuitivamente il capezzolo e sembrano “sapere” che quello è il luogo con il quale si vogliono e si devono congiungere. Altri bimbi invece tollerano male il momento del distacco dal seno e tendono a ricercare una continuità, perché tollerano male il momento della separazione tra una poppata e l’altra, e dello svezzamento poi.

Alcuni di questi bambini piangono molto fin dalla nascita e sono difficili da consolare, altri invece dormono molto e sembrano quasi rifugiarsi nel sonno.

Già nelle prime settimane di vita, un bambino in contatto con il mondo comincia a guardarsi intorno con uno sguardo esploratore, a sorridere e rispondere al sorriso, a girare la testa quando sente voci o musica e ad esprimere i suoi stati d’animo con gridolini comunicativi e movimenti sempre più vigorosi del corpo. Alcuni bambini che in seguito avranno una diagnosi di DSA mostrano invece i primissimi segni di isolamento già nel primo anno o addirittura nei primi mesi di vita: lo sguardo può essere fisso oppure evitante e non viene attratto da ciò che circonda il bimbo, le manine tendono a non afferrare gli oggetti con curiosità e forza, sembra a volte che egli non senta e tanto meno ascolti le voci che li circondano. Non è raro che i genitori sospettino che il bambino sia sordo, ma l’esito della visita otorinolaringoiatrica non rileva alcuna anomalia sensoriale.

A volte questi bambini sono ipotonici e comunicano un senso di passività, anche a livello corporeo. Nel corso del primo anno di vita spesso non tentano attivamente di girarsi, la schiena sembra non reggere bene la posizione seduta. Spesso non gattonano, ma passano direttamente alla posizione eretta, tendendo però a camminare più tardi della media. Continuano a non essere curiosi del mondo circostante. In particolare, non puntano il ditino verso un oggetto che per un altro bimbo potrebbe essere attraente. Questo è un segnale da tener presente.

Sul piano alimentare, che ci sia stato un allattamento al seno breve o al contrario molto prolungato, un comportamento frequente dei bimbi che svilupperanno una sintomatologia autistica è il rifiuto di cibi solidi, in genere il rifiuto di mordere e di masticare. Vengono accettati soltanto cibi liquidi o frullati, sempre gli stessi. Ogni novità suscita un ulteriore rifiuto.

Un altro segnale da tener presente può essere l’assenza o la scarsità di vocalizzi, di lallazioni e balbettii durante il primo anno di vita, ossia di tutte quelle manifestazioni vocali preverbali con le quali il bambino comunica, e che rappresentano la base del linguaggio verbale. Le prime paroline e soprattutto le prime brevi frasi possono comparire in un arco di tempo molto ampio, e non necessariamente un qualche ritardo dev’essere fonte di preoccupazione. Se invece le prime paroline compaiono intorno all’anno, ma poi si perdono strada facendo, il fenomeno richiede un’attenzione maggiore.

Per quanto riguarda il controllo sfinterico, esso viene raggiunto in genere molto tardi dai bambini autistici, ma anche in questo ambito, non si può stabilire un limite temporale oggettivo per differenziare uno sviluppo normale e un ritiro autistico.

L’esperienza clinica dei maggiori esperti di psicoterapia con bambini autistici concorda sul fatto che i loro piccoli pazienti debbano essere stati dei bambini particolarmente sensibili. Essi suggeriscono che la radicalità dell’isolamento autistico possa essere proporzionale all’intollerabilità di ogni esperienza di discontinuità e di separazione, vissuti che inevitabilmente accompagnano la vita fin dal momento della nascita.

In alcuni bambini compaiono segni innegabili di isolamento autistico più tardi nel tempo, in relazione ad eventi che essi vivono come traumatici, come una nuova gravidanza della madre, la nascita di un fratellino o di una sorellina, l’inserimento al nido o alla scuola materna. Le prime uscite dall’ambiente familiare senza le figure primarie di riferimento comportano per tutti i bambini esperienze separative significative. Nel caso di un bambino che ha una buona stabilità interna, la novità, pur rappresentando una sfida emotiva importante, apre nuove prospettive di sviluppo e di esperienza affettiva, mentale e sociale. Nel caso di un bambino che ha già eretto delle chiusure difensive che lo isolano dal contesto, una separazione drastica può precipitare una reazione di ritiro ancora più profondo. Si instaura allora un circolo vizioso. Spesso sono le educatrici del nido o le maestre della scuola materna che rilevano i comportamenti di isolamento dei bambini loro affidati. E sono loro che allertano i genitori i quali, spesso in mancanza di termini di paragone, soprattutto quando si tratta del primo figlio, si mobilitano solo in seguito alla segnalazione e intraprendono, smarriti e in uno stato emotivo di comprensibile angoscia, i percorsi che potranno portare ad una diagnosi psichiatrica.

