Natale: magia o consumismo? di C. Mezzalama e L. Mercuri

Natale: magia o consumismo?


A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Che fine ha fatto Babbo Natale? Come preservare l’eccezionalità del regalo di Natale? Il consumismo non rischia di distruggere l’incanto del Natale? Soddisfare le richieste dei bambini o privilegiare regali educativi? Playstation e videogiochi sono davvero così diseducativi? Che fine ha fatto Babbo Natale? Il Natale, al di là della festa religiosa, ha sempre rappresentato, anche per i non credenti, un momento di attesa e di gioia. All’incanto del Presepe, si sono aggiunti nel tempo altri riti e personaggi tra il sacro e il profano, all’insegna del donare e del ricevere. Tra tutti trionfa, nell’immaginario collettivo, Babbo Natale, una sorta di papà-nonno buono che premia i bambini a seguito di una lunga attesa, che inizia con la “letterina” e si conclude con il momento tanto desiderato dell’apertura dei regali. Questa tradizione voleva servire un tempo da piccola lezione morale, “se sarai buono, riceverai dei regali”… associando un determinato comportamento ad una ricompensa. Ha ancora senso questo per i bambini di oggi, identificati con personaggi potenti e invincibili, che preferiscono la magia alla fatica del crescere, le evoluzioni repentine al tempo lento del cambiamento? Eppure la figura di Babbo Natale resiste, e il Natale conserva, nonostante tutto, la qualità di un tempo privilegiato per stare insieme, dedicarsi alla famiglia e aspettare qualcosa di buono. Per i bambini in particolare, può diventare un tempo in cui permettersi di tornare a credere nelle favole e abbandonare quell’atteggiamento di disincanto al quale vengono fin da piccoli abituati dalla società contemporanea. Come preservare l’eccezionalità del regalo di Natale? I bambini di oggi hanno tutto ciò che potrebbero desiderare: sono abituati a ricevere regali quasi quotidianamente, per placare i sensi di colpa di genitori troppo occupati, per mettere a tacere richieste assillanti o, al contrario, per fornire loro supporti educativi sempre nuovi. Il regalo ha perso la sua qualità di premio per uno sforzo fatto o per un risultato raggiunto; viene di fatto considerato, anche dagli stessi genitori, un diritto dei bambini, in maniera quasi indipendente dal loro comportamento. Il regalo ha perso le sue caratteristiche di eccezionalità e di ricompensa, così come sembra essersi persa la capacità del bambino di saper attendere e desiderare. Ogni possibilità di fantasticare nel vuoto dell’attesa viene saturata, eliminando così quello spazio potenziale da cui nasce la vera creatività. Il regalo di Natale può diventare allora un’occasione per ripristinare la funzione del desiderio come motore creativo, a partire dalla “letterina” a Babbo Natale, scritta con largo anticipo e spesso con grande impegno da parte dei bambini. A Natale dunque il bambino potrà ricevere “il” regalo, quello che ha aspettato a lungo, quello che riempirà lo spazio dell’attesa e, in quanto tale, il migliore, il più soddisfacente, proprio perché non comparso magicamente mezz’ora dopo averlo chiesto, ma che sarà stato sognato, sospirato, immaginato. Il consumismo non rischia di distruggere l’incanto del Natale? Si sente spesso dire, con tono moraleggiante, che il consumismo sfrenato dei nostri tempi rischia di compromettere il rinnovarsi dell’incanto del Natale, soprattutto a danno dei bambini. Pubblicità martellanti, sovrabbondanza di offerte commerciali creano un legame artificioso tra gli oggetti e la felicità che il loro possesso dovrebbe garantire. Il rischio è che, in questo clima di eccessi, i bambini confondano il contenuto con il contenitore, perdano cioè la capacità di trarre gioia dall’attesa, dai riti, dal valore affettivo della riunificazione familiare che costituiscono la vera essenza della magia del Natale. In realtà questo timore è in parte