APPRENDIMENTO Come si impara e cosa ostacola l'apprendimento
Apprendimento
Come si impara e cosa ostacola l'apprendimento
Lorenzo Iannotta
La parola “apprendere” viene dal latino ad-prehendere, che significa “afferrare, prendere verso di sé”. Quindi apprendere non è solo “imparare con la testa”, ma è afferrare qualcosa con tutto sé stessi, farla propria, integrarla nella mente e nella vita. Questa radice ci fa capire che l’apprendimento non è un processo solo intellettuale, ma coinvolge anche il corpo, le emozioni, le esperienze. Quando un bambino apprende davvero, non sta solo memorizzando nozioni: sta assorbendo un significato, sta cambiando, sta crescendo.
Pensare all’apprendimento in questo modo ci aiuta a ricordare che ogni bambino ha bisogno di tempo, relazioni e sicurezza emotiva per poter “prendere” davvero ciò che incontra nel mondo.
Negli ultimi anni si è parlato molto di difficoltà di apprendimento. Prima l’attenzione si è concentrata sull’ADHD (disturbo da deficit di attenzione con o senza iperattività), poi sulla diagnosi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento). Queste diagnosi hanno avuto il merito di far emergere il disagio di tanti studenti e di far capire che certi comportamenti non vanno puniti, ma compresi e supportati. Tuttavia, affidarsi solo alle etichette rischia di ridurre il problema a qualcosa di troppo semplice: si guarda solo il sintomo da eliminare, e non il significato che esso può avere nella storia del bambino. È un po’ come cercare di far sparire la febbre senza capire da cosa è causata. In realtà, le difficoltà di apprendimento possono avere tante cause diverse: disturbi del linguaggio, problemi intellettivi, malattie fisiche, deficit della vista o dell’udito, situazioni familiari difficili, disagio psicologico. È importante quindi avere uno sguardo più ampio e attento alla persona nel suo insieme.
Apprendere è una funzione della mente e del cuore
Sin dalla nascita, ogni bambino conosce il mondo e se stesso attraverso le relazioni. La qualità del legame con chi si prende cura di lui (genitori, insegnanti, adulti significativi) influenza profondamente la curiosità, la voglia di scoprire, la capacità di dare un senso a ciò che accade.
La psicoanalisi ha descritto diverse modalità di apprendimento che ci aiutano a individuare i diversi modi in cui una persona può imparare, o non riuscire a farlo. Conoscerli può permettere a genitori e insegnanti di capire meglio cosa sta succedendo al bambino o ragazzo in difficoltà.
Apprendere dall’esperienza
Questo è il modo più profondo e trasformativo di imparare. Non si tratta solo di “sapere” qualcosa, ma di cambiare dentro, di diventare una persona un po’ diversa dopo aver vissuto un’esperienza importante. Un bambino apprende davvero quando qualcosa che vive – a scuola, a casa, con gli altri – gli fa capire qualcosa di sé, degli altri o del mondo. Questo tipo di apprendimento nasce da un’emozione, da una scoperta, anche da una frustrazione o da un errore. Ed è proprio grazie a queste emozioni che la mente cresce, diventa più capace di pensare.
Ma per apprendere così, serve una mente accogliente, che non scappa davanti alla fatica, alla delusione, al non capire subito. Se un bambino si sente troppo sotto pressione, giudicato, o se ha paura di sbagliare, allora fa fatica ad ascoltare davvero l’esperienza: magari impara a memoria, ma non si trasforma, non cresce dentro. Come adulti possiamo aiutare un bambino a dare senso a ciò che vive, anche alle emozioni difficili, a tollerare la fatica senza sentirsi “sbagliato”. Perché ogni esperienza, anche frustrante, può diventare un’occasione per imparare davvero.
Apprendere “copiando”
È un meccanismo in cui il bambino "assorbe" le capacità dell’altro copiandole in modo un po’ superficiale, spesso spinto da sentimenti di invidia. Il risultato è un comportamento che imita, ma non comprende davvero. Si impara per somiglianza, non per convinzione o comprensione.
Il bambino può anche cercare di "attaccarsi" agli altri per sentirsi più sicuro, copiando l’aspetto esteriore senza capire il significato profondo. Si può notare in bambini molto fragili emotivamente, che imitano senza riuscire a gestire davvero i compiti richiesti. Il comportamento è instabile e può cambiare rapidamente.
Apprendere “raccattando”
A volte un bambino impara quasi “di nascosto”, come se rubasse ciò che apprende invece di sentirsi libero di chiederlo o riceverlo. In questi casi il bambino non chiede aiuto, non fa domande, ma osserva in silenzio, ascolta, memorizza. Sembra che apprenda da solo, ma poi ha difficoltà a usare quello che ha imparato. Magari sa le cose, ma non le dice. Ha delle capacità, ma non si sente autorizzato a mostrarle. A volte prova vergogna o senso di colpa, come se esporre ciò che sa volesse dire confessare di aver fatto qualcosa di sbagliato.
Questo modo di apprendere nasce spesso da una ferita profonda: il bambino può aver vissuto l’aiuto come qualcosa di umiliante o può aver imparato che “non si deve chiedere”. Allora impara in modo solitario e faticoso, senza il piacere di condividere o sentirsi riconosciuto.
