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"RICHARD E PIGGLE"
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Richard e Piggle

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell'adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 1995


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

Tustin F. Il perpetuarsi di un errore. Pag.4-22

Sommario. In questo articolo noto che gli studi osservativi della prima infanzia in diversi paesi hanno mostrato definitivamente che non esiste uno stadio infantile di autismo primario normale, di cui l’autismo patologico potrebbe essere considerato una regressione. Mostro come questo errore sia stato perpretato e perpetuato e suggerisco un’ipotesi alternativa dello sviluppo dei disturbi autistici dei bambini.

N. 46 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

Maiello S. We must outgrow theory. Il lascito di Frances Tustin. Pag. 23-27

Sommario. Ricordando la figura umana e professionale di Frances Tustin, l’autrice ripercorre la strada che ha portato la grande esperta di autismo infantile recentemente scomparsa, a ritenere che non esiste una fase di autismo primario normale e che i fenomeni autistici sono sempre patologici. L’abolizione del concetto di  “autismo primario normale “ potrebbe avere delle profonde implicazioni sul piano teorico.

Nessuna voce bibliografica


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

Laufer M. Abuso sessuale o struttura delirante? Pag. 28-40

Sommario. In questo lavoro viene descritto il trattamento di una paziente adolescente che ricordava di aver subito un abuso sessuale durante l’infanzia da parte del padre. Durante il trattamento, nella mente dell’analista, emersero diversi dubbi riguardo alla veridicità di questo ricordo. Con il progredire dell’analisi, l’analista sentiva che le risposte della paziente alle interpretazioni mostravano la presenza di una struttura delirante. Quando la paziente si rese conto che l’analista metteva in dubbio il suo ricordo e non si schierava dalla sua parte interruppe il trattamento con rabbia e rancore. La paziente rimane una giovane donna estremamente vulnerabile. La struttura delirante conteneva il bisogno sessuale della paziente di distruggere la potenza del maschio come difesa dal suo desiderio della madre edipica che, in realtà aveva abbandonato la paziente per un nuovo marito.

N. 19  voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

Carratelli T.J. , Lanza A.M. , Giannotti A. Verso un modello integrato nella comprensione dei disturbi e delle malattie psicosomatiche in età evolutiva. Pag. 41-53.

Sommario. Gli Autori, sulla base anche della lunga esperienza clinica, affrontano il problema della comprensione della patologia psicosomatica in età evolutiva prendendo in considerazione sia il modello psicoanalitico dello sviluppo dell’Io, della relazione oggettuale e del Sé, sia il contributo dell’ Infant research.

Viene sottolineato come, per la comprensione della patologia psicosomatica, soprattutto nei primi anni di vita, sia necessario far convergere il vertice genetico e psicodinamico con quello che focalizza il disturbo della relazione madre-bambino, cioè il modello evolutivo delle relazioni.

Allo scopo si fa riferimento ai concetti di regolazione da parte dell’ambiente, di autoregolazione e di mantenimento dell’omeostasi da parte del bambino, sia sul versante biologico come su quello degli affetti, nonché alla funzione dei legami identificatori primari , attraverso cui vengono veicolati sul bambino i nuclei delle fantasie egoaliene relative ad esperienze arcaiche transgenerazionali, sia individuali che centrali nella collusione della coppia genitoriale. La malattia psicosomatica viene considerata, quindi, come una struttura psichica difettosa nell’area dell’autoregolazione degli afgfetti e dell’incapsulamento degli agglomerati egoalieni, attraverso una risposta organizzata di disfunzioni corporee che ha verosimilmente origine nella prime esperienze relazionali.

La  patologia psicosomatica di un bambino, all’interno di una relazione a doppio senso con i propri genitori, suggerisce pertanto, per la sua comprensione il tener conto di più modelli teorici.

N. 31  voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

De Astis G. Pulsione aggressiva e simbolo nello sviluppo psichico infantile. Pag. 54- 62

Sommario. L’articolo traccia il ruolo che la pulsione aggressiva svolge nello sviluppo psichico dei primi anni di vita del bambino, sostenendo identificazioni che permettono la formazione del simbolo. I concetti winnicottiani  di “illusione” e “disillusione” vengono usati per evidenziare le dinamiche  che sostengono la formazione di queste primi identificazioni necessarie alla rappresentazione mentale.

