Aiuto, mio figlio non dorme! di Simona Falanga (20.11.2013)

Aiuto! Mio figlio non dorme!
Di Simona Falanga

 

Siamo un po' preoccupati: perchè mio figlio si sveglia spesso durante la notte? è “normale”?

 

Il sonno è, per tutti i bambini, una necessità fisiologica per ricaricarsi di energie e crescere in modo sano, ma la quantità di ore sonno cambia in base all'età: in media il neonato dorme per circa 20 ore al giorno, verso l'anno le ore diventano circa 15, dai 2 ai 4 anni circa 13, dai 5 ai 10 anni circa 11 ore e dopo i dieci anni 10 ore sono più che sufficienti.

 

Inoltre i neonati, diversamente dagli adulti, alternano fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che via via si raggruppano nel corso del primo anno portando ad un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno diurno più brevi. Nel secondo e terzo anno il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni di solito scompare.

 

Il sonno è, inoltre, composto da fasi diverse: negli adulti circa l'80% è composto da fasi di sonno profondo e solo un 20% da sonno leggero. I neonati e i bambini fino a circa 3 anni di età (tenendo sempre presente una variabilità individuale e i diversi tempi di sviluppo neurologico) hanno invece dall'80% al 50% di sonno leggero e l'alternanza delle fasi di sonno Rem e non-Rem avviene ogni 60 minuti circa. Ciò significa che i bambini nei primi 3 anni di vita attraversano ogni ora una fase di vulnerabilità (passaggio dal sonno REM a non-Rem) in cui possono risvegliarsi con maggiore facilità perchè non sanno ancora bloccare gli stimoli esterni che provocano il risveglio. Quindi è del tutto fisiologico che i bambini fino ai 3 anni di età abbiano risvegli notturni, non si tratta di disturbi del sonno ma del tempo fisiologico che i bambini richiedono perché la maturazione neurologica e l’alternanza dei cicli di sonno-veglia permetta loro di raggiungere una struttura del sonno più profonda e stabile, al pari dell’adulto.

 

 

 

Potremmo aver sbagliato qualcosa?

 

Per lo più i risvegli notturni non sono dovuti né a cattive abitudini che i genitori hanno dato né a particolari difficoltà del bambino. I bambini che, al contrario, fin dai primi mesi hanno un sonno più simile a quello dell’adulto e dormono molto precocemente tutta la notte o buona parte di essa senza risvegli sono l’eccezione, non la regola. Però, nella qualità e quantità dei risvegli possono comunque incidere non solo fattori fisiologici e neurologici ma anche la modalità dell'addormentamento e la qualità del carico emotivo con cui il bambino si avvicina al sonno. Tutti questi aspetti possono influenzare la serenità del suo dormire. Tra gli stimoli che possono provocare i risvegli nelle fasi di vulnerabilità, infatti, ci sono anche paure, ansie o altre fatiche emotive che il bambino può aver vissuto nell’arco della giornata e che si riattivano di notte facendogli richiedere la presenza rassicurante del genitore.

 

 

 

Perchè è così difficile mandarli/andare a dormire?

 

Andare a dormire è un momento affettivamente difficile per il bambino, perché costituisce una separazione dalla giornata appena vissuta e dai genitori. Al di là di alcuni disturbi fisici (coliche, eruzione dei denti, stimoli di fame, etc..) presenti per lo più nel primo anno di vita, successivamente  il sonno non costituisce solo uno stato in cui il bambino cade per stanchezza ma può diventare una questione più complessa. Lo stato di sonno diventa un “mondo” diverso da quello della veglia e il bambino può affrontare il passaggio tra questi due “mondi” con paure ed ansie proprio come il passaggio dal mondo familiare conosciuto e il mondo esterno popolato da estranei. Addormentarsi è, dunque, un momento di separazione che può rendere il bambino insicuro di ritrovare al mattino tutto il suo mondo affettivo. La separazione non riguarda solamente il bambino ma anche i genitori che spesso tornando tardi dal lavoro chiedono di vivere un tempo con il proprio figlio. Nel procrastinare, dunque, continuamente il momento di andare a letto si esprime così il loro bisogno di condivisione che però non facilita il passaggio verso il momento del sonno.

