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"RICHARD E PIGGLE"
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Richard e Piggle

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell'adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 2006


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Klein M. Una nota sulla depressione nello schizofrenico. Pag. 3-8

Sommario. Viene qui presentato l’intervento “Note sulla depressione nello schizofrenico” , letto da M. Klein al Congresso di Copenaghen nel luglio del 1959.

Lo scritto- inedito in italiano- è preceduto da una nota introduttiva di Anna Sabatinio Scalmati.

Nessuna  voce bibliografica


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Bonaminio V. , Di Renzo A. Giocare e sognare come potenziali esperienze complete del Sé. Senso e non-senso nel materiale clinico della relazione analitica con bambini ed adolescenti. Pag. 9-22.

Riassunto. In termini di “esperienza soggettiva” dell’individuo, la psicoanalisi dei bambini può essere visualizzata come la possibilità di creazione, nello spazio analitico, dell’area transizionale del giocare. Se consideriamo l’attività del giocare nelle sue amplificazionei metaforiche, non c’è differenza da questo punto di vista fra la psicoanbalisi dei bambini e degli adolescenti e quella degli adulti. Ma in età evolutiva il giocare ha una valenza specifica che deve essere riconosciuta nella sua peculiarità ancjhe nello spazio analitico. La possibilità di creazione dell’esperienza dell’area transizionale del giocare vale non solo per il bambino che all’inizio dell’analisi non gioca, ma anche oper il bambinio che fa dei giochi senza però essere capace di viverne l’esperienza. Simile all’area del giocare può essere considerata l’area del “sognare”. Nei bambini ioltre il gioco ha spesso la qualità del sogno. In questa prospettiva l’apporto dell’analista può essere visualizzato come un contributo alla creazione di uno spazio per “ giocare-e- sognare ”, così come di uno spazio-foglio per disegnare. E’ la creazione di questo spazio che consente che si realizzi per il bambino una esperienza completa del Sé. Usando la relazione madre-bambino come metafora, si può dire che l’analista come la madre, “sufficientemente buona”, sostiene “la situazione” perché il bambino possa fare una esperienzza completa del Sé e vivere un processo creativo di trasformazione. Il concetto di “buon sogno”, di cui nella tradizione winnicottiana parla M. Khan (1962,1972,1976), in quanto personalizzazione del  “esperienza “ del  sognare, è applicabile anche alle esperienza del giocare. In questa prospettiva, l’apporto dell’analista non sta nel dotare di senso il contenuto del gioco e/o del sogno, co-determinandone con il bambino il significato, ma nell’essere capace di tollerarne il non-senso, dal momento che ciò che è rilevante è la pèotenziale incipiente esperienza personale del Sé che il bambino sta facendo esclusivamente in termini soggettivi. Secondo gli autori nel racconto di L. Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, il sogno della protagonista è rappresentato come un viaaggio , un percorso di conoscenza, ma soprattutto è un brano di esperienza che può “ricevere  il suo pieno corso” (D. W. Winnicott,1941) : è in quanto tale, l’inaspettata e non prevista autorivelazione del vero Sé nella quale è insito l’elemento di sorpresa e di non-senso. Viceversa si può considerare il falllimento del “buon sogno” e del “buon gioco” per l’alterazione e la non costituzione della spazio del sogno e del suo processo in cui ciò che viene interrotto è proprio la potenziale esperinza incipiente personale del Sé. Diversa in questo caso è l’accezione del  “non senso” del sogno e del gioco, perché il sognare e il giocare non si organizzano in termini di esperinenz oggettiva del Sé. Attraverrso la preseentazione di quattro frammenti clinici gli autori descrivono: a) l’attività del giocare al servizio di un’aspetto del mondo interno nella seduta di una bambina di cinque anni : b) “l’esperienza del sognare” come trasformazione di un potenziale acting-out in un sogno di un adolescente di quindici anni alla ricerca della propria identità: c) e d) l’uso dello spazio analitico per giocare il trauma e “sognare il trauma” nel materiale ludico e nel materiale onirico rispettivamente di una bambina di sette anni e di un adolescente di sedici anni.