ingiustificato, in quanto un bambino che vive in una famiglia “sufficientemente buona”, è in grado da solo di riconoscere il valore emotivo dell’esperienza del Natale, senza farsi trarre in inganno dai messaggi fuorvianti urlati dai mezzi di comunicazione. I genitori hanno la responsabilità di preservare questa qualità emotiva del Natale, che ne costituisce la “magia”, alimentando l’attesa con i riti, coinvolgendo il bambino nella preparazione della festa, dedicandogli del tempo da passare insieme, creando occasioni di incontro con la famiglia allargata, in ultima analisi rendendo il Natale un momento speciale, da desiderare nell’immaginazione e conservare nel ricordo. Soddisfare le richieste dei bambini o privilegiare regali educativi? Se da un lato è vero che le richieste dei bambini di oggi in tema di regali, condizionate dalla tv e dalla pubblicità, non sempre rispondono alle esigenze educative dei genitori, è vero anche che disattenderle completamente significherebbe far passare ai bambini stessi un messaggio del tipo “tu sei piccolo e non sai davvero di cosa hai bisogno”. Messaggio che costituisce un attacco nei confronti di quell’autostima che il piccolo si sta faticosamente costruendo. Quel che un genitore attento può fare è tentare di indirizzare la scelta dei regali attraverso la stimolazione, nel bambino, di quella capacità di riflessione e critica che può condurlo ad una scelta più adatta alle sue reali esigenze di crescita (“pensi davvero che giocherai con un robot identico a quello che già possiedi…?”) senza però pretendere di convincerlo e senza eccessive pressioni psicologiche. Meglio assecondare una richiesta insistente ed affiancare ad un regalo visto in televisione un regalo originale, che spiazzi un po’ la mentalità conformista del bambino, specie in età scolare, e incoraggi la sua naturale curiosità nei confronti di quel che non conosce ancora. Ben vengano quindi i Pòkemon e le Winx ma accompagnati, magari, da un mappamondo che si illumina, un libro o un piccolo telescopio. Playstation e videogiochi sono davvero così diseducativi? Il mondo oggi è quello dell’elettronica, dell’informatica e della tecnologia, e in questo mondo i bambini si sentono, spesso, più a loro agio dei loro genitori. Demonizzare qualcosa che esercita un tale fascino su qualunque bambino, anche quelli molto piccoli, è, nel migliore dei casi, un’ingenuità, e nel peggiore una forzatura. I videogiochi costituiscono i maggiori rappresentanti di quella categoria di giochi che i genitori tanto più temono quanto meno conoscono, assieme ai cartoni animati. Quasi sempre la diffidenza nasce proprio da ciò che è sconosciuto, e viene alimentata dalla poca familiarità che gli adulti di oggi, cresciuti senza sapere cosa fosse un computer, conservano spesso nei confronti del mondo virtuale. Naturalmente non tutti i videogiochi sono adatti allo sviluppo armonioso di un bambino; ce ne sono di violenti e diseducativi, che andrebbero evitati, ma ce ne sono anche molti che, lungi dal compromettere questo sviluppo lo favoriscono, grazie alle loro caratteristiche di interattività che consentono al bambino di muoversi in una dimensione immaginaria e sperimentare le proprie risorse inventive, la propria fantasia, ed anche la propria abilità e destrezza nella coordinazione occhio-mano. Come per tutto ciò che riguarda da vicino i figli, è necessario che i genitori familiarizzino anche con i videogiochi, ci giochino essi stessi insieme al bambino, per poter scegliere i migliori ed evitare i peggiori, e per poter esercitare anche lì quella funzione di guida e sostegno che ai bambini non dovrebbe mai mancare. Chiara Mezzalama psicologa e psicoterapeuta membro ordinario AIPPI Laura Mercuri psicologa e psicoterapeuta Redazione della Rivista Richard e Piggle © Il Pensiero Scientifico Editore

05/12/2008

Centri Clinici AIPPI

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