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Difficoltà a scuola? di Lorenzo Iannotta - 04/07/2007

Pubblicato in Yahoo!Salute

Difficoltà a scuola?
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

“Mio figlio non vuole andare più a scuola, come mi devo comportare?”
Perché lo psicologo a scuola?
Che ruolo ricopre?
Qual è il rapporto tra gli insegnanti e lo psicologo?
È presente lo psicologo nella scuola superiore?
Esiste un servizio di psicologia nelle università?

“Mio figlio non vuole andare più a scuola, come mi devo comportare?”

I motivi di un rifiuto più o meno marcato della scuola possono essere diversi e non sempre il bambino (o il ragazzo) è consapevole e sa spiegare cosa lo porta a un tale comportamento. Può allora essere utile rivolgersi a uno psicologo per capire i motivi che stanno alla base del rifiuto, che possono risiedere nei rapporti che si sono creati a scuola o avere a che fare con particolari situazioni familiari o ancora essere espressione di un disagio personale del bambino. La differenza tra lo psicologo della scuola e quello della Asl sta nel fatto che il primo si occupa per lo più di questioni che riguardano il rapporto tra bambino e apprendimento, mentre gli psicologi e i neuropsichiatri della Asl sono specializzati negli interventi diagnostici, terapeutici e/o psicoterapeutici su tutto il territorio loro affidato. Dunque può essere utile richiedere dei colloqui allo psicologo della scuola se questo servizio è presente, tenendo comunque presente che i due servizi non sono in contrapposizione tra loro: i risultati migliori si ottengono quando si riesce a creare sinergia tra scuola e Asl.

Perché lo psicologo a scuola?

Nel nostro sistema sociale la scuola rappresenta il luogo non solo dell’apprendimento ma soprattutto l’ambiente in cui ogni bambino (e ragazzo) fa esperienze, amicizie, insomma si forma e cresce. In molti paesi europei la presenza dello psicologo nei contesti educativi è già prevista; in Italia invece dal 1978, anno in cui è stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale, sono scomparsi i servizi specificamente destinati alla scuola, come le équipe psico-medico-pedagogiche molto in voga negli anni ’60. Ancora oggi ci sono vari disegni di legge ma non si è ancora arrivati a definire una legge istitutiva di questo servizio. In molte scuole si è comunque avvertito il bisogno della presenza dello psicologo per affrontare tematiche relative alla prevenzione, all’individuazione di specifici bisogni degli alunni o anche per far fronte a situazioni di disagio. Perciò esistono varie esperienze, anche in forma sperimentale, di presenza dello psicologo nelle scuole. Ormai c’è concordanza nel pensare che in un periodo di costruzione e trasformazione della personalità la possibilità di avvalersi di una figura professionale, che per sua natura è rivolta alla dimensione del benessere, può servire anche per evitare quei costi economici e sociali che derivano da mancati e tempestivi interventi preventivi.

Che ruolo ricopre?

Nell’ambito scolastico si parla di Psicologo dell’educazione e della formazione per riferirsi ad un servizio basato su un progetto di intervento teso a fornire consulenza, coordinamento e promozione del benessere per tutti i protagonisti della scuola: alunni al primo posto, ma anche genitori, insegnanti, dirigenti e altre figure che pur non appartenendo all’istituzione scolastica partecipano della vita della scuola, per esempio gli operatori della Asl. Sostanzialmente lo psicologo ha la funzione di ascoltare e promuovere comprensione e cambiamento e farsi carico degli eventuali problemi che dovessero emergere, avendo a mente che un obiettivo primario nella scuola è quello di favorire il processo di insegnamento e apprendimento.

Qual è il rapporto tra gli insegnanti e lo psicologo?

Purtroppo talvolta sfugge che la dimensione emotiva e affettiva è tra i fattori che favoriscono la crescita. Molte volte alla base di un disturbo dell’apprendimento o dell’iperattività si ritrova un disagio emotivo. Gli insegnanti possono avvalersi della consulenza dello psicologo per comprendere gli specifici bisogni di un bambino o di un gruppo classe e possono richiedere una consulenza relativa ai processi di apprendimento. C’è inoltre una legge, la 104/92, che prevede la presenza dello psicologo per elaborare il progetto educativo personalizzato per alunni diversamente abili: la direttiva non ha trovato applicazione, ma anche in questo caso l’idea era che lo psicologo dovesse fornire un supporto agli insegnanti nella loro attività.

È presente lo psicologo nella scuola superiore?

In diverse scuole secondarie esistono degli “sportelli di ascolto” dove operano psicologi o altre figure professionali; ci si può anche informare sui servizi offerti nella Asl, talvolta specificamente destinati agli adolescenti. Poi, il primo passo importante è il desiderio di parlare. In questo caso è bene cominciare a parlare con qualcuno il prima possibile, perché il tempo potrebbe giocare a sfavore.

Esiste un servizio di psicologia nelle università?

Come nella scuola primaria e secondaria in Italia non è previsto un servizio di psicologia nelle Università; tuttavia esistono varie esperienze, per esempio a Napoli, in diverse facoltà: è necessario armarsi della pazienza di ricercare nell’università o fuori.


A cura di Lorenzo Iannotta
Psicologo, Psicoterapeuta
Membro ordinario AIPPI


Rubrica a cura di Bianca Micanzi Ravagli
Membro didatta AIPPI
Redazione della rivista Richard & Piggle

© Il Pensiero Scientifico Editore

Per approfondimenti e per consultare altri argomenti visitare la categoria Psicologia e Psicoterapia in Yahoo!Salute http://salute.yahoo.it

 

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