N. 19 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Ladame F. Adolescenza depressiva, patologia del narcisismo e insuccessi terapeutici. Pag. 27-40 

Riassunto. I tentativi per ristabilire la crescita degli adolescenti che hanno conosciuto una frattura nel loro sviluppo possono esitare in uno scacco terapeutico. Partendo dai casi clinici esposti, vengono analizzati i fattori rispetto ad un difetto strutturale del soggetto: l’assenza di uno “spazio intermedio”, capace di assicurare la regolazione dei movimenti di flusso e riflusso, movimenti concreti all’origine e che diverranno ulteriormente ritmi psichici proiettivi-introiettivi, senza esporre al rischio sia di svuotamento totale che di intrusione-persecuzione. I loro pattern clinici riguardano le funzioni narcisistiche pre-edipiche comprendenti o no una dominanza depressiva.

N. 9 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Chan R. A proposito del concetto di insuccesso nelle psicoterapie in adolescenza. Pag. 41-46

Riassunto. La ripresa clinica e teorica delle questioni posto da Ladame nel suo lavoro, fa discutere la nozione stessa di insuccesso e di, specificamente, l’impossibilità di valutare l’impatto reale di un’azione psicoterapeutica , anche interrotta.

Tenuto conto della gravità dei casi esaminati, si pone il problema della presentazione della cura e del setting, dei rimaneggiamenti relazionali eventuali, dell’esistenza o meno di una nevrosi che si trova così discussa.

N. 2 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Tirelli Carbone L. La consultazione con gli adolescenti. L’uso della metafora. Pag. 47-56.

Riassunto. In una Unità Sanitaria Locale si è costituito un gruppo per affrontare il compito di organizzare la fase di accoglienza di adolescenti e giovani-adulti che si rivolgevano al Servizio. Dall’inizio si è evidenziata la necessità di dare dei confini alla Consultazione distinguendola da un eventuale trattamento psicoterapeutico. Nel tempo il gruppo ha elaborato un intervento consultivo simile all ‘ Assessment. Che nel corso del lavoro viene descritto. Nell’ambito della Consultazione si stanno studiando le modalità di intervenire e le modalità di restituire all’adolescente ciò che l’esperienza dell’incontro ha prodotto. In particolare la proposizione da parte dello psicoterapeuta di “immagini-metafora” dirette all’attività ideativa, viene illustrata nelle sue implicazioni cliniche e nelle sue connessioni teoriche.

N. 25 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Nicolò Corigliano A. M. , Armellini M., Bonato F., Di Stefano A., Lipari E. Relazione reale e transfert nella tecnica analitica con gli adolescenti. Pag. 57-67.

Riassunto. Il trattamento psicoanalitico degli adolescenti pone problemi teorico-tecnici specifici , che riguardano in particolare lo sviluppo del transfert e il suo rapporto con la “relazione reale” con l’analista come  “nuovo oggetto”. Il materiale clinico presentato illustra come possa rendersi necessaria l’inclusione di aspetti della realtà nella formulazione dell’interpretazione per chè l’analista possa assolvere alla funzione differenziante che gli pertiene, e come la realtà dell’analista e quella del paziente possano configurare, unitamente ai movimenti transferali e controtransferali le qualità specifiche della relazione terapeutica.

N. 16 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Carau B., Fusacchia M.G., Grandi M. Il setting nella psicoterapia psicoanalitica dell’adolescente. Pag. 68-79.

Riassunto. Gli Autori, dopo aver brevemente esaminato il concetto di setting psicoanalitico secondo diverse teorizzazioni, ne affrontano la specificità relativamente al trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico con adolescenti, il delicato tema della “flessibilità” del setting e l’importanza da attribuire all’assetto mentale del terapeuta, che deve garantire la “rigorosità” e la continuità del processo terapeutico, sono trattati anche con l’ausilio di una breve esemplificazione clinica.

N. 28 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Algini M.L. Sulla dimensione del tempo con gli adolescenti. Pag. 80-86.

Riassunto. Il lavoro è centrato sul problema del tempo nella relazione analitica con gli adolescenti: cosa si può pensare dei ritardi, dei salti di seduta, degli agiti collegati con la seduta stessa, delle richieste di sospensioni momentanee. Attraverso alcuni flashes di una situazione clinica si evidenzia la complessità del passaggio ad un ordine temporale diverso dall’infanzia, al tempo degli adulti, complessità che tocca –ciascuno a suo modo- tutti e due i membri della coppia analitica.

