Mio figlio va alla scuola dell'infanzia, di Marta Michetti (18.09.2013)

Mio figlio va alla scuola dell’Infanzia

 

di Marta Michetti

 

1.     Mio figlio ha tre anni, è già in grado di frequentare la scuola materna?

 

I bambini di tre anni, in conseguenza delle notevoli capacità acquisite, si trovano ad affrontare cambiamenti particolarmente importanti e significativi. Quasi tutti, infatti, sono molto più autosufficienti nello svolgere diverse attività: hanno acquisito il controllo degli sfinteri, sono autonomi nel mangiare, ecc.. E’ frequente però che alternino atteggiamenti da “piccoli adulti”, competenti e dotati di controllo, a momenti in cui sembrano regredire mettendo in atto comportamenti tipici di quando erano più piccoli. Il mondo sociale del bambino cresce insieme alla sua capacità di giocare con i coetanei, sia a casa che all’asilo, ma in questa fase resta ancora  necessaria la supervisione costante  di un adulto, visto che le emozioni incontrollate possono prendere rapidamente il sopravvento quando si tratta ad esempio di  condividere un gioco con altri bambini. La capacità di giocare in modo immaginativo e creativo, sia da solo che con gli altri, si accresce sempre più e sembra una caratteristica di questa età la  preferenza per i giochi simbolici e di ruolo. Migliora il modo di parlare e il vocabolario si arricchisce in modo considerevole; i bambini infatti si impegnano  notevolmente nelle conversazioni e imparano a chiedere i “perché” di tante cose. Tutti i bambini sono felici di acquisire nuove capacità ed è importante accompagnarli e incoraggiarli con pazienza, cercando di trovare il giusto equilibrio tra il garantire loro le opportunità di crescita e il non gravarli di aspettative troppo elevate che appesantirebbero il loro slancio naturale. Se il bambino non ha mai frequentato il nido, l’ingresso alla materna rappresenterà un momento di transizione molto significativo per lui e per i genitori che sono chiamati a sostenerlo in questa fase evolutiva.

 

2.     Mio figlio mi sembra un po’ preoccupato di iniziare la scuola materna

 

L’ ingresso nella scuola dell’infanzia, con l’uscita dall’ambiente protetto della famiglia e l’inserimento nel collettivo rappresenta un grande passo in avanti, un passaggio di crescita  che  porterà il bambino a fare nuove esperienze, e ad acquisire nuove, ambite capacità, ma al tempo stesso lo impegna a fare i conti con il senso della perdita nella quotidiana separazione dall’intimità della propria casa, dalla mamma, dal papà, dalla tata o dai familiari che fino a quel momento si sono occupati di lui. Per di più il bambino intuisce che questa separazione è duratura.

 

Quando un bambino ha frequentato in precedenza l’asilo nido, questo passaggio è stato già affrontato e, in genere, superato. In questo caso la perdita riguarderà l’educatrice di riferimento, i compagni e  un ambiente di gioco più intimo e comunque conosciuto e familiare.

 

 Se invece il bambino non si è mai staccato dai genitori, il momento di lasciarli può essere vissuto con il timore di non vederli mai più e di “perderli per sempre”. Se a casa è stato rimproverato, o se in casa rimane un fratellino più piccolo, il bambino può avere la sensazione che i genitori stiano cercando di liberarsi di lui e inoltre a scuola dovrà abituarsi ad essere uno dei tanti bambini con richieste e bisogni simili ai suoi, il che comporta la necessità di imparare a condividere con loro sia i giochi che l’attenzione dell’insegnante. Gestire il dolore della separazione e i cambiamenti necessari per integrarsi nel nuovo ambiente è un compito difficile che il bambino può  affrontare solo con l’aiuto di comprensione e di incoraggiamento dei genitori e  dell’insegnante.