Il compito dell’adulto, in questi casi, è creare un clima in cui il bambino si senta libero di esprimersi, senza paura di essere giudicato, e possa capire che non c’è nulla di sbagliato nel chiedere e ricevere indicazioni o nel mostrare ciò che sa.
Apprendere come un collezionista
Alcuni bambini o ragazzi imparano come se stessero collezionando figurine: raccolgono tante informazioni, le mettono in ordine, le memorizzano, ma rischiano di perdere il senso profondo di quello che stanno studiando. È un modo di apprendere preciso, ordinato, quasi perfetto, tipico dei bambini molto controllati o un po’ ossessivi. Sanno molte cose, ma non sempre le capiscono davvero o non riescono a collegarle alla vita. Il sapere diventa freddo, “meccanico”, senza emozione.
Spesso si studia così per tenere tutto sotto controllo, per sentirsi al sicuro. Non si impara per curiosità o piacere, ma per non sbagliare, per rispondere alle aspettative, per sentirsi “a posto”. Il rischio è che il bambino diventi bravo a studiare, ma non a pensare con la sua testa. Per aiutarlo, l’adulto può valorizzare le domande più che le risposte, stimolare la riflessione, dare spazio al gioco, alla scoperta, alle emozioni legate allo studio.
Apprendere seguendo fantasie bizzarre
A volte un bambino o un ragazzo può imparare in un modo che sembra distaccato dalla realtà, confuso o pieno di fantasie bizzarre. È come se si costruisse un mondo “suo”, dove tutto ha un significato speciale, diverso da quello che vedono gli altri. In questo caso si pensa che la realtà visibile non abbia valore, che conti solo ciò che è misterioso o nascosto. Si perde il contatto con la realtà e si costruisce un sapere poco utile per la vita quotidiana. È un apprendimento molto disorganizzato.
Chi apprende in questo modo può essere convinto che la verità si nasconda sempre dietro le cose, nei dettagli minimi o nei segnali misteriosi, e può trascurare le informazioni semplici, chiare, evidenti, perché le considera poco interessanti o addirittura false. A scuola, per esempio, potrebbe concentrarsi su un dettaglio insignificante di una lezione, ignorando tutto il resto, o cercare significati “segreti” anche dove non ci sono.
Questa modalità nasce spesso da una profonda sfiducia verso ciò che è evidente e condiviso ed è un tentativo di trovare sicurezza nel mondo interno, che appare più comprensibile o controllabile di quello esterno. Non si tratta di “fantasia” creativa o immaginazione sana, ma di un modo di proteggersi da qualcosa di troppo doloroso o difficile da affrontare. È importante provare a capire cosa sta cercando di comunicare quel bambino o ragazzo attraverso quel modo così particolare di pensare e imparare.
Apprendere in modo superficiale e sottomesso
Accade quando l’insegnamento viene vissuto come un’imposizione, come una forma di addestramento. Il bambino studia per obbedienza, solo per evitare punizioni o per ottenere premi, ma non impara davvero. Può ribellarsi o diventare a sua volta "tirannico" con gli altri. Quello che impara non lo trasforma, resta in superficie, solo per “fare bella figura”. Non c’è piacere, curiosità né crescita personale: è un sapere freddo, che svanisce appena manca l’adulto “controllore”.
Imparare a pensare, non solo a sapere
Nel mondo di oggi, sempre più complesso, non possiamo limitarci a insegnare tante informazioni separate. I nostri figli hanno bisogno di sviluppare la capacità di integrare ciò che apprendono, di collegare le cose tra loro, di capire il senso profondo di ciò che studiano e vivono.
La psicoanalisi, che da oltre un secolo studia la mente e le relazioni umane, ha permesso di capire che pensare e apprendere non dipendono solo dall’intelligenza, ma anche da come una persona vive le emozioni, affronta la frustrazione, elabora il dolore, riconosce i propri limiti.
Ogni bambino impara a modo suo. Alcuni hanno bisogni particolari, altri devono essere ascoltati con più attenzione. Un bambino può bloccare l’apprendimento se è troppo spaventato, se ha vissuto traumi, se sente che non può sbagliare, se percepisce che imparare è un dovere e non un desiderio. Capire questo aiuta l’adulto a sostenere davvero chi è in difficoltà, anziché giudicarlo o limitarci a un’etichetta. Le diagnosi possono aiutare, ma non devono diventare gabbie. Dobbiamo sempre ricordare di vedere la persona dietro la difficoltà, interrogarci per comprendere le sue emozioni, i suoi vissuti, i suoi sforzi. Solo così noi adulti potremo essere utili davvero a bambini e ragazzi per crescere, imparare soprattutto a diventare se stessi.
Bibliografia
Meltzer, D. & Harris, M., 1983. Il ruolo educativo della famiglia: un modello psicoanalitico dei processi di apprendimento. Trad. it. Torino: Centro Scientifico Editore, 1986.
Salzberger-Wittenberg, I., Williams Polacco, G. & Osborne, E., 1983. L’esperienza emotiva nel processo di insegnamento e di apprendimento. Trad. it. Napoli: Liguori, 1993.
Consigliato
Quagliata, E., Caccia, O., Ajello, A.M., Ongini, V. & Rossi-Doria, M., 2011. Genitori e insegnanti: la motivazione e la creatività, bambini disattenti e iperattivi, integrare gli alunni stranieri nella scuola. Roma: Astrolabio Editore.
18/07/2025