N. 8 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 1, gennaio/aprile 1996

Catarci P., Lucantoni C. L’intervento terapeutico con i genitori: dalla richiesta alla motivazione. Pag.87-100.

Riassunto. Gli Autori discutono l’intervento con i genitori in psicoanalisi infantile. In particolare centrano l’attenzione su quelle situazioni in cui la patologia del bambino induce ad esprimere aspetti non riconosciuti e scissi all’interno della coppia. L’articolo considera le diverse modalità attraverso cui i genitori possono raggiungere una maggiore consapevolezza dell’impatto che la loro vita fantasmatica ha avuto e continua ad avere sul bambino.

Vengono infine analizzati gli elementi della relazione terapeutica che possono facilitare il passaggio da una richiesta centrata sul bambino ad una motivazione personale al cambiamento. 

N. 17 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Freud A. Il passato rivisitato. Pag.123-129.

Riassunto. Viene presentata, in traduzione italiana, una conferenza di Anna Freud tenuta all’istituto psicoanalitico di Chicago, in occasione del cinquantenario della sua fondazione.

Nessuna  voce bibliografica


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Sandler. A.M. Commenti sull’eredità psicoanalitica di Anna Freud. Pag. 130-144.

Riassunto. L’Autrice in questo articolo sottolinea alcuni dei contributi principali apportati da Anna Freud alla teoria e alla tecnica psicoanalitica in particolare alla psicoanalisi infantile. L’Autrice ripercorre alcune delle tappe della biografia di Anna Freud che hanno maggiormente influito sullo sviluppo del suo pensiero. 

N. 12 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Holder A. Il contributo di Anna Freud alla teoria psicoanalitica dello sviluppo. Pag.145-163.

Riassunto. Questo lavoro elabora alcune aree chiave della teoria dello sviluppo di Anna Freud collocandole nel contesto del modello strutturale di Freud e dell’influenza che esso ha avuto nei suoi primi lavori. La centralità del ruolo dell’Io e gli inizi di uno dei suoi maggiori contributi, l’elaborazione di una psicologia evolutiva psicoanalitica, vengono messi in evidenza a partire dal lavoro del 1936: L’Io e i meccanismi di difesa. L’Autore sviluppa questo tema in una esplorazione del lavoro del 1965, “Normalità e patologia nell’età infantile”, guardando a partire dallo sviluppo normale attraverso la difesa e il conflitto la regressione e i fattori evolutivi più importanti. 

N. 9  voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Bertolini R., Caccia O. Che fare se la mente non nasce? L’incontro con la bidimensionalità e l’assenza di significato nel lavoro con bambini e adolescenti psicotici. Pag.164-182.

Riassunto. In questo articolo vengono fatte alcune riflessioni sul tema della bidimensionalità e dell’assenza di significato che sono maturate nel lavoro psicoanalitico con un bambino piccolo ed un giovane adolescente, entrambi gravemente psicotici. Lo studio è basato principalmente sull’analisi dei fenomeni transferali e controtransferali osservati all’interno della stanza di consultazione. Gli Autori nelle loro osservazioni mettono a fuoco tutte quelle manifestazioni cliniche che sono caratteristiche del modo di essere e di funzionare di questi pazienti che non riescono a strutturare uno spazio interno, cioè uno spazio dove le emozioni e le fantasie possano essere generate. E’ un’esplorazione della sfera del prementale e dell’assenza di significato, un’area dell’esperienza che è dominata da impulsi corporei e da meccanismi automatici di adattamento o di fuga dalla realtà. In particolare vengono esplorate tutte quelle difficoltà che si incontrano nel tentativo di mantenere con questi pazienti un legame interpersonale sufficientemente intimo e prezioso da generare una qualche emozione e da attrarre attenzione, liberandola dalla tirannia delle sensazioni fisiche e dell’eccitazione corporea.

N. 6 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Colajanni Morral C. Dalla saga delle sirene al recupero della sensorialità. Pag. 183-200.

