Sono diventata mamma e non è come pensavo, di Silvia Cimino

Sono diventata mamma e non è come pensavo

 

di Silvia Cimino


Pensavo che alla nascita di mio figlio sarei stato tanto felice e invece tutto è così diverso… Nel periodo del post-partum molte mamme possono sentirsi tristi e piangere spesso a causa dei cambiamenti psicologici, fisiologici ed ormonali che provocano una maggiore labilità dell’umore. Scoppi di pianto improvvisi si possono presentare nei giorni immediatamente successivi al parto e tendono in breve tempo a diminuire di intensità e di durata. Si tratta di un lieve disturbo emozionale di cui soffrono più della metà delle mamme nei giorni successivi al parto e che, in genere, persiste durante il primo mese di vita del bambino. Come mai? Dal punto di vista psicologico, il cambiamento della propria immagine corporea, l’eventuale mancata soddisfazione delle aspettative sul proprio figlio, la possibile gelosia nei confronti del bambino che è al centro delle attenzioni di tutti, il senso di inadeguatezza per come, da mamma, si riesce a prendersi cura del neonato rispetto a come lo si era immaginato, sono tutti aspetti che possono suscitare sentimenti di tristezza. Questo momento va considerato come una normale crisi di assestamento: mamma e bambino devono avere il tempo di conoscersi, infatti il bambino reale è necessariamente diverso da quello fantasticato durante la gravidanza. Ho molta paura di non farcela con un bambino così piccolo… La nascita di un bambino rappresenta un periodo molto delicato per la donna, caratterizzato sia da una perdita legata alla conclusione della gravidanza, sia da nuove competenze e funzioni che si collegano alla nascita del figlio. Questi pensieri provocano spesso vissuti di paura e di incapacità durante le fasi iniziali dell’accudimento del proprio bambino che si risolvono grazie ad una profonda ed assorbente partecipazione alle fantasie e alle esperienze del proprio figlio. E’ una caratteristica naturale, biologicamente radicata e adattiva, che comincia a formarsi negli ultimi tre mesi di gravidanza e diventa più stabile nei primi mesi di vita del bambino. Ed è proprio questa capacità materna di essere temporaneamente in grado di preoccuparsi in modo totale del proprio bambino che le permette, lentamente, di sentirsi adeguata nel suo nuovo ruolo. Perché alcune volte non sopporto il pianto di mio figlio? Nei primi mesi di vita, il pianto del bambino può essere un segnale molto difficile da comprendere. Il pianto del neonato suscita in molte mamme un allarme così grande da farle sentire terribilmente incapaci e angosciate. Può capitare che la mamma viva una sensazione di panico molto intensa di fronte al pianto del proprio bambino perché ha paura di non riuscire a calmarlo. Provare queste emozioni è normale e transitorio poiché, a causa dell’inesperienza, è difficile comprendere fin dai primi giorni il significato del pianto del bambino e trovare una soluzione per poterlo alleviare. Con il passare del tempo, le mamme imparano sempre di più a capire i motivi del pianto del proprio figlio e riescono ad attribuirgli significati differenti in relazione alle sue caratteristiche, come l’intensità e la tonalità. Come comportarsi se ci si sente tanto angosciate di fronte al proprio bambino che piange? In questa situazione, le mamme possono cercare di coinvolgere maggiormente il partner o le persone più vicine dell’ambiente familiare, per pensare insieme ai possibili motivi del pianto del bambino. La condivisione con altri può aiutare a vivere il pianto come meno angosciante e a considerarlo come un segnale di fronte al quel provare a rispondere con calma, pensando che, gradualmente, sarà possibile trovare soluzioni sempre più efficaci. Perché mi viene spesso da piangere senza motivo? E’ normale o no? Scoppi di pianto improvvisi nella mamma possono essere considerati il segnale di una depressione “fisiologica” che tende a scomparire spontaneamente durante i primi tre mesi di vita del bambino. Se le crisi di pianto tendono a persistere nel tempo e ad aumentare di intensità, potremmo trovarci di fronte ad una depressione “patologica”. Ma quando una mamma deve preoccuparsi? Se sono presenti i seguenti segnali di allarme: umore triste così intenso che non permette alla mamma di occuparsi di se stessa e delle necessità del bambino, crisi di rabbia molto forti che coinvolgono il neonato, scatti d’ira improvvisi e non controllabili nei confronti del bambino, paura di far del male al proprio figlio. Che fare? A volte le angosce delle mamme possono diventare così intense tanto da farle sentire spaventate e colpevoli. E’ importante tener presente che i sintomi di una depressione post-partum non coinvolgono soltanto la tristezza, ma la donna può sentirsi perseguitata dal proprio bambino e viverlo come un intruso che le rovina la vita. A volte può esserci la fantasia che il figlio sia colpevole di far sentire male la mamma. Questi pensieri spesso si collegano ad esperienze difficili che la mamma ha avuto nei primi anni della sua vita e che si riattivano nel rapporto con il neonato. Anche se questi vissuti non possono essere ricordati con le parole, spingono la mamma a sentirsi costantemente arrabbiata con il proprio bambino che considera la causa delle sue difficoltà attuali. Cosa si può fare? Le mamme non devono vergognarsi di avere pensieri e sentimenti molto negativi sul proprio bambino perché la maternità può far riemergere delle difficoltà sopite fino a quel momento. In questi casi è opportuno chiedere una consultazione con uno psicoterapeuta che possa aiutare la mamma e la coppia di fronte alle difficoltà che incontrano nella nuova funzione di genitori.

19/09/2012

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