Questo breve scritto, rivolto ai genitori di bambini dalla nascita in poi, intende offrire alcuni suggerimenti che permettano loro di osservare il loro bimbo con attenzione emotiva, ma senza ansia preventiva. Un bambino che dà segni di isolamento autistico fin dalle prime settimane o dei primi mesi di vita può provocare nei genitori, e soprattutto nella madre, una sensazione di solitudine e di dolorosa assenza di reciprocità. Questa esperienza può indurla a rimanere adesivamente attaccata al bambino al fine di evitare ogni momento seppure breve di distanza psico-fisica, oppure inversamente, può indurre anche in lei un processo di crescente allontanamento emotivo che può sfociare in uno stato depressivo. Si instaura in questo modo un circolo vizioso di solitudini e di non comunicazione reciproca tra sé e il bambino (Maiello, 2013a). In situazioni simili è tanto più importante che la sofferenza condivisa della diade madre-bambino venga accolta in tempo dal partner o dalla cerchia familiare allargata.

Nel caso in cui i genitori rilevano nel loro bambino, già nel corso del primo o del secondo anno di vita, alcuni comportamenti che, collegati tra di loro, possono far pensare ad un ritiro autistico, è importante non aspettare e non affidarsi all’illusione che le cose si metteranno a posto da sole con l’andare del tempo. Una consultazione terapeutica precoce può tranquillizzarli se i loro dubbi sono ingiustificati. Invece, nel caso in cui i sospetti di un ritiro autistico vengano confermati, una psicoterapia, congiunta o individuale, a seconda della situazione, potrà prevenire un isolamento ulteriore del bambino, isolamento che, causando l’assenza di ogni esperienza comunicativa e di apprendimento, comporta inevitabilmente un ulteriore ritardo dello sviluppo emotivo e mentale.

E’ questo il motivo per il quale è cruciale un intervento psicoterapeutico precoce, non appena i sospetti di un’evoluzione autistica si confermano e che il circolo vizioso del crescente isolamento può essere non solo fermato, ma trasformato in un processo di graduale apertura o riapertura verso le relazioni umane. La ricerca internazionale INSERM (Maiello, 2013, Priori, 2013) conferma che le psicoterapie con bambini autistici sono tanto più efficaci quanto prima viene intrapreso il percorso, in un momento in cui gli effetti di un isolamento autistico prolungato possono ancora essere prevenuti.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) (Trad. it.). Milano: Cortina. (Edizione originale: 2013)

Kanner, L. (1943). Autistic disturbances of affective contact. Nervous Child, 2(3), 217–250.

Maiello, S. (2013a). Quando la comunicazione non si stabilisce: il ritiro autistico. In S. Maiello (a cura di), Gioco e linguaggio: Lo sviluppo della comunicazione, la scoperta del gioco, i segnali di disagio, il ritiro autistico (Collana per i genitori “Cento e un bambino”). Roma: Astrolabio.

Maiello, S. (2013b). La psicoterapia psicoanalitica con bambini dello spettro autistico alla verifica della ricerca internazionale INSERM – Introduzione. Richard e Piggle, 21(4), 358–362.

Meltzer, D. (1975). Esplorazioni sull’autismo: Studio psicoanalitico. Torino: Boringhieri.

Priori, M. (2013). Presupposti psicoanalitici e metodologici della ricerca INSERM. L’esperienza del gruppo italiano. Richard e Piggle, 21(4), 363–377.

Tustin, F. (1986). Barriere autistiche nei pazienti nevrotici (Trad. it.). Roma: Borla, 1990.

Tustin, F. (1990). Protezioni autistiche nei bambini e negli adulti (Trad. it.). Milano: Cortina, 1996.

Tustin, F. (1994). Il perpetuarsi di un errore. Richard e Piggle, 3(1), 4–22.

Suzanne Maiello

Sono stata tra i fondatori dell’AIPPI, l’Associazione italiana che si è ispirata alla Scuola kleiniana modello Tavistock ed è Scuola riconosciuta di formazione di psicoterapeuti psicoanalitici dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra i miei supervisori inglesi, Frances Tustin, pioniera della psicoterapia psicoanalitica dell’autismo infantile, ha profondamente segnato il mio percorso professionale. Nel 1997, mi è stato conferito, dal Psychoanalytic Center of California, il Frances Tustin Memorial Prize per il mio lavoro Prenatal Trauma and Autism.

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