Riassunto. L’Autrice in questo articolo esamina le differenze tra l’attività simbolica e l’attività che, pur avendo caratteristiche simili, tuttavia non può essere considerata propriamente simbolica. Nel caso specifico l’Autrice esamina una pseudo-formazione simbolica più attinente ad una formazione mitica. Questa formazione nel caso esaminato, ha una doppia funzione: da una parte ha una valenza difensiva aggregante di parti del Self, d’altra parte ha la valenza di formazione ipodelirante. Il materiale viene elaborato a tre livelli che vanno da una minore ad una maggiore profondità: ad un primo livello si espongono ed esaminano le dinamiche osservate in due anni di lavoro terapeutico. Ad un secondo livello vengono illustrate le vicissitudini della esperienza contenitore-contenuto. Ad un terzo livello si considera, in una visione d’insieme, come il recupero della sensorialità arcaica e le fantasie inconscie ad essa inerente hanno permesso l’accesso alla formazione simbolica.

N. 27 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Del Greco E. Problemi dell’esperienza analitica nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Pag. 201-214.

Riassunto. In questo lavoro si descrivono alcune modalità per fronteggiare le angoscie in diversi momenti di maturazione nell’età infantile e nei passaggi infanzia-prima adolescenza-adolescenza. Si discute l’ipotesi che il senso di identità sia legato nell’infanzia alla concretezza del possesso e nell’adolescenza ad un senso di appartenenza collegato a modelli più  simbolico. Si cerca di evidenziare la continuità dei modelli nell’infanzia e nella prima adolescenza e come questi stessi modelli non siano più funzionali in adolescenza. La comparsa di tutti i personaggi dello scenario adolescenziale richiede la costruzione di nuovi modelli, astrazioni per fronteggiare le esperienze emotive nel senso di Bion, per rispondere alle domande poste dall’accresciuta esperienza di sé e della realtà. Si discutono inoltre alcuni problemi tecnici in relazione alle rapide oscillazioni nella prima adolescenza tra modalità difensive infantili e adolescenziali.

N. 12 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 2, maggio/agosto 1996

Stella A. L’importanza della costituzione di uno spazio potenziale nel processo di formazione della funzione simbolica: il gioco del cubo cavo. Pag. 215-231.

Riassunto. L’articolo prende le mosse da una esperienza di osservazione di una bambina ospite di un asilo nido. Da questa esperienza sono scaturite alcune riflessioni cliniche e teoriche attraverso le quali si è cercato di esplorare il rapporto tra la creazione di uno spazio potenziale e la formazione del simbolo. Al tempo stesso si è tentato un approccio integrato psicoanalitico e piagettiano per interpretare  e spiegare in un modo alternativo, rispetto ai concetti classici della psicoanalisi, ciò che accadeva durante le sedute e , più in particolare, gli aspetti dinamico-evolutivo che coinvolgevano nel setting la bambina e l’osservatore.

N. 45 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Fonagy P., Sandler A.M. Il transfert e la sua interpretazione.  Pag. 255-273.

Riassunto. In questo articolo gli Autori presentano alcune delle teorizzazioni sull’interpretazione e sul transfert nell’analisi infantile elaborate presso l’ Anna Freud Center nel corso del lavoro di ricerca degli ultimi anni. Attraverso alcune esemplificazioni cliniche tratte dal materiale proveniente dall’analisi di un bambino di sette anni vengono presentate diverse forme di manifestazione del transfert e diversi livelli di interpretazione in funzione del grado di sviluppo del bambino e delle sue capacità elaborative.

N. 7 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Mahler S. M. Il significato della ricerca evolutiva sulla prima infanzia per lo studio del processo di separazione-individuazione. Pag.278-283.

Riassunto. Il contenuto di questo articolo, inedito in italiano, corrisponde al testo della conferenza che M. Mahler presentò in occasione del primo congresso mondiale di psichiatria infantile che si svolse a Cascais in Portogallo nel 1980. L’Autrice, nell’articolo, affronta il tema dell’impatto che ha avuto l’esplosione di conoscenze sulle competenze del bambino sull’ampliamento e messa in discussione della teoria della separazione-individuazione e in particolare della teoria dell’autismo e delle simbiosi normali.

N. 9 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Stern. D. I miei incontri con M. Mahler. Pag. 284-287.

Riassunto. Daniel Stern, in questo breve articolo a carattere biografico, ripercorre in modo informale la storia dei suoi incontri personali e delle sue confrontazioni teoriche con M.Mahler rispetto alla teoria della separazione-individuazione e delle fasi di autismo e simbiosi normali.

Nessuna  voce bibliografica


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Pine F. Simbiosi e separazione-individuazione: critiche,  risposte, perfezionamenti. Pag.288-305.