Brevi flashes clinici sono usati per contrapporre modalità patologiche che, nello sviluppo infantile, possono ostacolare la formazione simbolica.

N. 7 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

De Astis G., Marion P. (a cura di) Dalla psicoterapia alla diagnosi precoce del disturbo psicotico in età evolutiva: presentazione di una ricerca. Pag. 63-79

Sommario. L’articolo presenta una ricerca sulla diagnosi precoce del disturbo psicotico, condotta presso la II Cattedra dell’Istituto di Neuropsichiatria dell’Università di Roma “La Sapienza”. La ricerca, a partire dall’esperienza psicoterapeutica con bambini autistici e psicotici condotta presso il Servizio di Psicoterapia diretto dal Prof. A. Giannotti, si è proposta di verificare in ambito diagnostico la validità delle ipotesi cliniche circa i quadri patologici e i segnali premonitori del disturbo psicotico. Finalità e impostazione della ricerca sono descritte nel lavoro.

N. 31 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 1, gennaio/aprile 1995

Lucantoni C. Catarci P. Il diseguale, percorsi di lettura. Pag. 80-87. 

Sommario. Nel lavoro vengono riproposti i diversi temi affrontati nel libro  “Il diseguale”, raccolta di articoli di Giannotti e De Astis pubblicati dal 1979 al 1989. Oggetto di particolare attenzione è il tema dell’autismo e si sottolinea il cambiamento di prospettiva introdotto dall’approccio psicoterapico a livello clinico e teorico. Vengono poi rivisitate altre concettualizzazioni degli autori sullo sviluppo infantile, sottolineando la costante dialettica tra l’aspetto della psicopatologia e quello dell’indagine sui meccanismi della crescita e del percorso evolutivo.

N. 3 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 2, gennaio/aprile 1995

Sabatini Scalmati A. Nota introduttiva. La fantasia come attività mentale primaria nelle “Controversial Discussions” del 1943. Pag.116-136 

Sommario. L’articolo : Natura e funzione della fantasia di S. Isaacs, pubblicato nel 1948 in the International Journal of Psycho-Analysis, viene presentato in versione integrale per la prima volta in Italia. Nella sua nota introduttiva Anna Sabatini Scalmati si sofferma su alcuni nodi teorici della riflessione psicoanalitca attorno a cui nel 1943 nella British Psycho-Analytical Society si accese un vivace dibattito. Sia per lo scritto della Isaacs, la cui prima stesura viene presentata alle Controversial Discussions, sia per la ricchezza delle argomentazioni che furono dibattute in quella sede, il problema della fantasia ripropone la propria centralità nello sviluppo del pensiero psicoanalitico.

Nessuna voce bibliografica


Richard e Piggle, Volume 3, numero 2, gennaio/aprile 1995

Giaconia G. Sulla fantasia inconscia oggi. Pag.181-188

Sommario. Si attribuisce alla fantasia inconscia il carattere di organizzatore della vita psichica. Sua funzione è principalmente la ricerca di causalità che comporta l’organizzazione semantica dei dati esperenziali. La memoria vi è attivamente implicata per comprendere tale organizzazione si fa ricorso alla competenza linguistica che , secondo Chomsky, si estrinseca attraverso la grammatica generativa operante tra struttura linguistica profonda-inconscia e struttura linguistica superficiale-conscia.

Nella struttura linguistica profonda agli elementi esperienziali “significanti” viene dato, in relazione al valore semantico, un ordine sintattico. Si fa l’ipotesi che il passaggio tra struttura linguistica profonda e struttura linguistica superficiale, sia regolato, come il passaggio tra conscio-preconscio-inconscio, da una censura riconoscibile nella barriera di contatto di Bion. Essa coopera alla trasformazione dei significanti in significati come a quella degli elementi beta in elementi alfa secondo la logica PsÛ D e il conseguente legame con i sentimenti. Il valore linguistico dell’esperienza necessita in origine della reverie materna, per entrare nel circuito linguistico: struttura linguistica profonda - struttura linguistica superficiale. Il passaggio PsÛ D opera la trasformazione da concreto in astratto e viceversa, sul piano relazionale da relazione narcisistica a relazione oggettuale. Attraverso il materiale clinico tratto da una seduta psicoanalitica si mostra la realizzazione della fantasia inconscia nello svolgersi della relazione transferale.