 

 

 

Come posso accompagnare il sonno del mio bambino?

 

I bambini sono abitudinari, conservatori e non amano essere colti troppo di sorpresa; di conseguenza, anche per il sonno come per ogni fase hanno bisogno di essere accompagnati ad affrontare questa esperienza di distaccarsi dal mondo conosciuto e controllato per avventurarsi nel mondo sconosciuto. In quei momenti è importante creare un'atmosfera serena e tranquilla all'interno della quale utilizzare piccole consuetudini che possano aiutare il bambino a prepararsi al momento del sonno. Con l'aiuto e la compagnia dei genitori che a turno si dedicano al bambino senza distrazioni, preceduta da una diminuzione delle attività e con abitudini di separazione tranquillizzanti che avvicinino il momento di andare a letto (lavarsi i denti, mettersi il  pigiama, raccontare una fiaba, bacio della buonanotte, peluche, etc), la fase dell'addormentamento potrà diventare un momento di vicinanza e accompagnamento che renderà il bambino sicuro per potersi abbandonare al sonno. Mantenere il più possibile un tono dolce e paziente che non colori il saluto serale di tensione e di arrabbiature permette al piccolo di non sentire la separazione come uno strappo e di addormentarsi più tranquillamente.

 

 

 

Se si risveglia e piange, cosa possiamo fare?

 

Se il bambino si sveglia e piange, forse sta comunicando una difficoltà di gestire emozioni attivate nel sonno. I bambini piccoli, spesso, hanno difficoltà a distinguere le immagini oniriche da quelle reali ed è anche possibile che elaborino durante la notte situazioni emotive intense vissute durante il giorno e che questo attivi angosce facendoli svegliare in preda alla paura. Come in ogni altra situazione che affronta durante il giorno il genitore potrà garantire la sua presenza e vicinanza per aiutarlo ed accompagnarlo a tranquillizzarsi e riaddormentarsi. I genitori, dunque, a turno potranno, se possibile, invece che portarlo nel “lettone”, far compagnia al bambino nel suo letto per poi tornare nella propria stanza e abituarlo lentamente ad una giusta distanza, al fatto che i genitori sono disponibili, che la solitudine non è abbandono.

 

 

 

Disturbi transitori o disturbi del sonno?

 

La maggior parte dei disturbi del sonno sono fenomeni transitori e legati ad eventi specifici ed emotivamente significativi: inserimento al nido, cambio della casa, nascita del fratellino, tensioni tra i genitori, etc.. a cui è importante porre attenzione e rispondere in modo accogliente, rimanendo vicino al bambino, raccontando una favola e dedicandogli più tempo durante  il giorno.

 

Nel caso in cui i disturbi persistano causando disagi nella vita del bambino e dei genitori, come nel caso di difficoltà di addormentamento, incapacità di dormire più di 2-4 ore di seguito, parasonnie (incubi frequenti, sonnambulismo, enuresi notturna), tutti indici di difficoltà e sofferenza nel bambino, può essere opportuno consultare uno specialista in psicoterapia infantile al fine di pensare insieme a ciò che sta accadendo. 

20/11/2013

Centri Clinici AIPPI

I Centri Clinici AIPPI offrono, a costi contenuti, consultazioni e percorsi psicoterapeutici ad indirizzo psicoanalitico per bambini in età pre-scolare, scolare, adolescenti con lievi o gravi difficoltà nella sfera emotiva e relazionale e per genitori che si trovano ad affrontare problematiche di coppia e/o legate al rapporto con i figli.

I Centri Clinici offrono consulenze a professionisti impegnati nel lavoro con i bambini ed adolescenti e nelle professioni di aiuto. Contatta il Centro clinico AIPPI più vicino a te (Milano, Roma, Napoli) per saperne di più e per fissare il primo colloquio.

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