Riassunto. In questo articolo l’Autore si pone l’obiettivo di riesaminare la teoria della separazione-individuazione e il concetto di simbiosi alla luce delle recenti critiche emerse dalla ricerca infantile, con l’intento di modificare il grado di estensione di questi concetti, salvaguardandone allo stesso tempo, la loro capacità esplicativa. L’Autore si propone di realizzare tale obiettivo attraverso la revisione del concetto psicoanalitico tradizionale di  fase sostituendolo con l’ipotesi di momenti di esperienza significativi ciascuno dei quali acquisterebbe particolare valore formativo in funzione del particolare momento dei sviluppo del bambino.

N. 34 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Ammanniti M. M. Mahler e D. Stern: due paradigmi clinico-evolutivi a confronto. Pag.306-314.

Riassunto. L’articolo mette a confronto i modelli clinico-evolutivi di M.Mahler e Di D. Stern. I due modelli vengono collocati all’interno del contesto psicoanalitico americano, in cui il modello della Mahler rappresenta la continuità con la tradizione psicoanalitica, mentre quello di Stern si pone in un’ area di intersezione con la ricerca infantile.  I due modelli vengono analizzati tenendo presente gli orientamenti metodologici e gli assunti teorici.

N. 27 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Petrelli D. Note in margine a “Teoria evolutiva e processo clinico” di Fred Pine. Pag.315-322.

Riassunto. Prendendo spunto dal tema del libro di Fred Pine: Teoria evolutiva e processo clinico, vengono esaminati alcuni aspetti del rapporto tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica da un lato, ricerche sullo sviluppo infantile e osservazione diretta dall’altro e vengono prese in esame alcune implicazioni del concetto di “momenti dell’esperienza” formulato da Pine.

N. 4 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Marion P. La relazione simbiotica in un caso di consultazione. Pag.323-335.

Riassunto. Nell’articolo viene affrontato e discusso il concetto di simbiosi e di psicosi simbiotica. La nozione di “fase simbiotica” introdotta da M. Mahler ha subito una revisione alla sluce delle nuove teorie dello sviluppo e della “developmental psychology” che hanno sollecitato la riflessione non solo intorno al problema dello sviluppo infantile, ma anche intorno alla clinica. L’ Autrice, attraverso l’esposizione clinica di un caso di una bambina di tre anni e due mesi visto in consultazione, riconsidera il concetto di psicosi simbiotica; rispetto all’interpretazione originaria datane da M. Mahler, che considerava la patologia in termini di regressione ad una fase precedente di sviluppo, l’accento è poso sull’aspetto della relazione inconscia che si instaura tra i due partners del rapporto. Il concetto di “identificazione parassita” ( Giannotti, De Astis) sembra utile per pensare il materiale clinico, in quanto indica una specifica difficoltà di crescita dovuta all’identificazione fatta dal bambino con le parti malate o infantili dissociate del genitore.

N. 21 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 4, numero 3,  settembre/dicembre  1996

Muratori F. La psicoterapia breve negli spasmi respiratori affettivi del bambino: una esemplificazione clinica. Pag. 336-350.

Riassunto. Dopo una revisione della letteratura sugli spasmi respiratori affettivi, l’Autore riporta i dati relativi ad una propria casistica. Vengono quindi descritte in modo analitico le cinque sedute di una bambina di tredici mesi seguita in trattamento psicoterapeutico breve condotto secondo la metodologia della Scuola di Ginevra. In particolare vengono proposte alcune considerazioni sulla prima seduta come microcosmo rivelatore della dinamica interattiva sul ruolo del pretransfert, sulla interazione sintomatica, sui temi fantasmatici prevalenti che sostengono la sintomatologia e sul ruolo di lutti non elaborati nel suo mantenimento, sulla creatività primaria del bambino anche piccolo negli scenari interattivi e infine sul ruolo del padre nella costruzione dello scenario terapeutico. Viene infine sottolineato come la psicoterapia breve può ridurre il ruolo di uno scenario proiettivo genitoriale che intralcia lo sviluppo psicologico del bambino e sostiene il sintomo psicosomatico. Essa in tal modo può svolgere un ruolo preventivo rispetto a successivi disturbi del bambino.

N. 17 voci bibliografiche

 

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