N. 26 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 2, gennaio/aprile 1995

Alvarez A. Fantasia inconscia, pensare e camminare: alcune riflessioni preliminari. Pag. 190-206

Sommario. L’articolo contiene alcune riflessioni preliminari sulla fantasia inconscia, il pensiero e la loro relazione con il camminare. Ho trattato la definizione del concetto di fantasia inconscia e suggerito che le moderne teorie della formazione del simbolo e del pensiero ne suggeriscono una estensione: possiamo aver bisogno di prestare attenzione al pensiero pre-para-semiconscio o troppo superficialmente conscio (quasi non pensiero), quanto al più letterario fantasticare inconscio. Ho dato rilievo alla attività che ne è coinvolta e all’importanza di includere concetti dinamici e la dimensione temporale. Ho suggerito che, relativamente a queste nuove idee, il movimento dei pensieri è altrettanto importante del loro contenuto.

Ho fatto riferimento a tre dei principali temi affrontati nell’articolo della Isaacs, tutti relativi alla ubiquitarietà del fantasticare inconscio.

1)      Il primo punto trattato dalla Isaacs riguarda la precocità della fantasia inconscia. Ho citato le prove presentate dalla ricerca sullo sviluppo infantile che indicano che l’attività mentale e la capacità di dare senso all’esperienza sono presenti fin dalla nascita. Ho fatto notare che  alcune ricerche provano che il bambino èmentalmente più precoce di quanto la Isaacs avese supposto.

2)      Il secondo tema trattato dalla Isaacs è relativo allo stretto coinvolgimento del fantasticare inconscio con il pensiero di realtà. Nell’articolo ho fatto presente che la teoria della formazione del simbolo della Segal è utile e necessaria per valutare quanto può essere stretta la congiunzione tra il lavoro mentale inconscio e il pensiero di realtà. Più alti sono i processi simbolici più stretta diventa la congiunzione; ci può persino essere, nei momenti creativi e almeno costruttivi, una reciproca e continua co-regolazione tra i due. Ho inoltre suggerito che la teoria della funzione alfa di Bion ci porta a capire che il pensiero di realtà non deve attendere gli sviluppi della posizione depressiva, ma che esso inizia con il primo pensiero su un pensiero e tale pensiero può essere in relazione ad un oggetto presente e non sempre, e necessariamente, ad un oggetto assente.

3)      Il terzo punto partendo dai significativi esempi clinici presentati dalla Isaacs sul contenuto delle fantasie inconscie, giunge a considerazioni relative alla forma dinamica e ai modelli temporali del fantasticare inconscio. L’enfasi è ancora una volta su ciò che è pre o para conscio piuttosto che inconscio. Ho cercato di insistere sull’uso dei verbi “fantasticare “ o “pensare “ piuttosto che sui nomi “fantasia” o “pensiero”, e ciò allo scopo di affermare la mobilità coinvolta nell’attività del pensare e del camminare. Ho esaminato l’arresto del flusso di questa dinamica in tre giovani pazienti che avevano difficoltà con la loro corporatura e la loro andatura. I due pazienti borderline avevano anche difficoltà a pensare, difficoltà che sembravano essere in parallelo con la motilità. Non avevano bisogno di modificare il contenuto della loro fantasia e dei loro pensieri, ma la forma e il modello del loro pensare.

N. 36 voci bibliografiche


Richard e Piggle, Volume 3, numero 2, gennaio/aprile 1995

Norman J. Cosa, quando e come interpretare? Conflitti nell’interpretazione. Pag.207-221

Sommario. In questo articolo l’Autore affronta alcuni dei problemi relativi all’interpretazione in psicoanalisi infantile attraverso il resoconto dell’analisi di una bambina di otto anni in cui veniva riattualizzato in modo esternamente concreto durante le sedute, un transfert primitivo basato sulla fantasia inconscia per cui l’unico luogo possibile per incontrare la madre era l’interno del corpo della madre stessa nel transfert identificato con la stanza d’analisi.

N. 11 voci bibliografiche

 

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