ADOZIONE tra scuola e famiglia. Un possibile incontro
Adozione tra scuola e famiglia.
Un possibile incontro
Margherita Iezzi
ADOTTARE: AD e OPTARE “Desiderare, scegliere, prendere come proprio il figlio di altri mediante adozione…Istituto giuridico che consente di formarsi una filiazione civile che sorge non già per vincolo di sangue, ma per un rapporto giuridico costituito con le forme e le condizioni stabilite dalle legge”.
Adottare un bambino implica una serie di problemi nella realtà e nella fantasia piuttosto complessi. Il bambino adottato è un bambino che nasce nella mente, nella fantasia, nei desideri dei genitori adottivi, mentre la sua storia inizia in un altro luogo, in un altro corpo-mente che forse non può, o non vuole accudirlo. L’attesa dunque non nasce nel corpo che cambia e che progredisce insieme alla mente dove il bambino comincia ad essere pensato, ma si articola in un altro percorso che è quello del rapporto della coppia con l’istituzione. È uno spazio che è sì della coppia all’interno del proprio percorso intimo di desiderio di genitorialità, ma che include anche inevitabilmente il fuori, altri contenitori, operatori, giudici, tribunale.
È una partenza più difficile e che espone al problema interno del possibile fallimento, del giudizio, del non sapere. Questo aspetto del fallimento, è uno dei punti da avere sempre presenti nella storia dei bambini adottati, anche quelle più riuscite. La futura mamma si deve confrontare con la sua impossibilità di generare e con i vissuti ad essa connessi; il bambino porterà sempre in sé un vissuto di impossibilità ad essere tenuto.
Il nuovo incontro parte da storie dolorose che si incontrano su una ferita, anche se a volte molto diversa. I nuovi genitori cercheranno dunque di restituire al bambino l’esperienza di sentirsi “figlio di” desiderato da, e il bambino darà alla coppia l’esperienza di divenire genitori, e affrontare una nuova esperienza cercata e non arrivata. In qualche modo ognuno è impegnato nel cercare di rimarginare la mancanza dell’altro. In questo compito molto difficile spesso accompagniamo i nostri piccoli pazienti con i loro genitori in un percorso non sempre agevole. Il numero di bambini adottati è aumentato negli ultimi anni e le realtà dalle quali provengono sono spesso realtà lontane, traumatiche, difficili da collocare nell’esperienza dei genitori e anche del bambino/a. Questa esperienza assume significati emotivi differenti, ma molto intensi per tutti coloro che ne sono coinvolti, non solo genitori e figli, ma anche gli operatori che a vari livelli accompagnano il percorso di conoscenza, e di vita. È necessario nel tempo riuscire a sostenere la costruzione di un percorso comune attraverso la conoscenza del bambino, delle sue esperienze e dolori pregressi e insieme dando voce anche alle difficoltà dei genitori spesso molto coinvolti nell’inserimento del figlio all’interno della nuova vita. Bisogna inoltre tenere conto anche delle preoccupazioni dei genitori circa le origini del figlio, è infatti una variabile importante anche la fatica psichica e fisica che i genitori devono sostenere nel percorso che li porterà alla conoscenza del bambino, a volte proveniente da luoghi lontani e difficilmente raggiungibili dove spesso dovranno andare più volte prima di potersi definitivamente unire al proprio figlio. Un’attesa a volte lunga e carica di dubbi, paure e ansie. Spesso intoppi burocratici diventano ostacoli che aumentano la distanza nel raggiungimento del desiderio e della conoscenza reciproca. I bambini provengono frequentemente da situazioni di grave deprivazione, hanno trascorso del tempo in istituzioni non sempre accudenti, dunque arrivano alla possibilità di essere adottati con un percorso di vita già molto complesso e doloroso. Il terreno comune dei futuri genitori e del bambino è segnato a lungo da incertezza, timore e fiducia nel contempo dell’incontro che dovrà avvenire. Da quel momento in poi la vita dei genitori e del bambino si svolgerà attraverso un processo che attraverserà vari livelli di difficoltà, frustrazione, desiderio di conoscenza e reciproco attaccamento, finalizzati a colmare quella distanza iniziale.
Le istituzioni sono coinvolte fin dall’inizio nel percorso di vita dei genitori e dei bambini adottati. Assistenti sociali, Tribunale, associazioni, accompagnano per lungo tempo il cammino della coppia e del bambino svolgendo una funzione di supporto, ma che può essere sentita a volte anche di controllo e può amplificare il senso di “diversità” rispetto alle altre famiglie. Anche la scuola rappresenta un momento molto delicato di presentazione ufficiale del bambino alla comunità dei suoi pari e che coinvolge anche la famiglia.
L’incontro con la scuola è un momento molto significativo nella crescita dei figli, ancora di più quando il bambino adottato incontra di nuovo l’istituzione, un gruppo esterno con il quale confrontarsi, di cui i genitori stessi spesso temono il giudizio a partire da quel senso di timore che almeno inizialmente accompagna l’esperienza dell’adozione. I bambini che crescono nella propria famiglia di origine costruiscono nel tempo attraverso le esperienze affettive e di vita una memoria condivisa familiare che nell’adozione deve essere ricostruita attraverso una esperienza comune che possa nel tempo permettere una integrazione tra passato e presente.
