Web, internet, messenger e adolescenti: intervista a C. Mezzalama

Comunicare il rischio Web 2.0 e adolescenti: solo io, solo tu...

 

Chiara Mezzalama, psicologa, psicoterapeuta, AIPPI.


Pubblicato su Va' Pensiero n° 392

Web sociale e blog hanno soppiantato il diario? Il bisogno di raccontarsi rimane impellente, ma subisce le trasformazioni a cui il mondo e la società in generale, sono andati incontro negli ultimi anni: la comunicazione passa adesso soprattutto attraverso la Rete, luogo di incontro virtuale, spazio telematico di scambio di informazioni, che ha profondamente mutato anche la dimensione strettamente privata del raccontare di sé. Il blog ha soppiantato il diario, pur con una sostanziale differenza rispetto a quest’ultimo, rappresentata dalla possibilità di rendere accessibile il suo contenuto potenzialmente a chiunque, in una sorta di cortocircuito, tipico dell’adolescenza, tra il bisogno di guardarsi dentro e il mostrarsi agli altri. Adolescenti e web: a ciascuno il suo strumento? Gli adolescenti sono un'utenza a parte, rispetto agli adulti che usano la rete. Un'utenza diversificata anche al suo interno. Il blog è più popolare tra i liceali rispetto agli alunni della scuola media, perché presuppone un aggiornamento continuo, qualcosa da raccontare di sé e da voler condividere in maniera più strutturata rispetto ai più giovani, che usano la rete per comunicazioni estemporanee e meno approfondite. Messenger e social network: mai più soli? Accanto al blog (contrazione di web più log, web indica la Rete, log traccia, il blog è quindi una traccia lasciata nella Rete), l’equivalente telematico del diario, si sono moltiplicati gli strumenti che consentono il contatto con altri utenti della Rete in tempo reale. Messenger, per esempio, permette di rendere nota la propria presenza virtuale mentre si scrive o si naviga, lasciando così sempre aperto un canale di comunicazione con gli altri frequentatori della Rete. In tal modo, pur nel chiuso della propria stanza, di fronte allo schermo, non ci si sente mai soli. Alle medie, l'età della scoperta del mondo, i ragazzi sono confusi e difficilmente usano la Rete per cercare informazioni attendibili o per approfondimenti. C'è un approccio superficiale e Messenger è lo strumento ideale di comunicazione, perché permette di comunicare tra pari ad un livello molto più orizzontale. E Facebook? A differenza dei blog le piattaforme plurali, come Facebook o i forum, non richiedono un impegno da portare avanti, ma una partecipazione più estemporanea. Facebook, il social network più famoso del momento, mette a disposizione degli utenti una piazza virtuale in cui incontrarsi, fare gruppo sulla base di passioni o caratteristiche comuni o dell’appartenenza a scuole, palestre, luoghi di ritrovo del mondo reale. Proprio gli adolescenti sono tra i maggiori fruitori di questi nuovi sistemi di comunicazione, grazie alla possibilità offerta dalla Rete di confrontarsi con gli altri, restando però al riparo da un contatto diretto, vissuto come troppo pericoloso. Il grande assente è proprio il corpo, oggetto di tante preoccupazioni da parte dei ragazzi, che rimane nascosto nella solitudine della propria stanza. Ma il corpo è in rete. Il settimanale Newsweek ha osservato la migrazione su Facebook del fenomeno dei blog pro-anoressia: gruppi e profili che dichiarano di voler fornire supporto psicologico e solidarietà a chi vive questo problema. È possibile? Nel caso dei blog pro - anoressia (o pro - bulimia), c'è spesso una mitizzazione del disturbo del comportamento alimentare che sta dietro. Si stabilisce una sorta di solidarietà tra chi vive questi comportamenti e la Rete; invece di offrire un’alternativa, tende a rafforzare le motivazioni di chi scrive, anche attraverso l’esibizione delle proprie sofferenze. Fornire supporto psicologico attraverso Internet è difficile, visto che alla base della relazione d’aiuto deve esserci una relazione di scambio con l'altro. Ciò che passa nella relazione, non può passare attraverso lo schermo. Lo schermo filtra l’immagine che si dà di sé, dietro lo schermo può nascondersi chiunque, si può mostrare soltanto ciò che si vuole mostrare, le parti di sé che sono sotto il proprio controllo. Le relazioni, invece, sono sottoposte all'incognita dell'altro; a maggior ragione, in un rapporto di tipo terapeutico dove è fondamentale la relazione che si stabilisce tra il paziente ed il suo terapeuta. Poi, va tenuto presente che alcuni aspetti tipici dell'adolescenza in Rete sono rafforzati. Cosa intende? Ad esempio, la presunzione di essere totalmente indipendenti dal resto del mondo. In Rete, viene a mancare l'impatto con la realtà, che è fondamentale nel delimitare i confini. La Rete offre una possibilità nuova di creare contatti con altri, di dialogare con persone di ogni età, genere e appartenenza. Si può anche giocare con la propria identità, nascondendosi dietro un nickname, fingendo di essere un altro, in attesa di trovare la propria voce, la propria identità. Eppure, viene da domandarsi se questo modo di comunicare non sia in realtà una forma di auto-esclusione dalla vita reale, dalle relazioni con gli altri, che comportano necessariamente la presenza del corpo, della mente e delle emozioni. Tenersi a distanza può essere un modo di non affrontare il rischio che il confronto con l’altro sempre comporta, un tentativo di allontanare la paura della propria fragilità o inadeguatezza, e che può diventare, nelle situazioni più estreme, una forma di alienazione da sé e dal mondo circostante. Web sociale, ma il corpo resta chiuso in quella stanza? Mi viene in mente il fenomeno degli hikikomori che dilaga in Giappone: giovani, prevalentemente maschi, che rifiutano la società e la vita pubblica, si chiudono in casa e usano internet come unico mezzo di comunicazione con l'esterno. È una conseguenza estrema di questo possibile allontanamento dalla realtà; la negazione della realtà ha conseguenze gravi: un'incapacità nel mondo reale, diventa una forza nel mondo virtuale. Spesso i blog di adolescenti sono espressione di disagi individuali, mentre sembra mancare completamente la dimensione collettiva. Non ci sono luoghi virtuali in cui emerga la spinta per un impegno civile nella società. Mancano i blog dei grandi ideali, non ci si preoccupa più di valori collettivi (eppure parliamo degli adolescenti). Ci si aggrega per condividere filmati, non per costruire “un mondo migliore”... Il sesso questo grande protagonista... Oggi, è normale filmarsi nella vita sessuale, caricare e scaricare i video in rete, condividere le immagini con il gruppo o con la classe. Però attenzione: in questi casi, si tratta di una sessualità che viene scissa dai sentimenti e dalle emozioni, il corpo viene vissuto come altro da sé, senza valutare le conseguenze che un uso del corpo come oggetto sessuale può comportare sulla crescita e nelle relazioni affettive. I ragazzi spesso, non sanno distinguere il limite tra sessualità e pornografia. La droga questa grande assente... Manca completamente uno spazio di confronto, condivisione ed informazione sulle droghe che pure sono estremamente diffuse tra gli adolescenti. Oggi la droga è presente, la scelta è diversificata rispetto al passato. Non si trovano tuttavia, esperienze in prima persona sulle conseguenze e i danni legati all'uso o all'abuso di sostanze stupefacenti. I ragazzi non sanno minimamente a quali rischi vanno incontro sul piano della salute fisica e psichica a breve e a lungo termine. Sembra ancora un argomento tabù di cui non si vuol parlare. 27 maggio 2009

01/06/2009

Centri Clinici AIPPI

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