 

3)    Ho paura che mio figlio si senta solo se sta troppo a lungo senza di me

 

Affrontare il periodo di inserimento nella scuola, specialmente se si tratta della prima vera esperienza di separazione dal proprio figlio,  è un evento di grande portata emotiva anche per i genitori, i quali possono provare il  timore di abbandonarlo disarmato in un mondo turbolento.

 

Frequenti sono inoltre le ansie riguardo alla capacità del proprio bambino di inserirsi nel gruppo dei pari, il timore che gli possa succedere qualcosa o che inizi ad ammalarsi frequentemente, ma soprattutto che la nuova transizione possa incidere negativamente sul rapporto individuale con i genitori, modificando il  comportamento del bambino a casa.

 

L’esperienza del nido in genere abitua i bambini ad affrontare in età precoce le esperienze di separazione, ma questo non è sempre vero: il fatto che il bambino provi un senso di frustrazione nel momento del distacco dai genitori è del tutto normale, ed è importante che venga riconosciuto e contenuto.

 

La gestione della separazione è un compito difficile sempre, e ad esso non si arriva mai preparati, ma l’esperienza insegna che i bambini che hanno avuto un’esperienza positiva di relazione con la mamma nella primissima infanzia, che hanno avuto con lei una relazione esclusiva, che hanno interiorizzato l’immagine sicura di una figura genitoriale in grado di prendersi cura di loro, riescono a superare meglio il passaggio alla scuola dell’infanzia.

 

3.     Come posso aiutarlo a sopportare la separazione?

 

La maggior parte delle scuole dell’infanzia propone un periodo di inserimento graduale di alcune settimane insieme ai genitori per permettere al bambino di abituarsi alle insegnanti e al nuovo ambiente. Gradualmente il genitore si assenterà per periodi di tempo sempre più lunghi, fino a che il figlio sarà in grado di rimanere l’intera giornata all’asilo. Il bambino infatti  inizialmente può sentirsi disorientato e preoccupato e non vuole staccarsi dai genitori perché non sa se e quando torneranno a prenderlo.In questa fase è importante che  i messaggi e le informazioni siano chiari e veritieri: dove vanno la mamma e il papà, perché non è possibile per lui andare con loro, chi lo accompagnerà a scuola e chi lo verrà a riprendere. Possedere queste informazioni rende il bambino più sicuro. Al contrario “fuggire” non visti mentre il proprio figlio è impegnato a giocare, rischia di turbarlo ancora di più, e la preoccupazione di controllare se la mamma o il papà compariranno o scompariranno senza preavviso, gli impedirà di concentrarsi sul gioco e interagire serenamente con le insegnanti e con il gruppo dei pari. Portare un giocattolo speciale o un oggetto della casa può, soprattutto nei primi tempi, aiutare i bimbi a sentirsi più sereni a scuola, perché questi elementi possono ricordargli la vita familiare, rappresentare un “simbolo” della mamma e del papà che li  aiuta a gestire meglio la separazione. Molti genitori sono sorpresi nel costatare che i bambini spesso sviluppano un legame speciale con un particolare insegnante, ma  questa relazione è molto frequente ed è funzionale al loro inserimento nel nuovo ambiente. I bambini hanno ancora bisogno della presenza di una figura adulta con cui avere una “relazione speciale” e a cui potersi rivolgere, e questo, anche con la condizione di doverla dividere con altri bambini, fa sentire il bambino sostenuto e contenuto.

 

4.     Come mai quando torna a casa è così nervoso?

 

Nonostante l’assenza dei genitori sia stata gestita bene nell’arco della giornata a scuola, i bambini possono scaricare la tensione esperita nel ritorno a casa, mostrandosi più o meno vivaci del solito. Potrebbero non presentare alcuna difficoltà a scuola e mostrarsi invece scontrosi e stanchi quando arrivano a casa, manifestando ai genitori tutta la tensione a cui si sono sentiti sottoposti. È molto importante che i genitori riescano a gestire questi momenti, dimostrandosi comunque accoglienti e disposti a contenere anche reazioni di forte intensità emotiva.

18/09/2013

Centri Clinici AIPPI

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