Il bambino va a scuola con il suo bisogno di essere accolto, molto spesso il luogo istituzionale è evocativo di situazioni pregresse non positive e pone già il bambino in quell’assetto difensivo che non aiuta la disposizione all’incontro con l’altro e quella curiosità necessaria per l’apprendimento. La scuola come luogo regolativo, viene spesso sentita come un posto rifiutante e rievocativo di problematiche pregresse traumatiche non elaborate. Il difficile compito dell’accoglienza, dell’inserimento e della funzione educativa del bambino adottato, proveniente spesso da realtà geografiche e culturali molto lontane, non può essere lasciato al solo insegnante esposto altrimenti a quel senso di fallimento e inadeguatezza di cui è spesso portatore anche il bambino. La sfida posta dalla scuola è che il bambino dovrà contare sulle esperienze affettive condivise con i suoi genitori o altre figure significative come base per interagire con gli altri esseri umani che fanno parte di quel mondo. Questo processo avviene a partire dalla primissima infanzia ed è certamente ostacolato e più complesso in bambini che hanno alle spalle storie di abbandono, maltrattamento e mancanza di accudimento. Spesso se la mente è sopraffatta da negatività può perdere la capacità di integrare le esperienze.
La stessa separazione dalla famiglia che avviene nel percorso scolastico può essere vissuta con un senso di abbandono e perdita, amplificato dalle esperienze precedenti.
Se il bambino non si sente sufficientemente sostenuto e compreso può sviluppare dei comportamenti difensivi (oppositività, inibizione, aggressività) che ostacoleranno il suo buon inserimento nel gruppo/scuola. Al contrario può diventare un’esperienza che favorisce la relazione se gli insegnanti e i genitori sapranno leggere insieme le comunicazioni trasmesse dal bambino. I bambini adottati hanno vissuto sia nella realtà che nel loro mondo interno un percorso non lineare nel loro sviluppo e spesso queste esperienze non riconducibili ad una memoria esplicita sono difficili da rintracciare e riunire in un discorso che abbia il significato di una storia della propria vita. A volte è difficile comprendere le loro comunicazioni, così come a volte si riscontrano livelli di notevole inibizione che comporta conseguenti difficoltà di apprendimento. È importante aiutare i genitori e gli insegnanti a comprendere che proprio quei meccanismi di difesa infantili sono molto minacciati dal processo di apprendimento, il bambino va quindi aiutato a sviluppare un senso di autostima, a non essere esposto a compiti troppo pesanti per lui e a liberarsi un po’ alla volta di paure ed angosce al fine di potersi disporre ad un apprendimento. Naturalmente vanno sempre approfondite le variabili individuali specifiche di ogni bambino e inserite anche nel suo nuovo contesto familiare e scolastico. Come vivono i genitori l’impatto del loro bambino con la scuola? Con una realtà valutativa oltre che relazionale nella quale spesso il bambino proveniente da altri luoghi, da altra lingua, da altra cultura, si trova a vivere?
Per il bambino adottato ogni difficoltà di comprensione è vissuta come la conferma di una diversità, fonte inevitabile di frustrazione che spesso è vissuta simmetricamente anche dai suoi genitori. L’ansia legata alla nuova esperienza e al bisogno di proteggere il bambino che ha già vissuto molte sofferenze, può diventare un problema ostacolante il progresso. Il bambino deprivato può proiettare sulla madre una figura materna idealizzata che cercherà di proteggerlo da ogni frustrazione impedendogli l’accesso a nuove esperienze che se affrontate gradualmente non lo renderanno più fragile, ma anzi apriranno nuove vie per il progresso. In questo senso la scuola dovrebbe porsi come terzo elemento regolativo che permetta al bambino di vivere anche lontano dal luogo familiare più protettivo senza sentirsi esposto a quel senso di perdita che spesso accompagna l’esperienza dell’ingresso in un luogo nuovo.
Riuscire a sopportare l’errore, nello specifico dell’apprendimento, tollerare di non capire è un momento importante per raggiungere un adeguato sviluppo del pensiero. I bambini che cercano in tutti i modi di evitare le frustrazioni possono arrivare anche ad un livello di chiusura ed inibizione che compromette le loro capacità di pensiero.
Anche il rapporto tra insegnanti e genitori può influire su queste variabili e sullo sviluppo emotivo del bambino. Il rapporto tra insegnanti e genitori può diventare un ricettacolo nel quale depositare emozioni indesiderate e quel senso di fallimento reciproco che accompagna le esperienze difficili, oppure se funziona adeguatamente, può essere il luogo nel quale pensare alla responsabilità e al ruolo che ognuno ha con il bambino.
Libro consigliato Genitori Adottivi , L’esperienza del bambino , gli aspetti giuridici , il padre adottivo: costruire i nuovi legami familiari. A cura di Fiamma Buranelli, Patrizia Gatti, Emanuela Quagliata ed. Astrolabio
05/07/2025