Che vergogna! di L. Iannotta

Che vergogna! di L. Iannotta


Che cos’è la vergogna? E se la paura di far brutta figura ci perseguita? Perché non si riesce a nascondere la vergogna? Adolescenza e vergogna: un legame stretto? Come aiutare i figli a vincere la vergogna?

Che cos’è la vergogna?

La parola vergogna, la cui etimologia deriva dalla radice indoeuropea kam e significa “nascondere, coprire, velare”, definisce quel profondo turbamento che proviamo quando un nostro comportamento o sentimento, che consideriamo inadeguato o sconveniente, può essere giudicato negativamente dagli altri e vorremmo perciò nasconderlo. Una delle principali manifestazioni esteriori della vergogna è il rossore, che rende visibili a tutti le nostre sensazioni di inadeguatezza. La vergogna può avere radici profonde nelle esperienze dell’infanzia ed essere strettamente collegata alle prime relazioni con i genitori oppure può essere espressione di una fase specifica della vita, come l’adolescenza, in cui si avverte più forte il bisogno di ricevere dall’esterno approvazione e riconoscimento. Le nostre azione sono comunque orientate da ciò che pensiamo e immaginiamo, una capacità che ci permette di prevedere cosa ci succederà. Così, anche una volta diventati adulti, se prevediamo che mettendoci sotto i riflettori, esponendoci agli altri, rischiamo di non essere capiti e accettati allora scattano dei sentimenti di ansia, timore e preoccupazione di fallimento. D’altra parte esporci allo sguardo e al giudizio degli altri non può che indurre un certo grado di timore e tensione che, se rimane entro livelli accettabili, stimola a spendere energie per migliorare le proprie prestazioni e ottenere risultati soddisfacenti. Questi sentimenti sono utili per regolare la distanza tra noi e gli altri e quindi hanno una funzione positiva perché ci proteggono da situazioni potenzialmente pericolose per la nostra autostima e per la nostra privacy. E se la paura di far brutta figura ci perseguita? Quando la vergogna costituisce una condizione abituale, quando diventa il sottofondo che accompagna ogni incontro, allora viene vissuta come una inevitabile spina nel fianco che può addiritturra indurre ad evitare i normali contatti sociali. La sensazione di essere sempre inadeguati, il continuo timore di perdere il controllo della situazione, l’impressione che di sicuro si andrà incontro alla derisione segnalano che la vergogna ha preso il sopravvento. Quando la vergogna diviene una sensazione dolorosa permanente, spesso accompagnata da una profonda insicurezza rispetto alle proprie e altrui aspettative, perde la funzione di protezione. La costante sensazione di non essere all’altezza delle situazioni, anche se sperimentata solo nella propria immaginazione, non permette di esporre le proprie idee in gruppo o di difendere i propri punti di vista, penalizzando di fatto la spontanea vita sociale. In questi casi sarebbe consigliabile affrontare il problema per comprenderne i motivi profondi e cercare di superarli, anche avvalendosi di un aiuto esterno. Perché non si riesce a nascondere la vergogna? In effetti è difficile mascherare le emozioni che derivano dai nostri pensieri e dalle nostre fantasie. Spesso poi ci si vergogna di vergognarsi, per cui a molti viene spontanea la reazione di nascondersi o, in altri casi, ci può essere addirittura una reazione di rabbia o di aggressività. Una causa della vergogna è il timore di non riuscire a controllare le nostre emozioni, dando agli altri la possibilità di avere accesso alla nostra intimità come ospiti non invitati. Questo ci fa sentire nudi davanti agli occhi degli altri e si crea un circolo vizioso che porta la vergogna ad autoalimentarsi. Oggi spesso si ritiene che arrossire per la vergogna sia segno di debolezza. In effetti il rossore, come la sudorazione intensa, è un segnale che mandiamo agli altri per manifestare il nostro stato di disagio e quindi “richiedere” la comprensione necessaria per superarlo. In altre parole, il rossore ha una funzione di protezione per noi stessi. Bisogna però fare attenzione a non confondere la vergogna con la riservatezza: essere riservati, provare pudore, esprime il bisogno di tutelare quegli aspetti di noi stessi, fisici o psichici, che viviamo come intimi e che desideriamo proteggere da eventuali ingerenze esterne. Adolescenza e vergogna: un legame stretto? Nell’adolescenza si è soggetti a cambiamenti corporei che, per quanto attesi e immaginati, difficilmente corrispondono alle fantasie e alle aspettative: l’adolescente si trova a vivere in un corpo che cambia e a cui bisogna adattarsi. Per questo in questa fase della vita si è particolarmente esposti alla vergogna: l’attenzione che viene rivolta a se stessi – pensiamo al tempo passato davanti allo specchio – impone un continuo confronto con ciò che si vorrebbe essere e, allo stesso tempo, con la necessità di accettare i limiti imposti dalla realtà. Il corpo veicola potenti messaggi rispetto al ‘come si è’ e al ‘come si vorrebbe essere’: spesso ne risulta in adolescenza la sensazione di non essere mai abbastanza perfetti. Ogni progresso nel riconoscimento di se stessi come persona diversa da tutti gli altri, con un proprio ruolo e una propria identità, comporta non solo l’orgoglio per la crescita ma anche la sensazione acuta di essere esposti allo sguardo e al giudizio dell’altro, al punto che proprio con l’obiettivo di superare il disagio di tali sensazioni alcuni adolescenti, soprattutto in gruppo, si comportano in modo ribelle e spudorato sicché la vergogna si trasforma nel suo contrario: la sfrontatezza. È tuttavia molto importante evitare di fraintendere questi atteggiamenti, che ostentano una sicurezza che non si possiede e denunciano invece una profonda fragilità. Come aiutare i figli a vincere la vergogna? Si cresce anche grazie alla sensazione di essere visti e giudicati dagli altri. I bambini, specie quando sono piccoli, sono molto esposti alla vergogna. Perciò è importante che gli adulti, che devono fornire le risposte necessarie a orientare il comportamento dei figli, pongano attenzione a educare e correggere senza sconfinare nell’umiliazione, che serve solo a mortificare e a indurre una bassa autostima. La pedagogia basata sul sarcasmo e l’umiliazione è utilizzata più di quanto non si pensi, anche se non stimola né la crescita né la capacità di pensare: invece di una relazione educativa si stabilisce un rapporto che porta la persona più fragile (per la sua età o per il suo ruolo) ad essere vittima o a ribellarsi. Così si insegna ai figli a nascondere i propri errori piuttosto che a lavorare per correggerli, a sottrarsi al confronto piuttosto che misurarsi con gli altri, rinforzando l’autosvalutazione, la passività, l’insincerità e il bisogno di rivalsa. Compito degli adulti dovrebbe invece essere quello di aiutare i giovani a non lasciarsi scoraggiare dagli errori che inevitabilmente si compiono nel difficile percorso verso l’autonomia. i Lorenzo Iannotta Psicologo, Psicoterapeuta Membro ordinario AIPPI Redazione della rivista Richard & Piggle © Il Pensiero Scientifico Editore

27/03/2008

Centri Clinici AIPPI

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